Ma quanto puzza questa immondizia?

 

di Emanuela Melchiorre – 29 maggio 2007

L’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, oggi deputato europeo, in una snella e divertente intervista comparsa sabato su Libero ha fornito una semplice soluzione all’ormai assillante tormentone dell’immondizia napoletana. Una sola parola chiave: «Termovalorizzatore». Anch’egli, quando era sindaco, si ritrovò in una situazione simile a quella partenopea, ereditata però dalle giunte precedenti, tutte di sinistra e ambientaliste. La raccolta differenziata messa in atto precedentemente al governo Albertini si traduceva in un chimera. Si raccoglievano rifiuti secondo i crismi della differenziazione e i rifiuti organici venivano trasformati in «compost», un prodotto della degradazione batterica, che avrebbe dovuto essere usato come fertilizzante. Il procedimento per la creazione di questo concime era, però, piuttosto costoso e la resa molto bassa, così come molte mode ambientaliste. Inoltre, non trovando una domanda sufficiente per smaltire l’intero prodotto, il risultato era che gli invenduti venivano scaricati nella discarica comune, con effetti inquinanti notevoli, oltre che con ampio spreco di risorse e di tempo.

Il termovalorizzatore ha rivoluzionato questo circolo vizioso. Trasformando i rifiuti in energia si è potuto produrre sufficiente riscaldamento per circa 15 mila famiglie che vivono nelle zone limitrofe al termovalorizzatore ed energia elettrica per 80 mila famiglie. Non produce alcun odore sgradevole, mentre produce emissioni nell’atmosfera per valori prossimi allo zero. È una sistema efficiente e, per la felicità dei signori ambientalisti, eco-sostenibile. D’altronde, le soluzioni sono spesso a portata di mano. Basta fare una passeggiata per le vie di Stoccolma, capitale europea all’avanguardia per quanto riguarda la gestione efficiente di tutti i servizi pubblici. I rifiuti delle famiglie, ad esempio, sono raccolti direttamente all’interno degli edifici stessi (a quelle temperature, spesso sotto lo zero, non occorre nemmeno scendere per la strada) e concentrati in uno stoccaggio centralizzato mediante un sistema di tubi di collegamento. Nei termovalorizzatori, diffusi in tutta la città, in centro e in periferia, i rifiuti sono trasformati in acqua calda e in riscaldamento con costi molto contenuti per tutta la collettività, mentre i mezzi pubblici funzionano con i gas prodotti dal riciclaggio delle acque scure.

Ma tornando alla felice esperienza nostrana, Albertini sostiene che con gli introiti della vendita dell’energia prodotta dal termovalorizzatore il costo della costruzione dell’impianto è stato ammortizzato in sei anni e al tempo stesso è stata ripulita la città dai graffiti vandalici; inoltre si è potuto fare fronte agli inconvenienti causati dalla nevicata eccezionale del 2005. Concludendo, se la signora Iervolino e il signor Bassolino non hanno voglia di arrivare fino all’estremo nord dell’Europa per vedere cosa fare dei rifiuti dei napoletani, possono anche solo prendere un aereo fino a Malpensa e fare una passeggiata per via Silla, quartiere Figino, nord-ovest di Milano, e magari scimmiottare le scelte già fatte da amministrazioni più efficienti.

Emanuela Melchiorre

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: