Caccia al tesoro

di Emanuela Melchiorre – 5 maggio 2007

Il senatore di Alleanza Nazionale Mario Baldassarri, in un recente articolo-denuncia comparso sul Sole 24 Ore, ha affermato che il fantomatico «tesoretto» non sia altro che occultamento di gettito del 2006 ad opera del Governo Prodi, realizzato grazie ad un facile artifizio computistico, per la cui dimostrazione rimandiamo all’articolo citato. Il motivo di tale occultamento, secondo il senatore, è quello di rinviare ai conti del 2008 la parte di flusso di entrate occultata e farla passare per un risultato positivo della lotta contro l’evasione.

Comunque sia, se esiste un tesoretto, esso costituisce la prova che quanto meno il nostro Governo non sappia fare bene i conti ed abbia grossolanamente sbagliato nelle sue previsioni. Occorre considerare poi che la crescita del Pil in termini reali è stata dell’1,9% nel 2006, ma le entrate fiscali si calcolano sul reddito nominale. Alla crescita reale occorre, quindi, aggiungere un 2% di inflazione calcolato dall’Istat, il reddito nominale sarebbe quindi cresciuto del 3,9%. È presumibile pensare che il favoloso tesoro dell’extra-gettito non sia altro che il frutto dell’aumento nominale del reddito e, quindi, in gran parte, frutto di inflazione.

Se esiste un extra-gettito, occorre comunque considerare che la Finanziaria, nel comma 4, prevede che ogni maggior gettito sarà destinato alla riduzione del deficit e del debito pubblico. Pertanto, le promesse più volte fatte dal Governo di ridistribuire le risorse prelevate dalla tassazione vessatoria della Finanziaria alle famiglie meno abbienti, oppure alle imprese, oppure, infine, per il miglioramento o l’ampliamento o la costruzione di infrastrutture, tutti questi buoni propositi non potranno realizzarsi se non ci sarà prima una revisione formale della Finanziaria stessa.

Riguardo l’uso che si possa fare del presunto tesoretto l’attuale nostro Ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha ipotizzato che possa essere destinato alla costruzione dell’autostrada litoranea per Gheddafi, il cosiddetto «grande gesto», l’opera che era stata promessa a suo tempo da Silvio Berlusconi, che aveva previsto, però, una copertura finanziaria diversa dal prelievo ai cittadini italiani coatto e vessatorio.

Resta sempre cogente, tuttavia, il monito della Banca Centrale Europea che ha sostenuto che «i conti pubblici italiani vanno risanati». Infatti, secondo il bollettino economico della Banca d’Italia, pubblicato in aprile, la spesa pubblica primaria corrente al netto degli interessi nel 2006 è pari al 40% del Pil nazionale. È stato lo stesso Draghi a definire tale sconfortante primato come uno dei «massimi storici», mentre è da rilevare un calo della spesa in conto capitale. Non si deve cadere nel facile inganno di pensare che una riduzione della spesa pubblica in conto capitale sia un vantaggio per la collettività. Le spese in conto capitale sono quelle spese che si risolvono in investimenti pubblici e che permettono quindi lo sviluppo economico del Paese, ripercuotendo i loro effetti in più anni. Le spese correnti sono destinate esclusivamente alla gestione della burocrazia. Pertanto, questa diversa composizione della spesa, maggior spesa corrente e minor spesa in conto capitale (che si è ridotta a meno del 12% della spesa totale), in una situazione generale di maggiore spesa totale, costituisce un passo in dietro rispetto al percorso della crescita economica. Se consideriamo poi la spesa pubblica totale italiana comprensiva degli interessi in percentuale (fonte Eurostat), si arriva al valore di oltre il 50% del Pil nazionale. In Europa siamo secondi solamente alla Francia, Paese che però cresce alla velocità del 2,2% del Pil annuo.

La Banca d’Italia ha inoltre calcolato il debito pubblico risultato nel 2006 di 1.575 miliardi di euro. Il Tesoro prevede che salirà a 1.616 miliardi di euro alla fine del 2007. La Banca Centrale Europea ha ribadito che la riduzione del debito è un imperativo da perseguire entro tempi brevi; l’Ecofin, riunitosi il mese scorso a Bruxelles, dal canto suo, spinge affinché l’Italia raggiunga l’obbiettivo del bilancio in pareggio entro il 2010.

In conclusione, ai cittadini non resta che constatare che rimangono più interrogativi che non certezze. Lo stesso Governo non è in grado di dire oggi se esiste il tesoretto e a quanto esso effettivamente ammonti. Se esiste, non sappiamo come utilizzarlo, dato che sono state avanzate molte e fantasiose alternative, tutte però soggette al vincolo formale del 4° comma della Finanziaria. Non è difficile pensare che nei prossimi giorni assisteremo ancora ad altre fasi di questa fantomatica caccia al tesoro.

Emanuela Melchiorre

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