Italiani, un popolo povero anche di illusioni

di Emanuela Melchiorre – 18 ottobre 2007

Tra mutui a tassi elevati e credito al consumo, aumentano i debiti degli italiani che consumano più del loro reddito disponibile, mentre continuano ad assottigliarsi i loro risparmi. È questo un segnale allarmante poiché è evidente che si sono invertite le preferenze degli italiani, notoriamente risparmiatori. Soprattutto sembra che i risparmi dei giovani siano inesistenti. D’altra parte, i loro stipendi non si sono adeguati ai nuovi prezzi schizzati all’insù dall’introduzione dell’euro e dalla spinta dell’inflazione interna e internazionale. Oggi il valore reale dei redditi da lavoro si riduce e impone livelli qualitativi di vita sempre più bassi, a causa, infatti, dell’inflazione importata, dovuta all’alto prezzo dell’energia che, a dispetto di un euro forte, non accenna a ridursi, mentre dovrebbe diminuire essendo l’euro più forte del dollaro. C’è poi l’inflazione endogena al sistema nazionale, dovuta all’aumento dei prezzi anche dei beni alimentari e di sussistenza, che tendono a crescere a ritmi ben più sostenuti rispetto a quelli calcolati da alcuni istituti di rilevazione statistica.

Altro aspetto preoccupante è il tasso di disoccupazione che, secondo le rilevazioni dell’Istat, si attesta al 5,7% nel secondo trimestre del 2007, ben lontano dal livello del 3% circa proprio della disoccupazione frizionale, ovvero della piena occupazione, che può essere raggiunta solo grazie a un tasso di crescita dell’economia almeno del 3% e per più anni, quindi maggiore dell’attuale 1,7% (stimato a settembre da Confindustria). L’istituto di statistica rileva, inoltre, che 260.000 persone, residenti soprattutto nel Mezzogiorno, dal secondo semestre 2006 ad oggi hanno rinunciato alla ricerca attiva di un lavoro per un «diffuso sentimento di scoraggiamento». Esso attesta, infine, che si sono ridotti i lavoratori indipendenti che sopportano i rischi imprenditoriali connessi all’incertezza per il futuro, mentre è cresciuto l’utilizzo della manodopera straniera.

In seguito alla crisi dei mutui «subprime», che ha fatto esplodere la bolla speculativa del mercato immobiliare, nonché in seguito all’effetto depressivo della eccessiva pressione fiscale, le stime per il 2008 stilate dal Fondo monetario internazionale riguardo la crescita dell’economia italiana sono al ribasso. Si prevede una crescita non superiore all’1,3% (le previsioni precedenti erano dell’1,7%). La Finanziaria 2007 ha avuto come effetto la riduzione del reddito prodotto e l’aumento della pressione fiscale, che, oltre ad aver provocato effetti negativi sulla crescita economica, non è riuscita a compensare le maggiori spese dell’attuale governo, né, a maggior ragione, a coprire il debito pregresso. La Finanziaria 2008 non ha riscosso alcun consenso a Strasburgo, in occasione dell’Ecofin, e ha procurato all’Italia, ancora una volta, l’accusa di non rispettare i piani di rientro del debito stabiliti in precedenza, che prevedono il pareggio di bilancio per il 2010. È questa la realtà con la quale gli italiani devono fare i loro conti ogni giorno, sono queste le difficoltà e soprattutto le pessimistiche aspettative che essi nutrono per il futuro in un periodo di crescita molto lenta, quasi stagnante, dell’economia. Ai giovani, anche quando escono dall’Università, si presenta la medesima possibilità di lavori precari e poco retribuiti dei loro coetanei meno qualificati, per lo più contratti a tempo determinato presso call center, come segretari ragionieri o come apprendisti, oppure, infine, per stage che prevedono orari lavorativi full time e retribuzioni di non più di 300-400 euro mensili. Tali soluzioni offrono scarsi margini di autonomia economica e non consentono aspettative, né progetti o ambizioni. Diventa impossibile iniziare un’esistenza indipendente dal nucleo familiare, magari in affitto. Ancor meno sembra possibile «metter su famiglia» o acquistare una casa. Sembra, quindi, del tutto fuori luogo l’appellativo di «bamboccioni» usato dal ministro delle finanze, Padoa-Schioppa, il quale, con buona probabilità, non comprende la realtà in cui vive.

La risposta a un simile generale stato di disagio sta diventando sempre più il disimpegno, l’antipolitica, la rinuncia alla realizzazione dei propri progetti. Si pospongono nel tempo le scelte importanti della vita (una famiglia, una casa….). I più intraprendenti scelgono l’espatrio volontario verso paesi, come ad esempio gli Stati Uniti, che offrono maggiori possibilità professionali, maggiore attenzione all’innovazione e alla ricerca. Quelli che restano scendono in piazza, come hanno fatto mezzo milione di persone sabato scorso 13 ottobre. Famiglie, professionisti, commercianti, il c.d. «popolo delle persone per bene», hanno manifestato per le vie del centro di Roma in un corteo ordinato, per opporsi all’eccessivo carico fiscale e alle inefficienti politiche per la sicurezza che l’attuale governo ha posto in essere. In definitiva, oltre ai tanti mali della politica del governo Prodi, tra cui, in primo luogo, l’eccessiva pressione fiscale, l’insufficienza dei servizi pubblici e l’immigrazione incontrollata, c’è il male che forse è il peggiore di tutti, quello del tradimento delle aspettative dei giovani, delle loro ambizioni, delle loro speranze. Per questo è necessario che l’attuale legislatura volga al termine il più presto possibile, affinché sia restituita alle nuove generazioni la fiducia nel futuro.

Emanuela Melchiorre

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