Putin vuole raddoppiare il Pil

 

di Emanuela Melchiorre – 6 febbraio 2007

Vladimir Putin si è posto l’obiettivo di raddoppiare il Pil russo entro il 2011. E’ un traguardo che sembra possibile raggiungere: ne sono convinti in molti al Cremlino, primo fra tutti il vice-premier Dmitri Medvedev. Egli sostiene che la Russia, nel giro di due anni, passerà dal nono posto, secondo la classifica CIA, al sesto posto. Questo significa che l’obiettivo russo di medio termine – se non di breve termine – è quello di superare, in termini di prodotto interno lordo, calcolato in parità di potere di acquisto, tanto l’Italia, che ha un Pil molto simile a quello russo, quanto la Francia. È dello stesso avviso anche The Economist, il quale ha stimato, con ampio margine di ottimismo, una crescita percentuale del nostro Paese pari all’1,3% per l’anno in corso. Si tratta di stime vecchie, fatte prima del varo della Finanziaria 2007, che avrà effetti perversi sulla domanda e sull’offerta. La stima percentuale di crescita russa si aggira, invece, intorno al 6,5%. Una differenza notevole che renderà senza dubbio più raggiungibile l’obiettivo di superare il Pil italiano nel breve termine. Le risorse energetiche (petrolio e gas) e minerarie (argento, oro, rame, ferro, uranio, diamanti) di cui dispone la Russia sono di tali dimensioni che hanno reso possibile, nel giro di poco meno di un decennio, la crescita a ritmi sostenuti del Paese, che ha raggiunto sporadicamente i ritmi asiatici. Ma tutti si dimenticano che la Russia ha 145 milioni di abitanti, contro 57 dell’Italia. Ne consegue che il reddito pro-capite russo risulterà meno della metà di quello italiano.

Le affermazioni di Dmitri Medvedev, durante una pausa del World Economic Forum di Davos, si sono spinte molto oltre. Egli sostiene, infatti, che la Russia possa diventare la prima estrattrice di petrolio al mondo, superando l’Arabia Saudita entro la fine dell’anno. Tali previsioni si basano sulle potenzialità degli investimenti che la Russia ha posto in essere in ambito petrolifero, che si aggirano intorno ai 300 miliardi di dollari, e che faranno presumibilmente aumentare l’output estrattivo (che si aggira oggi a 9,5 milioni di barili al giorno) di 1,5-1,6 volte, superando in tal modo la capacità estrattiva dell’Arabia Saudita e quindi la soglia di 11 milioni di barili al giorno. Non si dimentichi, comunque, che l’aumento della capacità dei giacimenti russi di petrolio dipende in larghissima misura dalla tecnologia statunitense.

Emanuela Melchiorre

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