Borsa e finanza, il punto della situazione

 

di Emanuela Melchiorre – 28 agosto 2007

Agosto, che ormai volge al termine, è stato il mese più caldo di questa tormentata estate, anche se non da un punto di vista climatico. Se il mese volge al termine, altrettanto non possiamo affermare con certezza per quanto riguarda la crisi finanziaria che le borse di tutto il mondo hanno subìto in seguito al crollo dei titoli legati ai mutui subprime. La politica monetaria espansiva della Federal Riserve, che venerdì 17 agosto ha abbassato il tasso di sconto di 50 punti base dal 6,25% al 5,75% e che ha immesso sul mercato a più riprese notevoli quantità di liquidità, ha avuto effetti positivi sulle borse di tutto il mondo, anche se Wall Street si presenta ancora altalenante. Le stesse politiche monetarie espansive sono state seguite dalle Banche centrali del Canada, del Giappone e della Russia.

A prima vista non sembra, invece, molto allineata la politica che sta seguendo la Banca centrale europea. Immette e drena liquidità nel mercato a più riprese; un giorno conforta il mercato affermando che non aumenterà ulteriormente il tasso ufficiale di sconto, un altro giorno minaccia una stretta monetaria, aumentando il tasso di sconto a settembre, per il timore dell’inflazione. C’è da chiedersi come mai in una situazione di evidente empasse con grave rischio di crisi mondiale e quindi di ridotte aspettative di crescita economica delle economie più avanzate, Trichet si pone tanto spesso il forte dilemma dell’inflazione.

Occorre però osservare che il banchiere centrale europeo aveva dato l’allarme sul dilagare dei titoli emessi a valere sui mutui sulle abitazioni, ma poi si era limitato a seguire la politica tradizionale dell’aumento del costo del denaro, rafforzando pertanto l’euro e penalizzando le esportazioni. Non è stato compreso dalle banche centrali dei paesi avanzati che occorreva sgonfiare fin dal suo insorgere la bolla speculativa sugli immobili, i cui prezzi si sono mediamente quasi triplicati per mere ragioni speculative. Si è sviluppata un’inflazione creditizia e pertanto occorreva una politica monetaria selettiva, diversa quindi da quella seguita dell’aumento indiscriminato del costo del denaro. Bisognava controllare le banche e impedire l’insorgere della spirale perversa creatasi con la cartolarizzazione incontrollata. Si pone ora il dilemma se far scoppiare subito la bolla speculativa sugli immobili, oppure gradualmente, come sembra, visto le immissioni di liquidità da parte delle banche centrali. Ma questa è una strada lunga e pericolosa e la politica deve subentrare alle banche centrali non essendo ormai una questione di semplice politica monetaria. Per evitare un altro 1929 sarebbe bene che i governanti pianificassero il rientro dalla speculazione per non penalizzare la crescita economica e quindi l’occupazione. Speriamo che non sia troppo tardi e che si sia convinti che l’immissione di liquidità nel mercato, come hanno fatto subito le banche centrali, ha limiti ben precisi e rischi grandi. Ormai non si tratta più di tamponare una falla. Per questo la politica ha l’obbligo di intervenire.

Occorrerà ritornare su questo argomento. Per ora ci si limita ad osservare che gli Stati Uniti sono fortemente indebitati, sia a livello centrale, con ampio debito pubblico e con un inusitato disavanzo commerciale, sia a livello privato, in quanto i cittadini consumano più di quanto guadagnino, con ampio ricorso al credito al consumo. Questa abitudine si sta diffondendo anche in Italia, dove il credito al consumo si aggira su un sesto di quello americano, mentre il rapporto tra i rispettivi Pil è di 1 a 7. La situazione finanziaria delle famiglie italiane corre il rischio di superare i limiti della sostenibilità. Ci sono già evidenti segnali che riguardano sia il credito al consumo, che si espande, sia il mercato immobiliare italiano, che sembra in crisi. Il 60% circa degli italiani ricorre al mutuo per l’acquisto della propria casa, il 20% circa acquista la propria abitazione con mezzi propri e l’altro 20% circa lo acquista vendendo un altro bene immobile. I tassi di interesse sui mutui sono aumentati in seguito alla politica monetaria restrittiva che la Bce porta avanti da tempo. Sono aumentati di conseguenza i pignoramenti delle case, usate a garanzia dei mutui accesi dalle famiglie, poiché queste ultime non sono state più in grado di onorare gli impegni finanziari presi.

Gli italiani che ancora risparmiano, in situazioni di tale incertezza finanziaria, si rivolgono al mercato mobiliare e in particolare ai titoli che presentano minori margini di rischio. Le risposte a questa esigenza sono tradizionalmente i titoli pubblici (i Bot, i Cct) e le obbligazioni. È, infatti, aumentata la domanda di tali titoli e puntualmente il governo ha minacciato l’aumento dell’imposizione sulle rendite finanziarie, spacciandola per la solita «giusta tassazione» ai ricchi, tacendo invece il fatto che gli acquirenti di tali titoli sono in larga parte piccoli risparmiatori avversi al rischio. L’inversione di tendenza può partire solo da una lungimirante politica della crescita. Occorre infatti incentivare gli investimenti in tecnologia, per far sì che aumenti la produttività del lavoro, rilanciare le opere pubbliche e incentivare la produzione reale. Quest’ultimo obbiettivo potrà essere raggiunto solo riducendo il carico fiscale e non aumentando nuovamente le imposte, come già è stato più volte minacciato da «affermazioni estemporanee» di rappresentanti del governo.

Emanuela Melchiorre
 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: