La nuova via della seta

 

di Emanuela Melchiorre – 3 ottobre 2006

Secondo un recente rapporto della Banca Mondiale, le immense riserve valutaria cinesi non sono canalizzate solamente verso i T-bond americani. Sostenere che il Sud povero stia finanziando solo il Nord ricco è fuorviante. La realtà è che i paesi emergenti in surplus dirigono la loro liquidità anche verso altri canali molto redditizi come gli aiuti e gli investimenti in altri paesi poveri dell’Asia, dell’America latina e dell’Africa. È quanto accade per la Cina e per l’India. Gli aiuti e i flussi di investimenti asiatici hanno lo scopo di massimizzare la sfera di influenza a livello planetario dell’India e, in misura maggiore, della Cina e di assicurarsi l’accesso alle materie prime delle quali esse necessitano in misura crescente, allo stesso ritmo con cui cresce la loro economia.

Pertanto la globalizzazione sta esprimendo i suoi effetti secondo modalità imprevedibili fino a pochi anni fa, rendendo i paesi del Sud finanziatori di altri paesi del Sud del mondo. Siamo di fronte a una nuova «Via della Seta», che, partendo dalle medesime regioni storiche, la Cina e l’India, ha oggi una differente destinazione: l’Africa. Il paragone è calzante, poiché l’originaria via della seta, oltre che essere stata un canale commerciale tra i più importanti dell’antichità, permetteva anche lo scambio delle conoscenze tecnologiche per la coltivazione del baco e per la produzione della seta. Allo stesso modo oggi, India e Cina, oltre che scambiare prodotti a basso costo, esportano anche forme moderne di tecnologie.

In realtà, però, questi scambi commerciali sono caratterizzati anche da una evidente sconfitta. I progetti di sviluppo che le organizzazioni internazionali portavano avanti in quei paesi andavano di pari passo allo sviluppo della tutela dei diritti umani. La «conditio sine qua non» affinché i paesi emergenti potessero accedere alle risorse finanziarie loro destinate per progetti di sviluppo da parte delle organizzazioni internazionali, ai canali di commercializzazione, ed essere ammessi alla WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e alle tavole rotonde della diplomazia internazionale era quanto meno l’esplicita dichiarazione di una intenzione di tutela della vita e dei diritti inalienabili. Oggi questa menzione viene omessa quando si parla di Cina. Di questa prassi deteriore si è mostrato ultimamente complice anche il nostro premier in occasione della missione che, in compagnia di una numerosa scorta di industriali, ha compiuto recentemente nel Sol levante, non facendo espressa accenno a tale carenza e allo stesso tempo proponendo l’eliminazione dell’embargo che la Cina subisce riguardo l’importazione di armi. È sempre più evidente l’esplicito disinteresse di Pechino a tale problematica quando sceglie i paesi destinatari dei suoi maggiori investimenti, caratterizzati sempre da una democrazia molto precaria, se non del tutto assente.

Solo dopo aver abbandonato i dettami dell’economia pianificata dell’ideologia comunista e aver ripudiato il principio marxista della «caduta tendenziale del saggio di profitto» questo paese ha saputo svilupparsi aprendo il proprio sistema produttivo agli investitori esterni. Ma, allo stesso tempo, ha saputo interiorizzare fin troppo bene i meccanismi dell’economia di mercato, perseguendo oggi i più sfrenati interessi mercantilisti e ha trascurato accuratamente quelle forme di intervento esterno al mercato che, al contrario, dovrebbero perseguire non solo la massimizzazione del profitto ma soprattutto il c.d. «ottimo sociale» e proporre, quindi, di estendere i benefici del nuovo sistema economico a fasce sempre più larghe di categorie sociali.

Emanuela Melchiorre

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3 Responses to “La nuova via della seta”

  1. Come sempre spunti di riflessione interessantissimi! Intanto ho preso coraggio e ripreso in mano il libro con le basi di economia politica…Per costruire grandi opere sono necessarie solide basi.Aspetto il tuo prossimo intervento. A presto!

  2. Un’analisi lucida, chiara e sintetica.

  3. wow ke analisi sintetika!!!!cmq..io passavo di qui..bello lo sfondo del tuo blog…se vuoi,a tempo perso passa per il mio ciau

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