L’economia mondiale è ad un bivio

 

di Emanuela Melchiorre – 6 settembre 2007

La Bce prosegue la sua politica di rifinanziamento del mercato immettendo dosi massicce di liquidità, l’ultima in ordine di tempo è quella del 4 settembre scorso, sotto varie forme e termini di scadenze. Nonostante le parole rassicuranti, in una sua recente intervista sul quotidiano spagnolo El Pais, di Joaquin Almunia, il commissario Ue agli affari economici e monetari, rimane comunque alto il livello di guardia per l’impatto che la crisi dei mutui americani avrà sull’economia europea, e dell’Italia in particolare.

La somministrazione di liquidità ai mercati finanziari da parte delle banche centrali dei paesi avanzati è una politica che, come già affermato in precedenti nostri scritti, ha i suoi costi ma soprattutto i suoi limiti. Non è stato compreso dalle banche centrali dei paesi avanzati che la bolla speculativa degli immobili, che si è diffusa nei mercati immobiliari di tutti i paesi avanzati, avrebbe dovuto essere sgonfiata fin dal suo insorgere. Si è sviluppata un’inflazione creditizia e, pertanto, occorreva una politica monetaria selettiva, diversa quindi da quella seguita dell’aumento indiscriminato del costo del denaro perseguita dalla Bce. La Federal Reserve ha seguito una politica diversa da quella della Banca centrale europea, in quanto ogni sua decisione è dettata dal duplice obbiettivo di controllo dell’inflazione e della crescita economica. Ciò nonostante non sono state controllate le banche e le società finanziarie per impedire l’insorgere della spirale perversa creatasi con la cartolarizzazione incontrollata.

È questo il momento per scegliere quale via perseguire. A nostro avviso ve ne sono solamente due. La prima consiste nel far scoppiare subito la bolla speculativa sugli immobili, che comporterebbe una potente selezione delle imprese finanziarie mantenendo in vita le più solide e spazzando via quelle meno efficienti. Ma ciò non comporterebbe una selezione esclusivamente nel mercato immobiliare. Poiché quest’ultimo presenta un indotto di attività produttive di vastissime dimensioni, la selezione delle imprese comprenderebbe anche tutti gli altri comparti dell’economia, con effetti negativi difficili da prevedere. La seconda via consiste nello sgonfiare gradualmente la bolla con le immissioni di liquidità da parte delle banche centrali. Ma questa è una strada lunga e pericolosa e la politica deve subentrare alle banche centrali, non essendo ormai una questione di semplice politica monetaria.

Gli Stati Uniti hanno già preso una posizione di fronte a questo dilemma. Hanno, infatti, annunciato una politica di sostegno governativo alle famiglie che si trovano nella impossibilità di poter pagare i loro impegni finanziari contratti. Anche se una simile politica non è sufficiente a tamponare la crisi a catena che si è innescata in tutto il mondo e che continuerà a far parlare di sé, serve nel momento a impedire un tracollo senza possibilità di scampo. Rimane sempre in piedi la questione di risanare il mercato, spazzando via gli speculatori ritornando a una sana finanza.

Per evitare un altro 1929 sarebbe bene che non più solamente i banchieri centrali, ma anche e soprattutto i governanti pianificassero il rientro dalla speculazione per non penalizzare la crescita economica e quindi l’occupazione. Ci auspichiamo che ci sia ancora un margine di manovra per la politica e che non sia troppo tardi per evitare la crisi mondiale. Gli Stati Uniti faranno il possibile per evitare un tracollo generale e già sono intervenuti attraverso speciali fondi ad acquisti massicci di titoli, ma incombe sempre l’obbligo di risanare il mercato, accettando un rallentamento della loro economia, che purtroppo avrà ripercussioni in tutto il mondo, Italia compresa, la cui economia, per effetto della politica fiscale del ministro dell’Economia e del suo vice-ministro alle Finanze, non potrà raggiungere la crescita prevista. Visto il calare dei consumi e degli investimenti non sembra azzardato affermare che senza una forte riduzione della pressione fiscale la recessione è ormai vicina.

Emanuela Melchiorre 

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One Response to “L’economia mondiale è ad un bivio”

  1. Beh… meno male che io i miei fondi li ho disinvestiti! 😉 

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