Il martedì nero delle borse asiatiche

 

di Emanuela Melchiorre – 8 marzo 2007

La settimana passata e ancora, in una certa misura, i primi giorni della settimana corrente sono stati segnati da una serie di bruschi cali negli indici di borsa che, partendo dalle borse asiatiche, si sono ripercossi in tutte le maggiori borse occidentali. Tutto è cominciato martedì 27 febbraio scorso, quando la borsa di Shanghai ha subito un calo, in un solo giorno, di quasi nove punti percentuali (con una perdita di circa 130 miliardi di dollari Usa di capitalizzazione), provocato dall’annuncio del governo cinese di introdurre una tassa sul capital gain (i profitti da capitale azionario). L’annuncio è stato ritirato nel giro di poco tempo, ma l’errore di politica economica del governo cinese aveva già manifestato i suoi evidenti effetti sulla borsa locale. Le ha fatto eco la borsa di Tokyo e, tramite il canale delle imprese produttrici di metalli e materie prime, di cui l’America è grande produttrice, mentre la Cina ne è una grande consumatrice, il brusco calo si è ripercosso nella borsa di New York. Ciò che accade a New York accade poi, dato il jet lag, anche nelle borse europee,di Parigi,di Francoforte,di Londra e di Milano, con un ritardo di poche ore. In tal modo, la «questione cinese», come è stata definita, ha avuto degli effetti notevoli in tutto l’Occidente. Anche nei primi giorni di questa settimana, Shanghai e Tokyo stanno registrando ulteriori cali, così come le borse di Francoforte, Parigi e Milano. Mentre New York non registra brusche frenate, forte delle dichiarazioni tranquillizzanti che si sono succedute durante la settimana passata, da parte del Governatore della Federal Riserve, Ben Bernanke, sulla solidità dell’economia statunitense.

È presto per poter affermare se siamo di fronte ad una inversione di tendenza della congiuntura economica internazionale o se si tratta solamente di effetti perversi della speculazione e delle manovre di aggiotaggio. È lecito però avanzare delle prime ipotesi, che a nostro avviso sembrano plausibili. È un dato di fatto che il mercato immobiliare statunitense abbia registrato dei bruschi cali nei mesi passati, come è evidente dall’andamento dell’indice più significativo di tale mercato, mostrato dal grafico che indica l’andamento percentuale dell’avvio di nuovi cantieri edilizi.

Il mercato immobiliare, per sua natura costituisce un settore strategico per ogni economia avanzata, in quanto variazioni espansive o recessive comportano effetti sia reali sull’intera industria edilizia, sia finanziarie tramite il canale del credito e dei mutui immobiliari. Pertanto, l’inversione di tendenza del trend in tale mercato, ovvero il suo repentino ridimensionamento, può aver fatto serpeggiare il timore tra gli operatori non solo del settore immobiliare di un rallentamento dell’economia degli Usa più marcato di quello previsto e, di conseguenza, dell’economia mondiale. C’è stato poi, nella stessa settimana, l’effetto annuncio delle dichiarazioni di Alan Greespan, ex governatore della Fed, considerato ancora una autorevolissima voce della finanza mondiale, il quale ha avanzato l’ipotesi di una eventuale crisi dell’economia americana. Questi timori, uniti al calo inatteso delle borse asiatiche può aver amplificato gli effetti di quella che altrimenti sarebbe potuta essere una crisi locale.

Il dibattito internazionale scatenato da questo «martedì nero» è destinato a non esaurirsi molto presto. Nel caso in cui, come sostengono in molti, ci sia stato effettivamente una inversione nelle aspettative, ossia se ora gli investitori internazionali e gli operatori economici in generale abbiano cominciato a pensare che l’economia mondiale sia di fronte ad una battuta di arresto, allora potranno esserci conseguenze sempre maggiori in termini di una crescente avversione al rischio. Ciò comporterà il ridimensionamento delle decisioni di investimento e di finanziamento. I titoli asiatici saranno i primi a soffrire di tale atteggiamento prudenziale, in quanto sono tra i più rischiosi, anche se tra i più remunerati. Se poi si è trattato, come sovente succede, di aggiotaggio, sarà chiaro nell’andamento delle quotazioni giornaliere.

Emanuela Melchiorre

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