L’Italia verso il declino economico?

 

di Emanuela Melchiorre – 31 maggio 2007

I trionfalismi del governo sulla ripresa economica si tramutano in pericoli di declino economico. Dalla pubblicazione dei dati relativi al primo trimestre di quest’anno si rileva che l’economia italiana sarebbe cresciuta di appena lo 0,2% contro la media europea dello 0,6% e quindi con un rapporto di 1 a 3, il che significa un ulteriore distacco dell’Italia nei confronti dell’Europa. Dato che le previsioni indicano un rallentamento dell’economia internazionale, tanto che per gli Stati Uniti si prevede un aumento del Pil a fine anno del 2% soltanto, c’è ormai la certezza che l’economia italiana ha mancato di agganciarsi all’economia mondiale.

D’altronde guardando le previsioni per i prossimi trimestri di fronte al calo della produzione industriale e dei consumi c’è poco da sperare. A detta del presidente dell’Istituto di Studi e di Analisi Economica (ISAE), Alberto Majocchi, da poco riconfermato dal governo, «il sistema economico italiano necessita di scelte che sostengano i consumi e migliorino l’efficienza dei servizi» e – aggiunge – «nella direzione di rassicurare le incerte famiglie italiane e fortificarne le decisioni di spesa, servirebbe la scelta da parte del governo di rinunziare per il 2008 alla consueta manovra che pesa sui contribuenti».

Il declino dell’economia italiana è del resto insito nella politica economica e finanziaria del Governo Prodi, perché l’aumento della pressione fiscale prodotto dalla Finanziaria non può non deprimere le attività economiche. Se fosse vero il contrario e cioè che aumentando la pressione fiscale cresce il reddito nazionale, l’economia non avrebbe motivo di essere studiata e ormai di sussistere.

È mancata al governo e ai suoi ministri economici la capacità di ridurre le spese correnti, che, invece, crescono in virtù della concezione statalista della sinistra italiana. Ed è anche vero che la migliore arma per combattere l’evasione fiscale che le fonti governative amplificano quasi di giorno in giorno, è quella della riduzione delle aliquote, oltre ai controlli efficaci come avviene ad esempio negli Stati Uniti. Per diventar un paese moderno l’Italia deve abbassare la pressione fiscale oggi in atto, che quest’anno si aggirerà intorno al 45% del Pil circa, per portarla ad un terzo dello stesso Pil.

Il nuovo governo che subentrerà quanto prima a quello in carica dovrà elaborare un programma di abbassamento graduale ma continuo del carico di imposte, di tasse e di balzelli vari; il Governo Prodi, la cui attività legislativa è quasi ferma, ha infatti dimostrato tutta la sua incapacità a risolvere i problemi più urgenti del Paese e a migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione. Un traguardo è quello di allinearsi ai Paesi, come gli Stati Uniti, nei quali il fisco non è vorace ma produttivo, nel senso che lascia notevoli risorse ai cittadini da impiegare sia nei consumi che nei risparmi, ossia in quest’ultimo caso negli investimenti.

Emanuela Melchiorre

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