La finanziaria del «bamboccione»

di Emanuela Melchiorre – 9 ottobre 2007

Dopo la sciagurata Finanziaria per il 2007, che ha aumentato la pressione fiscale, nonostante fosse necessario ridurla e nel contempo tagliare le spese pubbliche, centrali e locali, si attendeva una Finanziaria per il 2008 in certo qual modo riparatrice dei danni provocati. Le stesse entrate fiscali, contrabbandate per «tesoro» sono, invece, frutto di incapacità a stimare correttamente le entrate tributarie, in gran parte dovute non all’aumento delle attività economiche reali, ma alla lievitazione dei prezzi. Il reddito nazionale, come il reddito di impresa, può aumentare in valori monetari, ma rimanere inferiore in termini di quantità, ossia reali a causa dell’aumento dei prezzi, vale a dire l’inflazione. Lo stesso errore si è verificato anche durante i primi mesi del corrente anno. Il cosiddetto «tesoretto» non andrebbe speso, perché in gran parte, giova ripetere, deriva dall’aumento dei prezzi e non dalle maggiori quantità di beni prodotte e vendute. Ma dal ministro dell’economia, giudicato il peggiore tra i suoi colleghi dell’eurozona, non c’è da attendersi di meglio. E nemmeno c’è da sperare in qualcosa di buono dal primo ministro, che si è aggrappato all’estrema sinistra sia per formare il governo, sia per non andare a casa con grande sollievo della stragrande maggioranza degli Italiani.

Non era mai accaduto che una Finanziaria fosse approvata per una parte e per l’altra parte rinviata a un prossimo consiglio dei ministri nella speranza di trovare unanimità tra i ministri, pena la caduta del governo e quindi il ricorso alle urne, che estrometterebbe per sempre l’estrema sinistra dal governo. La politica di questo governo è pericolosa, perché dimostra a) che gli interessi del Paese sono tenuti in scarsa o nulla considerazione; b) che è antidemocratica, perché non raccoglie i consensi della maggioranza dei cittadini; c) che le scelte di politica economica sono fatte da ministri che dovrebbero fare altri mestieri, incapaci di aggiornarsi e di avere visioni lungimiranti; d) che la politica estera del governo è ambigua, volendo stare a braccetto con i fondamentalisti e con chi giustamente deve far fronte alle loro azioni terroristiche.

Non ci si deve meravigliare se nel Paese monta il rifiuto per la politica, accusata di essere sempre più lontana dai cittadini e portata a privilegiare interessi di parte e a distribuire il reddito nazionale indipendentemente dalla sua produzione, come testimonia ancora una volta la parte della Finanziaria approvata dal governo. Mentre l’inflazione trova alimento nella spesa pubblica improduttiva, la dinamica economica interna è in progressivo rallentamento, sia a causa della situazione internazionale che deve scontare la crisi immobiliare, sia a causa dell’euro in continuo apprezzamento sul dollaro Usa, sia, infine, perché non è mai accaduto che aumentando la pressione fiscale aumenti anche il reddito nazionale.

Dopotutto non possiamo pretendere molto da un ministro delle finanze che ha giudicato i giovani di oggi non come cittadini che attendono una risposta sacrosanta alle loro esigenze professionali e personali a causa di una economia quasi stagnante e incapace di occupare le risorse lasciate involontariamente improduttive, ma piuttosto come «bamboccioni» che non hanno altro nella testa che svuotare il frigorifero della casa paterna e bivaccare in salotto invece di assumersi le loro responsabilità. Egli ha proposto come soluzione a tanto disimpegno una mancetta sufficiente per una cena al ristorante, un ridicolo incentivo da quattro soldi per far si che i giovani escano di casa senza la possibilità di un futuro degno delle proprie aspirazioni e si accontentino di una esistenza misera, in cui uno stipendio, nella migliore delle ipotesi, sia appena sufficiente a coprire il costo di un affitto. Ad un simile ministro, abile più nelle sottrazioni che nelle addizioni, si può rispondere solo in un modo, versandogli gli stessi 41 euro al mese che ha proposto ai giovani «bamboccioni» italiani per poter sloggiare dal governo e lasciare il posto a chi sia in grado – e questa non è un’ardua sfida – di fare il ministro delle finanze meglio di lui. A tal fine, si potrebbe proporre di comunicare in massa direttamente al ministro un simile suggerimento scrivendo una e-mail, come già è avvenuto in questi giorni, all’indirizzo che lui stesso gentilmente ci ha messo a disposizione sul sito del ministero delle finanze: portavoce@tesoro.it .

Emanuela Melchiorre

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