Un possibile assetto energetico mondiale

Un possibile assetto energetico mondiale

di Emanuela Melchiorre – 16 giugno 2006

L’energia è ancora una volta al centro del dibattito internazionale. Il vertice dei Ministri finanziari del G8, che ha avuto luogo sabato 10 giugno scorso a San Pietroburgo in preparazione al vertice dei capi di governo, che avrà luogo sempre a San Pietroburgo in luglio, ha portato nuovamente al centro dei dibattiti il tema dell’energia. I ministri intendono affidare ai meccanismi di mercato il delicato ruolo di rendere efficiente la distribuzione dell’energia a livello planetario. La parola d’ordine è quindi, secondo loro, concorrenza. Per questo hanno chiesto a gran voce alla Russia, e al suo presidente Vladimir Putin, di firmare la Carta Internazionale dell’Energia, che comporterebbe una riduzione del potere monopolistico della Gazprom, la nota società fornitrice di gas a partecipazione statale e anche la pedina più importante nell’ambito della politica energetica russa. Questa società oggi si colloca al terzo posto per capitalizzazione sullo scacchiere mondiale (dopo Exxon Mobil e General Electric, superando la Mircosoft, il colosso di Bill Gates). La sicurezza energetica verrà garantita, secondo i ministri finanziari, dalla disponibilità delle riserve esistenti in regime di maggiore concorrenza, e sotto la tutela e il controllo dell’Agenzia internazionale dell’Energia, ma anche dallo sviluppo di fonti alternative.

Sul tema dell’energia un ulteriore forum internazionale, ma di carattere bilaterale e con proposte operative (il 28° vertice bilaterale tra Francia e Inghilterra), ha avuto luogo venerdì 9 giugno scorso. Jacques Chirac e il premier britannico Tony Blair hanno manifestato l’intenzione di rafforzare la cooperazione tra i due paesi annunciando la creazione di un Forum nucleare franco-britannico dove si riuniranno sia i due governi sia esperti e industriali del settore. L’obiettivo è il rilancio della tecnologia nucleare civile. Tra le altre proposte emerse in questo incontro è stata lanciata l’iniziativa a livello europeo di un «gruppo ad hoc» di sorveglianza del settore energetico. Tale proposta giunge in risposta alla lunga latitanza dell’Unione europea riguardo alle decisioni di politica energetica comune. I compiti di questo gruppo ad hoc saranno quelli, secondo il comunicato distribuito ai giornalisti, «di seguire la situazione dell’offerta e della domanda energetica e di coordinare e facilitare la rapidità della reazione europea in caso di crisi». Le ulteriori proposte avanzate dai due leader sono state di un partenariato strategico con la Russia per forniture di energia all’Europa da un lato e, dall’altro, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento su base geografica, rivolgendosi ad altri paesi del Mar Mediterraneo e del Mar Caspio, ma anche alla Moldavia, all’Ucraina e alla Turchia.

La Russia, dal canto suo, è consapevole di essere in linea nel settore nucleare, giacché ha in attivo 31 reattori, contro 59 della Francia, 23 della Gran Bretagna e 17 della Germania. Fuori dell’Europa la produzione di energia nucleare per scopi civili vede al primo posto gli Stati Uniti con 104 reattori. Seguono il Giappone con 56 impianti e la Cina con 9. La Francia però è la prima nazione a soddisfare con il nucleare il 79 per cento del suo fabbisogno di energia. Il presidente Putin ha affermato che intende intensificare gli investimenti in tecnologia nucleare. Attualmente le centrali nucleari russe erogano 150 miliardi di kilowattora di elettricità all’anno, pari al 16 per cento della produzione totale russa. Egli prevede che a partire dal 2007 saranno messi a punto due reattori nuovi ogni anno per salire, dopo il 2010, a 3-4 reattori sempre l’anno, con una cifra approssimativa per tutto il programma di potenziamento nucleare pari a 40 miliardi di dollari. Il programma di potenziamento della produzione russa prevede anche l’implementazione di centrali nucleari dislocate non solo in patria, ma anche in diverse parti del globo: in Iran, in Cina, in India e in alcuni paesi sudamericani.

In tema di energia ha parlato al World Gas Conference, il 9 giugno scorso ad Amsterdam, l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, che ha stigmatizzato le esigenze europee e soprattutto italiane in tema di energia in pochi semplici concetti. Primo fra tutti è la diversificazione degli approvvigionamenti energetici. Egli prevede un futuro piuttosto nero se non cominceremo ad avere rapporti commerciali con altri paesi rispetto a quelli tradizionali di Algeria, Russia e Olanda, che forniscono rispettivamente il 37,4, il 31,8 e il 10,9 per cento del fabbisogno italiano di gas naturale. Scaroni ha affermato, inoltre, che l’Iran potrebbe essere un partner auspicabile, una volta superate le difficoltà commerciali oltre che quelle politiche già esistenti. L’Eni è, infatti, interessata ad esplorare nuovi progetti nel settore del gas liquefatto con l’Iran tanto preoccupante sotto il profilo politico.

L’Italia gioca un ruolo modesto in questa partita mondiale dell’energia e ancora non riesce a vincere le opposizioni delle comunità locali per impiantare almeno 5 rigassificatori e anche per questo, oltre che per l’assenza di reattori nucleari, è lontana anni luce dalle sfere dei negoziati internazionali.

Emanuela Melchiorre

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