Il G8 e la politica espansionistica russa

 

di Emanuela Melchiorre – 15 luglio 2006

Sabato 15 luglio avrà luogo a San Pietroburgo l’incontro dei capi di stato delle otto nazioni più industrializzate per discutere dei temi importanti che determineranno i nuovi equilibri mondiali. In agenda ci saranno argomenti che riguardano gli interessi dei paesi in via di sviluppo come le malattie infettive e l’istruzione; ma, più di ogni altro, sta a cuore agli otto paesi che interverranno, Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia, discutere della crisi del Medioriente e della sicurezza energetica. Come da tradizione consolidata, al vertice presenzierà anche il presidente della commissione Ue, José Manuel Barroso, in rappresentanza dell’Unione Europea.

Dal 1975 ogni anno si rinnova questo appuntamento. Quest’anno la novità, però, consiste proprio nella presidenza. È la prima volta che la Russia, che entrò a far parte del G7 nel 1998, ospiterà la delegazione degli otto capi di governo e presiederà l’incontro. Si respira un’aria di diffidenza alla vigilia del vertice, poiché molte critiche di autoritarismo e di non cooperazione sono state mosse alla Russia. Il ruolo della Russia nello scacchiere mondiale ha acquistato progressivamente sempre più importanza. Si è, infatti, avvantaggiata del crescente andamento dei prezzi petroliferi, frutto di una enorme bolla speculativa che caratterizza il mercato energetico. Oggi il prezzo del petrolio ha, infatti, raggiunto una soglia record di 78,4 dollari il barile.

La Russia mantiene una posizione «multipolare», come lo stesso ministro degli esteri russo, Serghej Lavrov sostiene, intendendo con questo affermare che il suo Paese adotterà un approccio di cooperazione con i partners sia occidentali che orientali. Tra i suoi acquirenti c’è l’Europa che, a causa della miopia delle proprie politiche economiche di alcuni suoi membri, tra i quali principalmente l’Italia, ha trascurato troppo a lungo l’esigenza di dotarsi di fonti energetiche adeguate e di ridurre la dipendenza da paesi a rischio, come quelli mediorientali, o molto potenti, come appunto la Russia. La Russia vende energia anche ad Oriente e soprattutto alla Cina che consuma gas e petrolio a ritmi superiori a quelli degli altri paesi più industrializzati, mentre nel Caspio controlla sia i prezzi del greggio e del gas, sia le infrastrutture di distribuzione. Infine, è nelle intenzioni russe acquisire nuovi partners negli Stati Uniti e nel Canada, ma tali accordi commerciali saranno condizionati all’ingresso della Russia nel Wto.

Putin usa, quindi, la leva energetica per consolidare ed espandere il proprio potere politico mondiale, senza permettere, al tempo stesso, alcuna intromissione esterna sugli equilibri interni che caratterizzano il nuovo corso di quella che lo stesso Putin definisce la «democrazia pilotata» russa. Una evidente prova di non tolleranza russa delle interferenze esterne è il rifiuto, il giugno scorso, in occasione del G8 finanziario che ha avuto luogo proprio a San Pietroburgo, di sottoscrivere la «carta dell’energia». Tale documento aveva il fine di mettere in moto alcuni meccanismi, volti a garantire un maggiore risparmio energetico tramite i programmi regionali e nazionali, i mercati più trasparenti, le informazioni sulle riserve e sulla produzione di idrocarburi più affidabili e di rendere i mercati più prevedibili e stabili.

Questa rinnovata politica espansionistica, al di là dei limiti connaturati al perdurante autoritarismo e dei pericoli di un rinvigorito strapotere mondiale, può costituire, tuttavia, per l’Europa, primo partner commerciale della Russia, un’opportunità nuova per una importante trattativa non conflittuale e per l’esito positivo di questo vertice, come lascia pensare anche l’atteggiamento fiducioso di José Manuel Barroso, presidente della Commissione Ue.

Emanuela Melchiorre

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2 Responses to “Il G8 e la politica espansionistica russa”

  1. complimenti per il blog.
    By Alex

  2. sarà.. scusami tanto manu, ma io sono poco fiducioso!
    ho paura che finchè ci saranno super potenze industrializzate, possiamo scordarci la parola ecquo x tutti!
     

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