Alla vigilia del ballottaggio il governo ha annunciato un incredibile aumento dei consumi

di Emanuela Melchiorre – 12 giugno 2007

Tempestivamente, come in ogni campagna elettorale, il governo non ha mancato di far vedere che l’economia italiana va abbastanza bene e che la Finanziaria capestro del ministro Padoa Schioppa non produce quei danni da tutti i contribuenti lamentati, perché legati al criterio scientifico che ogni inasprimento della pressione fiscale, specie se provocato da aumenti dell’imposizione indiretta, produce un effetto depressivo sia sulla domanda sia sull’offerta di beni e servizi, per cui il prodotto interno lordo, il cosiddetto Pil, non può aumentare e anzi declina inevitabilmente.

Alla vigilia del ballottaggio delle elezioni amministrative sono stati resi noti i dati dell’economia italiana nel I trimestre di quest’anno e con sorpresa generale, ma in contrasto con tutte le apparenze e le lamentele dei consumatori, dei commercianti e di quanti sono addetti al settore commerciale, i consumi nazionali avrebbero mostrato un aumento quasi impressionante e quindi a maggior ragione non credibile, di ben lo 0,7 per cento, quando per tutto l’anno 2006 i consumi delle famiglie e quelli collettivi avevano mostrato una dinamica molto contenuta, quasi da recessione.

Si cerca di spiegare questo aumento dei consumi con la rottamazione delle auto, che nella misura in cui si è fino ad oggi verificato ha privilegiato le auto estere con conseguente aumento delle importazioni. Dato che secondo l’Istat le importazioni sarebbero diminuite nel primo trimestre di quest’anno dello 0,9 per cento, ciò significherebbe una flessione nelle importazioni degli altri beni se l’importazione di auto fosse aumentata.

Dai dati pubblicati si evince che l’Italia si trova sempre un passo indietro rispetto agli altri paesi europei e, in particolare, nei confronti di Francia e Germania. Ma anche l’intero contesto europeo mostra la solita fiacca dovuta alle regole di Maastricht, che pongono la moneta in primo piano sganciata però dall’occupazione, che ristagna. Si evince, inoltre, come, più volte detto, la dinamica europea e quindi anche quella italiana, si muove nel contesto di un rallentamento della congiuntura internazionale.

Un altro dato che appare in contrasto con le osservazioni non ufficiali è rappresentato dal settore delle costruzioni, che presenterebbe, nel primo trimestre di quest’anno, un aumento dell’1,5 per cento equivalente a un incremento del 5,2 per cento sul corrispondente dato del 2006. È noto che i lavori pubblici sono in gran parte fermi e che il settore delle abitazioni non tira per il calo della domanda dovuto dall’eccessivo aumento dei valori di mercato dell’abitazione. Gli stessi mutui erogati dalle banche sono in flessione e l’aumento del costo del denaro non è stato certo un incentivo. Al riguardo, infatti, si temono contraccolpi dovuti alla speculazione finanziaria che da anni ha creato valori delle abitazioni superiori di circa tre volte a quelli in essere pochissimi anni fa.

Si attendono con una certa curiosità le previsioni per il secondo trimestre di quest’anno, con la speranza che non si proceda a illudere i consumatori e i lavoratori con dati che non sembrano quadrare con i risultati che si possono evincere dalle lamentele dei consumatori, dei commercianti, degli imprenditori e dei lavoratori. Il governo manca di credibilità quando afferma che l’economia tira e tutti si lamentano e accusano difficoltà crescenti. Mai visto nella storia d’Italia, dall’Unità ad oggi, che un governo si trovi contro ogni ceto sociale e ogni categoria di lavoratori e di operatori economici. Dai decreti del governo non si sono salvati nemmeno i barbieri!

Emanuela Melchiorre

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