Hong Kong nelle politiche espansionistiche della Cina

Il ruolo di Hong Kong nei piani espansionistici della Cina

di Emanuela Melchiorre – 24 marzo 2006

Hong Kong, piattaforma d’eccellenza delle relazioni del resto del mondo con la Cina continentale, e che dal 1 luglio 1997 non è più una colonia britannica, è ora una Regione Amministrativa Speciale, l’Hong Kong Special Administrative Region (SAR). Secondo il suo statuto, la SAR dovrebbe godere d’ampia autonomia per il sistema economico e sociale. La sua legge fondamentale dovrebbe garantire il diritto di proprietà e di libertà civili, ivi comprese quella di stampa, d’associazione, ecc. Pechino, però, nomina il Direttore generale che presiede il Governo, che nomina a sua volta il Consiglio esecutivo. Occorre poi riflettere che il South China Morning Post, considerato il giornale di riferimento della colonia e con una fama d’indipendenza, abbia dovuto recentemente licenziare due dei suoi giornalisti più in vista, che scrivevano regolarmente sia sulle collusioni finanziarie di Pechino con industriali, sia sui conflitti sociali nelle regioni del Nord-Est della Cina.

Il ritorno della colonia britannica alla Cina non ha costituito uno shock da un punto di vista sociale. Nonostante le previsioni che prospettavano uno scenario autoritario all’indomani della restituzione, non c’è stato né uno scontro politico violento, né una vera repressione politica. Una ragione di tanta apatia risiede nell’indole della popolazione di Hong Kong. Infatti, come sostiene Dominique Muller, responsabile di Amnesty International: «La gente fa un confronto tra la libertà in Cina e a Hong Kong e, visto che qui la situazione è migliore, se ne accontenta. Si trova più spesso d’accordo con il punto di vista ufficiale, perché è quello che sempre più è fornito dai media, e finisce persino per accettare limitazioni alla propria libertà nell’interesse del paese».

L’integrazione economica fra la Cina e Hong Kong era cominciata ben prima del luglio 1997. Durante il periodo Maoista, Hong Kong era il punto di passaggio obbligato tra la Cina e i numerosi Paesi con i quali essa non aveva relazioni diplomatiche. L’apertura della Cina dal 1978, con l’avvento di Deng Xiaoping, ha rafforzato questo ruolo di Hong Kong, che è rimasto un luogo di transito importante, grazie alle sue capacità di stoccaggio e di trasbordo merci, incomparabilmente superiore a quelle dei porti cinesi.

L’economia di Hong Kong è fortemente dipendente dalla Cina, che le fornisce attualmente il 45% delle importazioni, il 70% delle quali è destinato ad essere riesportato. Il 40% delle esportazioni di Hong Kong è destinato alla Cina ma si tratta essenzialmente di commercio di transito. Nonostante abbia una legislazione stringente in materia di tutela della proprietà intellettuale, la sua partecipazione al fenomeno del plagio è comunque di vaste dimensioni, in quanto ha un tradizionale ruolo di transhipment di beni contraffatti provenienti dalla Cina. Le merci oggetto di contraffazione non sono solamente beni di lusso del settore moda-persona, ma anche prodotti dell’industria farmaceutica. La compenetrazione delle due economie riguarda anche i flussi di capitali. Gli Investimenti Diretti all’Estero (IDE) dalla Cina a Hong Kong sono di 140 miliardi di dollari Usa, mentre quelli da Hong Kong alla Cina sono di 130.

Ulteriore ruolo di Hong Kong è quello d’intermediario tra Cina e Taiwan. Nonostante l’assenza di riconoscimento ufficiale reciproco tra Cina e Taiwan continui ad impedire il commercio e gli investimenti diretti, i legami tra le due sponde dello stretto continuano ad intensificarsi in quanto il commercio e gli investimenti di Taiwan passano attraverso Hong Kong creando una dipendenza economica di Taiwan nei confronti del continente.

Con l’ammissione della Cina al World Trade Organization (WTO), la rendita di posizione di Hong Kong, come porto d’accesso al mercato cinese tende a ridursi sempre di più e lo stesso vale quindi per il suo ruolo d’intermediazione commerciale. Il governo centrale cinese vorrebbe ora limitarne la funzione a quella di un complesso economico, con una forte crescita industriale e un ritorno alla mera funzione di porto commerciale. Inoltre, le autorità cinesi sembrano puntare su Shanghai come polo commerciale e industriale in grado di rivaleggiare con Hong Kong.

Al contrario, Hong Kong cerca di conservare il proprio ruolo di centro finanziario di fama internazionale e persegue un progetto di metropoli high-tech al fine di ottenere una serie di vantaggi comparati nelle nuove tecnologie, con il progetto di un cyber-porto (un porto ad alto contenuto tecnologico). Si prevede anche un Silicon Harbour sull’isola di Lantau, a imitazione della Silicon Valley californiana, per sviluppare l’industria della microelettronica. È in programma anche un Herbal Port Center, porto per la medicina cinese, che sarebbe dedicato alla biotecnologia e all’alimentazione dietetica. C’è infine in progetto un Parco della Scienza.

È da auspicare che il processo di sviluppo di Hong Kong possa fare ancora una volta da tramite per diffondere nel resto del continente cinese i vantaggi di una economia libera e avanzata, garantita dalla democrazia nel rispetto dei fondamentali diritti dei cittadini.

Emanuela Melchiorre

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: