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Tasse o sviluppo, questo è il problema 29 marzo 2012

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 27 marzo 2012

corrado-passera1.jpgSi sa, il debito pubblico ha superato la fantasmagorica cifra di 1.935 miliardi di euro. Si sa, la crisi economica non permette sconti e l’Europa ancor meno. Rigore, rigore, rigore. Questa la parola d’ordine che viene dalla Germania e che echeggia nei palazzi delle istituzioni europee. Ma non basta.

Occorre anche far quadrare le cifre e come si può porre soluzione a uscite pubbliche che lievitano senza sosta? Visto che di crescita economica si parla solamente, restano solo due le vie da percorrere: o maggior debito o maggiori tasse. E visto che di maggior debito non se ne vuole parlare, anche se è comunque inarrestabile, meglio dirottare l’opinione pubblica verso argomenti scottanti di sicuro impatto: lotta all’evasione fiscale e aumento delle tasse. O meglio, poiché esiste un’evasione fiscale dilagante, che caratterizza il nostro Paese e che ci fa perder la faccia di fronte agli altri paesi europei, che secondo gli spot televisivi del Ministero dell’Economia e delle Finanze è causa della scarsità e dell’inefficienza dei servizi pubblici attuali, è legittimo lottare senza riserve contro l’evasione. Allo stesso tempo poiché tale lotta darà effetti solamente in là nel tempo occorre oggi aumentare le tasse. E qui il cerchio si chiude. Peccato però che in questa giostra di guardie e ladri che si rincorrono, resta fuori il malloppo, ossia la crescita economica.

Il decreto salva Italia fissa per il primo ottobre l’aumento al 23% e al 12% l’ imposta sul valore aggiunto che per ora è rispettivamente al 21 e al 10. Si tratterà del secondo aumento dall’estate scorsa. Mentre è ancora incandescente la decisione di aumentare le addizionali regionali, che si farà sentire sulle retribuzioni di questo mese. La stangata non è finita. A giugno ci sarà l’effetto della reintroduzione dell’imposta sugli immobili che era stata eliminata dal governo Berlusconi. La nuova Ici, ora Imu, sarà calcolata anche sulla prima casa, con rendite catastali riviste al rialzo.

Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, al Forum della Confcommercio a Cernobbio ha sostanzialmente confermato che in autunno l’Iva aumenterà. Qual è il motivo di tanto accanimento proprio sull’iva e non su altre vie impositive? È presto detto, l’iva è l’imposta più difficile da evadere e più facile e immediata da verificare rispetto alle imposte dirette (sui redditi). Dal primo aumento il gettito aggiuntivo è stato di tutto rispetto, pari a circa 5 miliardi di euro. Ma l’ incremento dell’ imposta si traduce pressoché automaticamente in un aumento dell’ inflazione (i prezzi dei beni di prima necessità e acquistati con più frequenza sono saliti del 4,5%, fonte sempre ISTAT) che contrae i consumi. E i segnali che arrivano dall’ economia, dal rallentamento dei consumi, dalla recessione tecnica, dovrebbero dissuadere il governo dall’aumentare nuovamente le tasse e, in alcuni casi, come in quello della bolletta energetica delle famiglie, persuaderlo a rivedere il meccanismo che impone di pagare tasse su tasse. In pochi, infatti, avranno notato che l’iva nella bolletta del gas viene calcolata su di un imponibile aumentato già delle imposte.

Prima di considerare un ulteriore aumento dell’iva, che rappresenta una forma regressiva di imposizione, perché pagata da tutti in modo uniforme, indipendentemente dai redditi percepiti, il governo dovrebbe esaminare altre vie come quella della spending review, ossia della rivisitazione dei meccanismi di spesa, o quella delle dismissioni, in particolare la vendita delle quote di controllo di Poste italiane e Ferrovie dello Stato.

 

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