La Corea. Il “Paese del fresco mattino”. Divario al 38° parallelo.

La Corea. Il «Paese del fresco mattino»

Divario al 38° parallelo

di Emanuela Melchiorre – 6 marzo 2006

La storia recente di un paese che è stato al centro delle tensioni mondiali per oltre un quarantennio è uno spunto di riflessione per chiunque si ponga problemi e tenti di trovare soluzioni al persistente divario esistente tra il Nord ed il Sud del mondo. La penisola coreana è un Paese che possiede tutte le prerogative per uno sviluppo fiorente: giacimenti minerari, terre fertili e un buon clima. Ma proprio per la sua posizione geografica, per la generosità del suo sottosuolo e per la fertilità della sua terra è stata al centro delle attenzioni di popoli che l’hanno dominata: Cinesi, Mancesi, Mongoli e nel secolo scorso Giapponesi.

Alla fine della seconda guerra mondiale la Corea subì una divisione in due parti con un confine segnato dal 38° parallelo e che vide due territori diversamente amministrati e governati: la Corea del Nord, sotto il dominio comunista, e la Corea del Sud, sotto l’alternarsi di governi militari non comunisti. Ma poco dopo, nel 1950, l’esercito comunista della Corea del Nord tentò l’invasione dei territori della Corea del Sud provocando un conflitto che ebbe rilevanza internazionale giacché gli eserciti occidentali, in particolare quello USA, accorsero sotto le bandiere dell’ONU a difendere l’indipendenza della Corea del Sud. A distanza di cinquant’anni da quel conflitto, sulla base di una accurata analisi, possiamo ora affermare che il 38° parallelo rappresenta una linea di confine tra lo sviluppo e il sottosviluppo.

La produzione. La Corea del Sud, che dal 1992 non ha più un governo militare e si avvia a diventare una compiuta democrazia, ha sviluppato un’economia abbastanza fiorente, anche se orientata all’export. In particolare il settore terziario è il più dinamico e a più alta produttività del lavoro. La Corea del Nord è, invece, il Paese che sotto il governo comunista, ha portato l’economia ad una ripartizione della produzione articolata in parti pressoché uguali tra i tre settori tradizionali (agricoltura, industria e terziario). I risultati di queste due politiche sono evidenti. Un coreano che vive nella Corea del Sud produce un reddito pro-capite pari al 11.373 $ USA l’anno contro appena 706 $ USA di un coreano del nord. In altri termini, il reddito pro-capite di un coreano del nord è appena il 6% di quello del sud, che a sua volta è il 44% del reddito pro-capite italiano. Purtroppo non si avvertono segni di cambiamenti importanti verso la democrazia e una politica economica adatta a valorizzare il lavoro, anziché deprecabili sogni di grandezza militare (vedi i tentativi per produrre la bomba nucleare). Nel 2003 è stato varato il piano quinquennale che ha frustrato ogni speranza di modernizzazione. Inoltre, il livello di malnutrizione è altissimo nonostante gli aiuti umanitari nel periodo 1995-2003, provenienti in parte anche dalla Corea del Sud, abbiano impedito una nuova carestia.

Il diritto allo studio. La Corea del Sud garantisce l’istruzione primaria, dai 6 ai 12 anni di età, come obbligatoria ma soprattutto gratuita. Il secondo livello di istruzione dura 6 anni ed è suddiviso in 3 anni di scuola media e 3 di scuola secondaria. Vi sono poi numerosi istituti di livello universitario e scuole di specializzazione superiore. Gli studenti sono ripartiti in modo omogeneo per tutti e tre i livelli d’istruzione. Il numero di studenti della Corea del Sud che studiano all’estero è cresciuto dal 1999 al 2004 del 173% e si è distribuito tra le università di tutto il mondo. Le destinazioni sono, in ordine di preferenza la Cina e il Giappone, gli USA e il Canada, la Russia e la Germania. È indicativo rilevare che dati di questo genere riguardo la Corea del Nord non sono a disposizione dell’UNESCO.

Il commercio estero. La Corea del Sud è estremamente orientata all’esportazione e mantenere quindi una bilancia commerciale in attivo. Fa parte dell’ONU ed è paese membro delle più importanti organizzazioni internazionali: APEC (Cooperazione Economica Asia Pacifico), EBRD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e WTO (Organizzazione Mondiale del commercio). I suoi partners commerciali preferenziali sono Cina, USA e Giappone. Per contro, la Corea del Nord non ha flussi commerciali di rilievo e nonostante ciò la sua bilancia commerciale è in disavanzo. Pur essendo membro dell’ONU, l’unico partner commerciale è la Cina.

È plausibile sostenere, in conclusione, che paesi come la Corea del Nord, retti da governi comunisti, presentino assenza di democrazia, ritardi economici e miseria dilagante. Solo un radicale cambiamento di rotta del governo, una maggiore apertura al mondo e ai capitali occidentali, la diffusione di mezzi di comunicazione e di istruzione e l’abbandono di velleità di potenza militare e soprattutto la libertà politica possono concedere spazio alla speranza in un futuro più libero e democratico per il popolo della Corea del Nord.

Emanuela Melchiorre

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