A gennaio frena la produzione industriale

 

di Emanuela Melchiorre – 22 marzo 2007

Nello scorso mese di gennaio l’indice della produzione industriale ha registrato una brusca frenata, pari ad una flessione del 1,4% rispetto a dicembre 2006. Stando ai dati ISTAT si tratta della più ampia flessione dall’aprile 2001. I settori che hanno sofferto la maggiore riduzione di produzione sono il settore dei mezzi di trasporto (-6,3%), l’industria del legno (-3,1%), dei prodotti di metallo (-2,7%), alimentari (-2,4%), della carta (-1,4%), della gomma e della plastica (-1,3%). In seguito a questo risultato negativo della produzione industriale, le ottimistiche previsioni che da più parti sono state avanzate circa una prodigiosa crescita economica per l’anno in corso del 2% del Pil italiano, peraltro del tutto insufficiente a ridare slancio all’occupazione e ad altri settori, sono state riviste al ribasso. Era, invece, prevedibile che nei primi mesi di quest’anno ci sarebbe stata una riduzione della crescita economica proprio per gli effetti depressivi della Finanziaria. Ma, ancora più importante per comprendere l’andamento dell’economia italiana, occorre osservare con attenzione le sorti dell’economia tedesca, nostro maggiore partner commerciale europeo.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha stabilito per quest’anno un incremento dell’Iva. Poiché tale intenzione era stata già annunciata l’anno passato, l’effetto annuncio ha fatto sì che la domanda tedesca di beni esteri aumentasse al fine di creare quelle scorte necessarie per fare fronte ai consumi di quest’anno e non subire così l’aumento dell’Iva. La maggior domanda tedesca ha stimolato la nostra produzione nel mese di dicembre, ma tale incremento non può trovare riscontro nei mesi futuri, poiché gli acquisti sono stati fatti. Le esportazioni italiane verso la Germania sono, infatti, aumentate nel solo mese di dicembre del 10,7%.Occorre poi considerare altri aspetti che agiscono direttamente e indirettamente sulla crescita dell’economia italiana. In primo luogo occorre considerare la flessione della domanda interna italiana che quest’anno, a causa di una Finanziaria vessatoria, sarà inevitabile. In secondo luogo, gli investimenti in tecnologia e innovazione, sia privati che pubblici, tardano a verificarsi o sono del tutto ostacolati dalla mancanza di adeguati incentivi all’innovazione tecnologica e quindi all’aumento della produttività. In sostanza, si continua a ignorare la politica dell’offerta e, pertanto, il Pil non potrà aumentare nella misura necessaria per sciogliere i nodi dell’economia italiana. In terzo luogo, la bolletta energetica nazionale, che è arrivata a 50,1 miliardi di euro, pesa molto sulla bilancia commerciale italiana e anche sui bilanci delle famiglie. La nostra incapacità di produrre energia ci porta ad essere importatori netti e, quindi, largamente dipendenti dalle importazioni di petrolio, gas ed energia nucleare, prevalentemente della Russia, dell’Algeria e della Francia, e di subire gli effetti negativi delle oscillazioni dei prezzi di mercato dei prodotti energetici. Infine, last but not least, i continui incrementi del tasso ufficiale di sconto della Bce, che comportano un apprezzamento dell’euro sul dollaro, giocano a sfavore delle nostre esportazioni extra-Ue.

Emanuela Melchiorre

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