Tutti parlano di ambiente…

 

di Emanuela Melchiorre – 3 novembre 2007

Dagli anni Settanta, in particolare dalla pubblicazione nel discutibile Rapporto del Club di Roma «I limiti dello sviluppo», molti parlano di ambiente in pericolo, di crisi energetica e di imminente fine delle scorte degli idrocarburi. Scene tragiche che presentano deboli, per non dire infondati, argomenti scientifici, ma che occupano spazio sui media e tra i tavoli dei forum internazionali. Si è espresso a favore dei temi «verdi» più in voga, con grande sorpresa di tutti, compresi gli ambientalisti stessi, anche il presidente francese, Nicolas Sarkozy, che alla Conferenza nazionale sulle tematiche dell’ambiente e dei cambiamenti climatici ha parlato di Ogm, gas serra, pesticidi. Si è espresso a favore del rispetto dell’accordo di Kyoto e di tassa sulle emissioni di gas serra (la carbon tax), di conversione dei trasporti da gomma a rotaia ad alta velocità, di eolico e di fotovoltaico. Ma il presidente francese ha parlato dal suo pulpito di prima Nazione che soddisfa il suo fabbisogno energetico con il nucleare. Occorre considerare però anche il fatto che, tra tante parole vacue care alla lobby ecologista e che riempiono i discorsi di esponenti dei governi o di persone in vista (tanto per fare un esempio, il documentario «Una scomoda verità» è valso addirittura un premio Nobel ad Al Gore), qualche concetto a nostro avviso di rottura dei classici schemi ecologisti c’è stato.

Nonostante le premesse «verdi» tradizionali, Sarkozy ha ribadito – come sopra accennato – il ruolo principale del nucleare come fonte energetica nazionale. La Francia produce infatti il 78% del suo fabbisogno energetico grazie ai 58 impianti nucleari che ha sul suo territorio. In Italia, dai sondaggi d’opinione portati avanti da alcuni periodici di visione liberale, si riscontra un cambiamento radicale di tendenza rispetto al dannoso referendum del 1987. Lo stesso ministro Bersani ha trovato il tempo di occuparsi, oltre che di fallimentari liberalizzazioni, anche di fonti alternative, considerando il nucleare come parte integrante delle varie alternative al petrolio, ma solo nel lungo periodo. Attualmente la ricerca scientifica internazionale sul nucleare, alla quale partecipa pure – anche se in misura minore – l’Italia, è stata oggetto di censura da parte dei media. È stato infatti piuttosto difficile reperire informazioni aggiornate e attendibili sugli effettivi progressi scientifici che hanno permesso la realizzazione di numerose alternative di reattori. Sono allo studio sei tipi di sistemi di reattori di quarta generazione. Tre sono reattori termici (a temperatura molto alta, ad acqua supercritica e sali fusi), tre sono reattori veloci autofertilizzanti, refrigerati a gas elio, a sodio, a metallo liquido e a piombo. Tutti questi reattori riducono notevolmente il pericolo di scorie radioattive.

Per quanto concerne l’altra fonte alternativa, il gas naturale, nel nostro Paese sono finalmente avviati verso il compimento dell’iter burocratico per la costruzione alcuni rigassificatori, tra cui quello di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. L’Enel ha infatti avuto in questi giorni il via libera alla costruzione di un rigassificatore: per la prima volta le comunità locali non si sono opposte alla realizzazione di una infrastruttura utile all’economia della Sicilia e, attraverso lo Stretto, dell’Italia peninsulare. L’Enel ha comunicato che investirà nel progetto di Porto Empedocle 600 milioni di euro e che la conclusione dei lavori per l’implementazione è prevista per il 2011. Oltre ai vantaggi in termini di approvvigionamento energetico tale impianto, secondo le previsioni, darà un posto di lavoro a circa 200 addetti, senza considerare l’impiego di personale per la costruzione stessa. Se questo impianto, come si spera, farà parte di un compiuto sistema di rigassificatori, l’Italia potrebbe diventare anche una Nazione esportatrice di gas naturale importando via mare dai luoghi dove il metano costa di meno e immettendo l’eccedenza del consumo interno nella rete dei gasdotti. La notizia del rigassificatore siciliano è confortante specie in seguito alla vicenda del corrispondente impianto brindisino. Si ricorderà infatti che a Brindisi, dopo l’ottenimento di tutti i permessi per la realizzazione di un rigassificatore ad opera della britannica British Gas, e in seguito all’investimento di ben 200 milioni di euro, i lavori sono stati bloccati, facendo «perdere la faccia» all’Italia nei confronti degli investitori stranieri.

In questi giorni tutti parlano di ambiente, e oltre agli ecologisti di moda ci sono quelli che rompono gli schemi tradizionali e puntano sul nucleare come fonte energetica più pulita. Si auspica che questo nuovo approccio al nucleare possa comportare per l’Italia una imminente svolta nella produzione nazionale di energia, con l’ausilio, entro un periodo di tempo non molto lungo, di rigassificatori e di reattori nucleari di 4° generazione nel territorio nazionale, con grande risparmio nelle importazioni.

Emanuela Melchiorre

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