Alla Giornata del Credito tira vento di ottimismo

Alla Giornata del Credito tira vento di ottimismo

di Emanuela Melchiorre – 9 marzo 2006

Palazzo Altieri, sede dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ha ospitato ieri, 8 marzo, la XXXIX Giornata del Credito sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Molti gli interventi in agenda tra cui spicca, per la lucidità dell’analisi del sistema finanziario e produttivo italiano, quello di Giancarlo Morcaldo, direttore centrale per la ricerca economica della Banca d’Italia. La Giornata del Credito, che ha luogo ogni anno dal 1964, nasce dall’esigenza di analizzare le forme più razionali ed opportune del risparmio per sostenere la produzione, il reddito, lo sviluppo che, a loro volta, creeranno nuovamente altro risparmio, sostenendo così il circolo virtuoso. La Giornata del Credito è stata ideata come luogo virtuale d’incontro tra gli operatori economici per discutere problemi comuni. Sono intervenuti Giorgio Guerrini, Presidente del Confartigianato; Pietro Modiano, Direttore Generale del Sanpaolo IMI; Riccardo Perissich, del Consiglio direttivo della Confindustria; Carlo Sangalli, Vice Presidente Vicario della Confcommercio; e Federico Vecchioni, Presidente di Confagricoltura. Ha concluso i lavori Antonio Marzano, Presidente del CNEL. È emerso che il sistema Italia presenta molte tipologie di ritardi.

Ritardo nel settore produttivo.

A far data dagli ultimi anni Ottanta e soprattutto negli anni Novanta il continuo innalzamento della pressione fiscale, la riduzione dei trasferimenti alle imprese e degli investimenti pubblici sono alla base dell’abbassamento della propensione all’innovazione e del mancato ammodernamento della struttura produttiva italiana, in termini di specializzazione, di crescita dimensionale delle imprese, del superamento dell’economia sommersa e soprattutto del calo della produttività del lavoro che, invece, è aumentata negli altri Paesi industrializzati. La causa primaria va ricercata nella finanziarizzazione dell’economia a scapito dell’aumento della dotazione di capitale tecnico per addetto.

Il sistema produttivo italiano presenta ritardi nella capacità di reazione anche per effetto della forte rigidità della regolamentazione dell’attività economica, della scarsa flessibilità nell’utilizzo dei fattori produttivi, dell’inadeguatezza della dotazione d’infrastrutture, dell’esiguità dei fondi destinati alla ricerca. Sostiene Morcaldo che «nel corso degli anni Novanta il rigore della politica monetaria, la moderazione salariale e il progressivo ridimensionamento del disavanzo pubblico hanno consentito al nostro Paese di entrare a far parte dell’area dell’Euro». «É mancata, tuttavia, – precisa Morcaldo – la consapevolezza che le condizioni poste per la creazione della moneta unica non erano sufficienti a rafforzare le prospettive di sviluppo». Tant’è vero che il prodotto interno lordo si è ridimensionato in quel periodo in tutti i Paesi dell’Euro-area e in misura maggiore in Italia, dove i ritardi hanno avuto maggiore peso.

Ritardo nel mercato dei capitali.

A fronte di progressi significativi specie nel settore bancario in termini di maggiore disponibilità della quantità del credito, rimangono da realizzare ulteriori trasformazioni con riferimento all’efficienza, alla gestione dei rischi reputazionali, alla concorrenza in alcuni comparti dei servizi e, per quello che attiene ai clienti, la riduzione dei costi dell’intermediazione bancaria. Lo sviluppo del mercato dei capitali italiano è ancora modesto, specialmente se paragonato ai mercati mobiliari d’origini antiche del Regno Unito o degli Stati Uniti, o a mercati d’origine recente come i quattro paesi del circuito Euronext (Belgio, Francia, Paesi Bassi e Portogallo).

Le nuove sfide.

Il nostro sistema produttivo paga ora le conseguenze di decenni di politiche monetarie restrittive, di una miopia nelle politiche energetiche, di modesti investimenti in ricerca e sviluppo, di ritardi nelle infrastrutture. Lo strato produttivo è caratterizzato da piccole imprese a conduzione familiare e artigianale, che si posizionano in mercati di nicchia e di beni di lusso che, se non integrate in realtà più grandi e sinergiche, rischiano di non poter accedere ai finanziamenti utili per introdurre la giusta combinazione d’innovazione tecnologica e di capitale. Le soluzioni che sono emerse da quest’incontro sono ricette conosciute, ma ancora non seguite. La parola chiave è «innovazione» in termini organizzativi e gestionali, tecnologici e nei servizi finanziari.

Per Morcaldo, la via che porta all’efficienza economica passa, in effetti, proprio per l’efficienza del settore finanziario. Egli sostiene che «con la legge sul risparmio, recentemente approvata, sono state introdotte modifiche alla normativa con finalità di rafforzare la governance delle imprese, di accrescere la trasparenza nei rapporti con la clientela e di rafforzare il coordinamento tra le autorità di vigilanza nel nuovo contesto nazionale e internazionale». Conclude con ottimismo affermando che il nostro Paese può conseguire tassi di crescita nettamente superiori a quelli realizzati negli anni Novanta se si agirà su più fronti contemporaneamente a partire dall’efficienza nel mercato finanziario e passando per politiche occupazionali e di sostegno all’offerta, in modo da incidere sulle aspettative e sulla propensione a intraprendere e ad investire.

Emanuela Melchiorre

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