Asse Russia-Algeria

Alleanza russo-algerina tra Gazprom, Lukoil e Sonatrach

di Emanuela Melchiorre – 10 agosto 2006

In una intervista al Sole 24 ore del 6 agosto scorso, Giulio Tremonti commenta il nuovo cartello istituito in questi giorni tra i due big mondiali della produzione di energia: Russia e Algeria. Egli afferma, con la sagacia che lo contraddistingue, che l’Europa è oggi «un continente che costruisce all’interno il mercato perfetto con il paradosso che dall’esterno subisce il cartello perfetto!». La Gazprom e la Lukoil, le due società russe a partecipazione statale e dirette da esponenti di spicco del vecchio Kgb, monopoliste nell’ambito della produzione di gas e di petrolio russo, hanno firmato il 4 agosto scorso un memorandum con la Sonatrach, la società algerina produttrice di gas in regime di monopolio. L’accordo prevede la realizzazione congiunta di alcuni progetti globali nei comparti del gas e del petrolio. In particolare, l’intento delle due potenze energetiche riguarda la penetrazione all’interno della rete di distribuzione ai consumatori finali di gas liquefatto, gli aumenti della produzione e gli investimenti congiunti in attività energetiche.

Quest’intesa è solo l’ultima di una serie di accordi e di integrazioni regionali che contraddistingue la nostra epoca di globalizzazione, dove i negoziati multilaterali in nome del libero scambio – come il Doha Round -, falliscono ed emergono, invece, le collusioni commerciali e i rapporti bilaterali o regionali. Fioriscono soprattutto accordi e integrazioni tra i paesi del sud del mondo. Cina e Africa hanno incrementato notevolmente i loro commerci di energia e gli investimenti diretti, e l’India, tramite canali preferenziali, esporta tecnologia low cost e importa energia dal continente africano; Cina, Giappone e Sud Corea stanno elaborando un cammino a tappe, il cosiddetto «Patto di Hyderabad», per costituire entro un breve lasso di tempo una moneta unica asiatica che circolerà entro altri dieci Paesi asiatici (Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia). Quest’ultima iniziativa è espressione di una crescente interdipendenza asiatica e di una progressiva autonomia della regione dai mercati occidentali, statunitensi ed europei.

Solamente l’Europa non sembra pronta ad accettare la sfida dell’autonomia dai paesi terzi e della integrazione regionale riguardo la massima priorità di tutte le agende dei governi del mondo: il problema energetico. Nata paradossalmente dalla brillante idea di una unione per favorire la proliferazione della produzione di energia, con la Ceca e l’Euratom, l’Europa oggi è in forte ritardo rispetto ai paesi del mondo industrializzato e ai paesi emergenti. E’ venuta a mancare una politica energetica comune, e i paesi europei, presi singolarmente, non sono in grado di fare fronte al loro fabbisogno energetico. L’Italia produce appena il 13% del suo fabbisogno di gas mentre ne importa, prevalentemente dalla Russia e dall’Algeria l’87%.

Si prevede che l’accordo russo-algerino sia un primo passo verso un cartello ancora più ampio, grazie ad un futuro ingresso della Norvegia caldeggiato dalla stessa Russia. Inoltre, indiscrezioni provenienti dal ministero dell’Energia russo lasciano intendere che Mosca stia acquistando delle partecipazioni della Gelsi, il nuovo gasdotto in via di costruzione tra l’Algeria e l’Italia, permettendo in tal modo alla Gazprom di penetrare nelle reti distributive italiane anche dal canale meridionale.

La risposta che il ministro italiano per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani ha pensato di dare alla futura esigenza del fabbisogno invernale italiano di energia è stata quella di ricostituire le scorte e di razionalizzare i futuri consumi, nonché la redazione di una lettera al Commissario europeo dell’Energia, un novello babbo natale, con l’invito a prendersi carico delle future esigenze energetiche dei Paesi dell’Unione europea. L’unica risposta certa fino ad oggi è il no al nucleare, l’unica soluzione veramente efficace, mentre tarda ad arrivare una risposta riguardo i degassificatori. Non sembra che la soluzione elaborata da Bersani sia di qualche utilità strutturale, ma piuttosto un palliativo che non aiuterà il nostro Paese a percorrere il cammino della crescita e tantomeno quello dell’autonomia energetica.

Emanuela Melchiorre

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