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L’ISLANDA HA SCONFITTO LA CRISI NEL SILENZIO DEI MEDIA 2 agosto 2012

Contro ogni previsione del FMI, della BCE e della Banca Mondiale, l’Islanda, in seguito ad una crisi finanziaria devastante, che ha causato il crollo del governo conservatore, l’elezione di un nuovo governo e la stesura di una nuova Costituzione, applicando misure opposte a quelle ritenute inevitabili dagli Organismi internazionali, è riuscita a sconfiggere la crisi e a tornare lungo un sentiero di crescita sostenibile.
Di questo miracolo economico e di questa rivoluzione politica, che ha fatto sì che il popolo islandese riaffermasse la propria sovranità, non vi è pressoché traccia sui media tradizionali e nel dibattito politico ed economico.

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Il Blog di giornalismo economico di Emanuela Melchiorre

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8 Responses to “L’ISLANDA HA SCONFITTO LA CRISI NEL SILENZIO DEI MEDIA”

  1. Sta già su rischiocalcolato Says:

    L’islanda sarebbe un modello da seguire per tutti gli altri piigs?
    Certo, va benissimo, ma c’è un piccolissimo problema.
    In islanda (che ha gli abitanti di Bari) non c’era un problema di finanza pubblica, ma solo di debito delle banche private che si erano enormemente indebitate con cittadini olandesi e inglesi, non con gli stessi islandesi.
    E’ stato facile non pagare i debiti, tanto i problemi erano degli olandesi e degli inglesi (i cui governi sono dovuti intervenire per risarcirli).Dalle mie parti questo somiglia molto ad una truffa, ma sorvoliamo su questo…
    In italia invece, il problema principale è costituito dal debito della finanza pubblica e questo debito è detenuto sempre di più dalle banche nazionali.
    E’ appena il caso di osservare che, in caso di mancato pagamento del debito da parte dello stato, le prime a fallire sarebbero proprio le banche le quali, conseguentemente, non restituirebbero più nulla ai risparmiatori, causando con ciò il tracollo di tutto il sistema economico.
    Ecco perché il “modello islandese” (un nuovo italian job) non può avere nessuna praticabilità altrove.
    Ma queste cose, sicuramente un “economista” le sa.
    O dovrebbe saperle.

  2. arnaldo Says:

    Partiamo dall’aspetto “morale”, tu parli di “truffa” perchè i cittadini olandesi e britannici non hanno riavuto indietro dalle banche islandesi quanto investito (più i cospiqui interessi promessi per attirare questi risparmiatori, se così li vogliamo chiamare) e potresti anche avere ragione, ma se i truffati, come è ovvio, sono appunto gli investitori i truffatori sono le banche private, non il governo islandese e men che meno i cittadini, non si capisce quindi in base a quale misterioso principio etico dei cittadini dovessero essere chiamati ad assumersi un debito di 18 mila euro a testa per “socializzare” le perdite di banche private le quali si guardavano bene, quando tutto andava a gonfie vele, a socializzare i profitti. se io investo in un’azienda cinese di computer e quella salta posso rifarmi su un coltivatore di riso perchè è cinese pure lui e pretendere che mi ripaghi dell’investimento?
    secondo punto, sgomberato il campo dalle questioni morali andiamo agli aspetti economici, ciò che sottolinea il video è principalmente che, contrariamente a quanto pronosticato dai soliti “esperti” e dagli organismi internazionali, (bravissimi a fare previsioni che non si avverano mai e a dare consigli disastrosi per coloro che li seguono) l’islanda rifiutando di pagare il debito non solo non è diventata “la cuba del nord” e non è finita sul lastrico, ma gode invece, a differenza di noi, di ottima salute. ancora una volta quindi le previsioni di FMI Banca Mondiali e simili associazioni (a delinquere??) promettono il paradiso a chi segue i loro diktat (e poi puntualmente avviene l’opposto) e l’inferno a chi osa deviare dalla retta via ( e anche qui toppano clamorosamente).
    Veniamo al debito italiano: quello che lei dice effettivamente è corretto, il debito pubblico e il debito bancario sono cose diverse, ma quello che non considera è che il problema è esattamente questo, il debito pubblico è stato (grazie a Ciampi) messo sul mercato privato alla city di londra.
    Lo spread e il ricatto continuo dei “mercati” che non sono come lei sembra sostenere un immane numero di piccoli risparmiatori che mettono i propri soldi nelle casse dello stato italiano, ma un ristretto numero di grandi speculatori che comprano titoli a un interesse molto alto per lucrarci, dipende esattamente da questo. ci sono diverse componenti del debito, uno che è assolutamente legittima, ossia quella dei risparmiatori, ma quella ovviamente non crea spread, mia nonna come probabilmente la sua, metteva i risparmi in BOT non certo per lucrare a breve ma per metterli al sicuro con un buon rendimento (e infatti quando è morta i suoi soldi erano ancora li, cresciuti e intatti nei decenni), dunque la possibilità di default in questo caso è virtualmente impossibile, ma quella fetta di debito assunta dalla speculazione internazionale crea altissimi interessi, destabilizza il sistema, fa schizzare lo spread a seconda dei movimenti che la speculazione decide e rischia di portare realmente quel default che, in assenza di suddetta speculazione, sarebbe impossibile.

    • Sta già su rischiocalcolato Says:

      Condivido il fatto che la responsabilità fosse principalmente delle banche.
      Però c’è anche da dire che le banche operano all’interno dello stato e secondo le sue regole.
      Se lo stato si “distrae” e non si accorge che due sue banche hanno accumulato debiti pari al 900% del pil, non mi pare che esso possa far finta di nulla e fischiettare come se la questione non lo riguardasse.
      Sono state compiute operazioni bancarie di scellerata evidenza per cui delle due l’una: o la regolamentazione in materia bancaria era straordinariamente lasca, oppure gli organi statali di controllo hanno fatto finta di non vedere il bubbone che cresceva a dismisura.
      In entrambi i casi una responsabilità dello stato islandese mi pare indubbia, se non sul piano strettamente giuridico, quanto meno su quello morale.
      Cmq, se si vuole seguire un approccio di liberismo tradizionale, effettivamente bisogna riconoscere che chi deposita i suoi soldi in banca lo fa a suo rischio e pericolo e che se la banca fallisce, non deve sperare in alcuna tutela.
      In altri termini, ben gli sta ai risparmiatori.
      Mi pare una tesi un po’ antiquata, ma condivisibile. Ma se è così, è bene che i risparmiatori siano ben informati di questo e che cioè non devono fare alcun affidamento sui controlli statali.
      E’ chiaro che i vari paesi coinvolti nella vicenda abbiano cercato di minacciare l’islanda. Non credo che l’inghilterra e l’olanda siano state molto contente di tirare fuori una paccata di soldi per salvaguardare i propri cittadini.
      E’ ovvio che avrebbero preferito che lo facesse qualcun altro.
      Di sicuro non sono diventati la cuba del nord, ma certo se dovessero avere bisogno di soldi, è inutile che provino ad accedere ai mercati finanziari, perché non riusciurebbero a trovare un soldo se non a tassi da strozzinaggio.
      Cmq la scelta degli islandesi (sebbene criticabile per certi aspetti) è assolutamente ecomiabile per altri.
      Generalmente viene considerata come una vittoriosa opposizione alle regole del mercato e al liberismo.
      In realtà è proprio il trionfo del libero mercato e del liberismo: lo stato non interviene nell’economia, non protegge e non nazionalizza nulla. Le aziende (in questo caso le banche) che non ce la fanno, falliscono e peggio per chi ne subisce le conseguenze.
      In un mondo sempre più ottusamente statalista, questa posizione degli islandesi è meritoria.
      Gentile arnaldo, mi permetta di dire che la sua visione dei mercati finanziari è molto “romantica”. Le cose, in realtà, sono parecchio più complesse.
      Ma questo non è rilevante.
      Sia come sia, il punto è uno solo: quando si è indebitati, si è in balia dei creditori.
      Sono loro che decidono che musica si suona e cosa si deve ballare.
      Se non si vuole essere alla mercè dei creditori c’è un sistema molto semplice: non indebitarsi e quindi, non spendere più di quanto si ha in cassa.
      I creditori, del resto, non sono delle orsoline in vena di beneficienza.
      Operano sui mercati finanziari per guadagnarci lautamente e purtroppo capita ce lo facciano anche imbrogliando (tipo la manipolazione del libor).
      E cmq, resta il fatto che la via islandese è impraticabile in italia, a meno che non si voglia il collasso delle banche e della finanza pubblica.

      • arnaldo Says:

        Lei dunque dice che la responsabilità morale dell’islanda è quella di non aver vigilato su quanto facessero le proprie banche, ma se questo è vero ne consegue che gli Usa e il resto d’Europa hanno responsabilità ancora maggiori.
        la crisi del debito infatti è stata innescata dalla crisi dei mutui subprime nata in america, ossia dal comportamento irresponsabile e immorale che la maggioranza delle grandi banche americane, con la complicità di quelle europee, ha messo in atto.
        Non condivido la sua convinzione sul liberismo, perchè lungi dal “liberalizzare” l’islanda giustamente ha nazionalizzato le proprie banche, e questo, unito all’avvio di un processo di democrazia autentica (non della parodia della democrazia che ormai si è imposta in tutto l’occidente) ha portato al risultato opposto, le banche islandesi rispondono allo stato che risponde, in maniera diretta e totale, ai cittadini.
        l’approccio liberista è stato quello opposto, si salvano le banche con i soldi pubblici ma poi le si lascia assolutamente libere dai vincoli governativi in base proprio a quei presupposti liberisti che lei cita e che moralmente possono essere equiparati al principio di “libera volpe in libero pollaio” ed economicamente hanno portato al maggiore disastro economico dal 29 ad oggi.
        Poi parla di finanziamento (in questo caso ritengo che lei si riferisca al debito pubblico, che non era come lei stesso ha sottolineato il problema dell’islanda, la quale aveva semplicemente delle banche private che avevano debiti privati con cittadini di varie nazioni), anche qui la questione è indicativa. Prima del 1992 nel nostro paese lo stato si finanziava con i BOT acquistati da risparmiatori, pensionati e persino giovani.
        Non si trattava di speculatori finanziari internazionali che decidono “che musica si suona e come si deve ballare” ma di cittadini che investivano i propri risparmi in quello che era il salvadanaio più sicuro. In seguito, proprio in base ai principi liberisti da lei ammirati, si è stabilito che tale sistema fosse obsoleto e che era necessario collocare nel mercato internazionale speculativo il debito pubblico. Da quel momento l’Italia si è consegnata mani e piedi alla speculazione internazionale, che ci dice appunto che musica ballare, e non è proprio una bella musica!

  3. Sta già su rischiocalcolato Says:

    Ohibò…il commento che ho lasciato ieri sera è misteriosamente scomparso (come succederà – presumo – a questo).
    Un bell’esempio di libertà di pensiero, non c’è che dire.
    E poi ci si lamenta dei media che censurerebbero le magnifiche sorti e progressive dell’islanda…

  4. arnaldo Says:

    dubito che il suo commento sia stato censurato, probabilmente non lo ha inviato correttamente, lo rimandi e vedrà che sarà pubblicato.

  5. I will also like to state that most individuals who find themselves devoid of health insurance
    are generally students, self-employed and people who are jobless.
    More than half of those uninsured are really under the age
    of Thirty-five. They do not think they are requiring health insurance because they’re young and healthy. Their particular income is generally spent on houses, food, as well as entertainment. Most people that do work either full or in their free time are not presented insurance by way of their work so they head out without because of the rising tariff of health insurance in the usa. Thanks for the concepts you share through your blog.


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