Il magro bilancio del governo Prodi

di Emanuela Melchiorre – 3 marzo 2007

Questa settimana riprende l’attività del governo Prodi dopo la crisi della scorsa settimana. Ci si chiede se questa pallida rinascita consentirà la prosecuzione della ripresa economica italiana. Una ripresa che è da attribuirsi da un lato alle politiche del governo Berlusconi, dall’altro al traino esercitato dall’economia internazionale nell’anno appena trascorso. È doveroso, a questo punto, tracciare un primo bilancio delle scelte più importanti che il governo Prodi ha perseguito, sul piano economico, in questi nove mesi di attività.

Partiamo dall’introduzione di ben 63 nuove tasse, che pesano direttamente sulle tasche degli italiani. Queste nuove imposte, che incidono sia sulla produzione che sul consumo, comportano un effetto repressivo generale, con la riduzione sia dell’offerta che della domanda. Con questi presupposti è piuttosto improbabile che il tasso di crescita dell’1.9% del 2006 comunicato dall’Istat possa replicarsi nel 2007, anno in cui dovrebbe verificarsi, invece, l’atteso rallentamento dell’economia internazionale.

Altro elemento negativo messo in campo da questo governo è l’incertezza trasmessa al mercato. Un’incertezza che viene da lontano, cominciata con la «fabbrica del programma», continuata con la Carta di Caserta e con il proliferare delle cabine di regia, e che ora trova il suo culmine con il Dodecalogo della sopravvivenza, ultimo esempio di equilibrismo e vaghezza. Il malcontento che si è diffuso in tutte le categorie di operatori economici non può certo favorire nuove scelte di investimento. Scelte che erano state rese possibili dal governo Berlusconi e che avrebbero potuto manifestare i loro effetti nel 2007 e negli anni a venire se non ci fosse stata la Finanziaria punitiva di Prodi.

Restano ancora da approntare le riforme. In un recente articolo comparso sul Sole 24 Ore si fa il punto della situazione. I servizi, anche quelli oggetto delle piccole liberalizzazioni, mantengono un livello di alti costi e di insoddisfazione per il consumatore. Si pensi, ad esempio, alla sanità e alla scuola. La giustizia rimane incredibilmente lenta e inefficiente. L’energia è ancora molto cara e non sono state diversificate né la produzione, con l’introduzione di impianti nucleari, né la fornitura, poiché sono ancora in discussione i rigassificatori che erano già stati approvati e di cui erano già cominciati i lavori di costruzione. Le infrastrutture non sono state migliorate, mentre sono stati bloccati i lavori delle grandi opere che il governo precedente aveva approntato.

Non ci sono incentivi per gli investimenti in tecnologia e innovazione, che si mantengono a livelli costantemente bassi da molti anni. Il costo del lavoro aumenta molto più di quanto non faccia la produttività del lavoro, il cui livello è da tempo il più basso tra i Paesi economicamente avanzati. Secondo il quadro dell’Innovation Scoreboard 2006, una tabella elaborata dalla Commissione Europea sulla base di 25 indicatori che coprono cinque aree di interesse (elementi trainanti dell’innovazione, creazione di sapere, imprenditorialità, applicazioni e proprietà intellettuale), l’Italia si trova, per quanto riguarda gli investimenti per l’innovazione, agli ultimi posti insieme a Spagna, Ungheria, Slovacchia, Croazia, Estonia e Malta. I maggiori innovatori sono invece Svezia, Finlandia, Danimarca e Germania.

A fronte di un calo nei consumi all’interno dei confini nazionali, l’export italiano verso l’area dell’euro ha ricominciato ad aumentare, trainato dalla crescita dell’economia tedesca, che costituisce tradizionalmente il nostro partner commerciale preferenziale. Sono infatti aumentati gli ordini di prodotti della nostra industria verso l’estero del 10.7% nel 2006. Nonostante ciò, la bilancia commerciale nel suo complesso rimane in rosso, poiché permane il deficit derivante dalla necessità, per l’Italia, di importare prodotti energetici.

In conclusione, il bilancio che possiamo trarre da questi primi nove mesi di attività del governo Prodi è tutt’altro che edificante. Inoltre, con i nuovi venti di crisi finanziaria che soffiano oggi dalla Cina con ripercussioni sulle borse occidentali, è difficile essere ottimisti per l’immediato futuro. Questo governo debole non può prendere decisioni forti e autorevoli. Per questo dovrebbe compiere un grande gesto di dignità e porre fine al suo cammino.

Emanuela Melchiorre

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2 Responses to “Il magro bilancio del governo Prodi”

  1. Ciao, beh il riassunto mi sembra che definisca in modo realistico quella che è poi la realtà delle cose; non sono un’analista o esperto del settore come te…ma a spicci, come si dice dalle nostre parti, purtroppo questa è la realtà…
     
    Mi piace leggere i tuoi articoli sul blog…molto interessanti….
     
    Complimenti per la professionalità…
     
    Buon Lavoro
    John Bhoiler
     
    P.S. Se hai qualche minuto…passa ad animare il mio BLOG.

  2. Il governo Prodi sta’ avendo un effetto simile al Post-Fascismo … dopo la caduta di Mussolini l’Italia poteva vantare 45 milioni di Partigiani, anche se pochi giorni prima si vedevano ovunque piazze gremite di camicie nere, ora con chiunque si parli questi nega il voto al "professore" … ora mi chiedo, avranno imparato o e’ solo un po’ di vergogna?

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