La Finanziaria 2007 penalizza la crescita economica

di Emanuela Melchiorre – 25 novembre 2006

L’Europa dell’euro si trova in un momento storico non felice per la sua economia. La pressione fiscale è più elevata di quella statunitense e la crescita del reddito molto inferiore. Dell’eccessiva pressione fiscale soffre in maggior misura l’Italia, che fra gli altri due grandi Paesi dell’euro-zona, la Francia e la Germania, presenta un reddito medio pro-capite inferiore; quindi, a parità di incidenza sul prodotto lordo, il carico fiscale che grava in media su di un italiano è più pesante. Anche per il 2007 le previsioni sono pessimistiche in quanto, a fronte di una crescita nel 2006 del 2,4%, il Pil reale crescerà nell’Europa dell’euro ad un ritmo inferiore, pari approssimativamente al 2% in media. La crescita per la Germania è prevista in un 1,3%.

Le previsioni per tutte le maggiori economie sono di una crescita contenuta, imputabile all’andamento del prezzo dell’energia. La crescita economica mondiale, che nel 2006 ha segnato un +5%, nel 2007, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, sarà più contenuta, intorno al 4,9%. Il timore, per l’immediato futuro, risiede in probabili aumenti del costo del greggio e anche nell’andamento del mercato immobiliare statunitense: tra giugno e agosto del 2006 si è registrato un brusco calo (-17,4%) della spesa per le nuove abitazioni. La bolla speculativa che cresce da alcuni anni potrebbe scoppiare, con gravi ripercussioni sull’economia mondiale.

Riguardo all’Europa, la minore crescita è da imputare al Trattato di Maastricht, che con il vincolo di bilancio impedisce agli investimenti pubblici di crescere. Inoltre, la Germania non è in grado di sostenere il proprio ruolo di locomotiva dell’area dell’euro e ciò comporta, per il nostro Paese, un effetto negativo sul commercio, essendo la Germania il nostro partner commerciale preferenziale (circa il 30% delle esportazioni italiane commerciate all’interno dell’Unione monetaria sono destinate alla Germania). Per di più, l’elevata pressione fiscale, che in Europa è di 1,7 volte maggiore di quella degli Usa, causa una inefficienza nella produzione del reddito, in quanto da un lato impedisce l’aumento della produttività del lavoro e dall’altro comprime i consumi e, quindi, la domanda.

Il divario tra la produttività italiana e, più in generale, tra quella europea e quella statunitense o giapponese è frutto, come rileva l’ultimo numero di Finanza Italiana, di politiche che da anni, nel Vecchio Continente, privilegiano la domanda, considerando la distribuzione del reddito quasi una variabile autonoma dall’offerta, ossia dalla produzione del reddito stesso. Al contrario, privilegiare la creazione del reddito produce più risorse da ridistribuire ed evita di ricorrere ad una maggiore pressione fiscale. La Finanziaria 2007 sembra figlia delle miopi politiche comunitarie, in quanto pone in primo piano la distribuzione del reddito, capovolgendo il nesso funzionale tra produttività, produzione e ridistribuzione, e penalizzando la crescita economica.

Le previsioni al ribasso per la debole crescita italiana sono rafforzate, inoltre, dall’annuncio del blocco delle grandi opere pubbliche. L’effetto annuncio comporta spinte recessive anche quando non ci sia una effettiva rinuncia alla creazione delle opere, in quanto agisce sulle aspettative, generando in tal modo una serie di comportamenti degli operatori economici di tipo cautelativo, di minori investimenti.

Gioca ancora a sfavore della crescita del nostro Paese l’aumento della pressione fiscale locale (addizionali regionali e comunali Irpef) e il passaggio del catasto ai Comuni. In un momento come quello odierno, in cui i consumi tendono a comprimersi e in cui si cominciano ad avvertire i primi effetti dello scoppio della bolla speculativa nel mercato degli immobili (che, partendo dal mercato statunitense, avrà presto ripercussioni mondiali), la Finanziaria 2007 e le altre politiche fiscali messe in atto dall’attuale governo impediranno all’economia italiana di crescere; o, addirittura, innescheranno una spirale recessiva.

Emanuela Melchiorre

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