I dati sulla produzione industriale smentiscono il trionfalismo prodiano

 

di Emanuela Melchiorre – 14 aprile 2007

Il miracolo economico proclamato dal governo Prodi è stato ridimensionato in gennaio ed ora, con i dati di febbraio, minaccia di trasformarsi in recessione. Come si ricorderà, fino all’approvazione della Finanziaria (dicembre 2006) è stato detto e ridetto che l’Italia era sull’orlo del disastro economico e che occorreva risanare la finanza pubblica. Indaffarato a dimostrare l’indimostrabile, il governo Prodi ha perduto di vista l’incremento delle entrate tributarie, che, se considerato, avrebbe dovuto condurre ad una manovra economica più leggera. A distanza di nemmeno tre mesi il centrosinistra ha parlato di una sorta di miracolo economico, con una ripresa della crescita del Pil del 3% nel 2007 che non è dato sapere come possa verificarsi.

La produzione industriale, dopo il -1,4% di gennaio (ora rivisto in caduta dell’1,7%), presenta in febbraio un ulteriore calo dello 0,5%. Così non soltanto non appare realizzabile l’aumento del Pil previsto dal governo Prodi per il 2007, ma c’è il pericolo che il sistema economico italiano vada in recessione. D’altra parte, l’aumento delle imposte indirette decise con la Finanziaria non potrà, con il passare dei mesi, non avere effetti depressivi sulla domanda. Inoltre, visto che la manovra economica non contiene incentivi per gli investimenti e per l’aumento della produttività del lavoro, non si vede come la produzione industriale possa aumentare.

A ciò si deve aggiungere il fatto che le previsioni riguardanti il contesto internazionale presentano un forte rallentamento. In particolare, la crescita economica degli Stati Uniti scenderà dal 3,5% del 2006 ad appena il 2% nel 2007. È in rallentamento anche l’economia europea, penalizzata dalla politica della Banca Centrale, che continua a mantenere un cambio euro/dollaro che penalizza le esportazioni europee. Il presidente della Banca Centrale minaccia altri aumenti del costo del denaro, con conseguenti ulteriori difficoltà dell’Europa a vendere i suoi prodotti. Il risultato sarà una ulteriore perdita di quote di commercio estero dell’euro-zona in ambito internazionale.

Da quanto detto si evince che il percorso dell’economia italiana, nel corso di quest’anno, non potrà essere virtuoso e nemmeno potrà avere effetti positivi sull’occupazione. Si può dire che senza una nuova politica economica l’Italia rischia la crescita zero. Per scongiurare questo pericolo bisognerebbe predisporre subito una nuova Finanziaria, tale da annullare tutti gli aumenti previsti per le imposte, specie indirette, e nel contempo prevedere forti incentivi agli investimenti per l’aumento della produttività del lavoro, al fine di allinearsi al contesto europeo, che rimane comunque attardato nell’ambito internazionale a causa dell’alto prezzo dell’euro, della mancanza di una politica energetica comune e dell’assenza di un piano per la piena occupazione della forza lavoro.

Emanuela Melchiorre

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