Il costo del denaro e la crescita economica

 

di Emanuela Melchiorre – 13 marzo 2007

L’8 marzo 2007 ha avuto luogo il settimo rialzo dei tassi di interesse della Banca Centrale europea negli ultimi quindici mesi, che ha posizionato il tasso ufficiale di sconto, ovvero il tasso pronti contro termine, al livello di 3,75 per cento, ad appena 1,5 punti percentuali al di sotto del tasso statunitense.

Sulla base delle stime sulle «potenzialità dell’Europa», come il presidente della Banca Centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha affermato, sono state riviste al rialzo le stime di crescita per l’euro-zona (portandole per il 2007 dal 2,2 per cento previsto nel dicembre scorso al 2,5 per cento, mentre per il 2008 la stima è stata alzata dal 2,3 per cento al 2,4 per cento). Di conseguenza, sulla base delle stesse congetture che hanno portato a prevedere una crescita maggiore del Pil dell’Unione monetaria, Trichet si attende una crescita dell’inflazione. Per scongiurare tale pericolo il banchiere centrale è disposto, ancora una volta, a impedire una crescita economica pari a quella degli Stati Uniti.

Ma il banchiere centrale europeo sembra ignorare gli effetti della sua decisione. In primo luogo quest’ultimo aumento comporterà un ulteriore apprezzamento dell’euro sul dollaro, con la conseguenza di ostacolare le esportazioni dei paesi dell’Euro-zona. In secondo luogo l’aumento del tasso di interesse non favorisce l’incremento del Pil nella misura necessaria ad accrescere l’occupazione. Come è noto l’aumento dell’occupazione, fino a conseguire il regime della piena occupazione, caratterizzato da un tasso di disoccupazione del 3 per cento della forza lavoro, detta «disoccupazione frizionale», non può avvenire con tassi di incremento del Pil inferiore al 3,5 per cento l’anno e per più anni.

Infine, è bene rilevare che i pericoli di inflazione sono oggi insiti nella politica creditizia europea, anzi internazionale, che ha erogato, sulla base dei meri criteri di opportunità bancaria, i mutui per l’acquisto della casa. In tal modo, è stata innescata e alimentata la speculazione finanziaria, che ha portato i prezzi delle abitazioni a valori monetari ormai discosti, anche più del doppio, dai valori reali. Per abbattere la speculazione immobiliare si possono utilizzare leve particolari, come, ad esempio, i massimali, oppure i vincoli alla distribuzione del credito a particolari settori, ecc., che non impediscono, come l’aumento del tasso ufficiale di sconto, l’incremento del prodotto interno lordo e dell’occupazione.

Emanuela Melchiorre

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