Rigassificatori: una scelta obbligata

 

di Emanuela Melchiorre – 24 agosto 2006

Anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno. Così, per accidente, anche il nostro governo potrebbe aver intrapreso per una volta una strada giusta in relazione alle esigenze del Paese. Prodi ha convocato una riunione a Palazzo Chigi per mettere d’accordo i ministri competenti, Pecoraio Scanio, Enrico Letta e Pierluigi Bersani, dando così il via ai lavori per lo studio della realizzazione dei tanto agognati rigassificatori, ovvero di alcune strutture che permetteranno di rendere l’Italia dipendente in misura minore dal gas algerino (25%) ma soprattutto da quello russo (29%) e dalle politiche di espansione di Vladimir Putin. Si tratta di infrastrutture che dovrebbero essere costruite in diverse regioni dell’Italia (Veneto, Friuli, Toscana, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia) e che permetteranno di rendere nuovamente aeriforme il gas liquefatto, acquistato da diversi fornitori più o meno vicini e trasportato per mezzo di navi cisterna. Si tratta in sostanza di un sistema logistico che permetterà la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e dei contratti di fornitura di energia, con conseguente probabile diminuzione dei prezzi.

Fino ad ora le proteste e le manifestazioni locali hanno impedito di fatto la realizzazione dei diversi progetti (ultimi in ordine ti tempo quelli di Montalto di Castro (VT), Monfalcone (GO) e Brindisi). Allo stesso modo, le manifestazioni per l’uscita dell’Italia dal nucleare, 15 anni or sono, imposero la chiusura della centrale nucleare e la costruzione di un rigassificatore a Montalto di Castro, il cui progetto fu poi dirottato verso Monfalcone, per non essere più realizzato in seguito ad un referendum consultivo. L’idea che il nostro attuale governo ha partorito negli ultimi giorni di questa torrida estate è stata la costituzione, venerdì 18 agosto scorso, di una «cabina di regia» su energia e ambiente, per far incontrare le esigenze di sviluppo economico e della tutela ambientale. Occorre riconoscere che l’orologio rotto del nostro premier abbia segnato questa volta l’ora esatta, ovvero indovinato una scelta giusta, quella di affrontare il problema energetico italiano mediante la realizzazione di utili investimenti tecnici. Si spera che questo tentativo di portare al centro dell’attenzione il problema energetico si dimostri meno velleitario dei tanti finora proposti e possa servire, in modo sensibile, allo scopo.

È tornato in auge il progetto di un rigassificatore a Montalto di Castro (Viterbo) con l’obiettivo di portare gas alla centrale Enel di Civitavecchia e di evitare così che quest’ultima venga riconvertita a carbone. Gli altri analoghi progetti allo studio in Italia sono molteplici, ma solo due hanno ottenuto il via libera: il progetto più avanzato è quello di Portoviro (Rovigo) che dovrebbe essere completato entro il 2008 con la partecipazione di Edison (10%), Exxon Mobil (45%) e Quasar Petroleum (45%); il secondo progetto che ha avuto il via libera è quello di Livorno, che si dovrebbe concludere per il 2009, con la partecipazione di Amga e Endesa al 51%. Allo stato attuale però è in funzione un solo rigassificatore, quello dell’Eni a Panigallia (La Spezia), costruito negli anni Sessanta.

Le sfide che tale «cabina di regia» è chiamata ad affrontare sono numerose. Innanzi tutto l’emergenza gas è aggravata quest’anno dall’entrata in servizio di nuove centrali elettriche a gas. In secondo luogo sono da affrontare i problemi delle emissioni di anidride carbonica e dei vincoli di Kyoto per la salvaguardia dell’ambiente. Ci sono poi le resistenze dei localismi. I contenziosi locali sono ben 53 e riguardano tutte le realizzazioni di infrastrutture energetiche, dai grandi impianti di rigassificazione ai più semplici ventilatori di energia eolica. La prossima seduta della «cabina di regia» avrà luogo il 30 agosto prossimo e si preannuncia densa di difficoltà. Secondo il Sole 24 Ore, le proteste e i veti locali alla costruzione di infrastrutture energetiche sono maggiormente concentrate nel Nord del Paese, dove sono più numerosi i progetti allo studio.

Una obiezione che i comitati per il no spesso sostengono a gran voce è la mancanza di informazione e di trasparenza riguardo la «valutazione di impatto ambientale». Un’adeguata campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, tante volte promessa da questo governo in polemica con il precedente, potrebbe servire allo scopo di ridurre il numero e l’ampiezza delle manifestazioni di protesta. Questo governo, d’altra parte, ha vita più facile di quello di centrodestra, godendo di una maggiore benevolenza e comprensione da parte dei gruppi ambientalisti più facinorosi.

Emanuela Melchiorre

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