CREDITO AL CONSUMO E PRESTITI IMMOBILIARI

Aumento notevole dei debiti degli italiani. Circa metà del loro reddito disponibile è destinato al pagamento dei propri debiti

La crescita degli impegni finanziari degli italiani pone l’interrogativo sulla loro sostenibilità

 

 Di Emanuela Melchiorre

 

 

La crisi finanziaria che nel mese di agosto ha tormentato i listini di tutte le borse mondiali, da quella statunitense a quelle europee a quelle asiatiche, costringe ad attente riflessioni su quanto sia successo, sui meccanismi di trasmissione della crisi, sui ruoli della politica in generale e della politica monetaria in particolare, che in Europa, come negli Stati Uniti, è portata avanti dalle banche centrali, la Federal Riserve e la Banca centrale europea. Ma se gli Stati Uniti hanno voluto comunque mantenere un sano collegamento tra politiche monetarie in senso stretto e politiche di crescita economica in senso più ampio, inserendo nello statuto della Fed l’obbiettivo della stabilità monetaria in relazione alla crescita economica e dell’occupazione, in Europa tale approccio non è stato considerato. Al contrario la Bce considera come suo unico obbiettivo la lotta all’inflazione, senza porre la dovuta attenzione alla crescita economica dell’euro-zona. Quest’ultima, secondo parola del trattato sarà perseguita rispettando i  soli parametri, stabiliti a tavolino, del deficit e del debito, asettici e irrispettosi dell’andamento ciclico delle economie mature.

 

Non stupiscono pertanto le provocazioni del presidente francese Nicolas Sarkozy il quale, rivolto al governatore della Bce, tal Trichet, ha sostenuto che «nutrire il dibattito» sul futuro dell’euro ha fatto cambiare atteggiamento al banchiere centrale il quale, infatti, non ha aumentato a settembre il tasso di interesse di riferimento europeo. Gli Stati Uniti hanno agito diversamente. La Fed ha ridotto il tasso di interesse di riferimento, mentre il governo ha posto in essere politiche di sostegno ai piccoli risparmiatori che non erano in grado di sostenere gli impegni finanziari assunti per l’acquisto della propria casa.

 

La crisi subprime ci fa riflettere su quanto possa essere importante ed efficace, se non un accentramento di tutte le politiche di crescita, siano esse monetarie che economiche, in capo al governo, almeno una sinergia tra le due azioni, quella del governo e quella della banca centrale, per perseguire il medesimo obbiettivo: la crescita economica e quindi il benessere della collettività.

 

Poiché l’origine della crisi finanziaria prima americana e poi asiatica e quindi mondiale risiede nella facile cartolarizzazione dei mutui immobiliari americani ad alto rischio (detti appunto «subprime», di seconda scelta) che non sono stati onorati, la nostra riflessione si spinge anche entro i confini nazionali per investigare sulla tipologia e sulla sostenibilità dei debiti che gli italiani hanno contratto, e per comprendere se sia o meno possibile che il dannoso meccanismo della crisi finanziaria americana non possa replicarsi anche in Italia.

 

Secondo la Banca d’Italia circa la metà del reddito disponibile degli italiani sia destinato al rimborso dei debiti contratti (dalla fine degli anni novanta l’indebitamento delle famiglie è passato dal 31 al 48 per cento del reddito disponibile). A maggio 2007 ha segnalato, inoltre, un aumento dei prestiti alle famiglie consumatrici dell’8,7 per cento sui dodici mesi. L’ordine di grandezza oggi dei debiti delle famiglie consumatrici è di 342 miliardi di euro circa a marzo 2007, di cui il 78 per cento circa è  in capo ai residenti del Centro-Nord e il restante 22 per cento circa ai residenti del Mezzogiorno. Le voci principali per le quali le famiglie ricorrono al prestito sono l’acquisto di un immobile e il credito al consumo. In particolare, il monte mutui  concessi per l’acquisto di una casa nel 1996 era di 36.784 milioni di euro, nel 2006 è arrivato a 208.295 milioni, con una crescita del 19 per cento circa in media l’anno.

 

La Banca d’Italia prevede che nel terzo trimestre 2007 si ridurrà la domanda di prestiti per mutui immobiliari in risposta ai timori che i consumatori nutrivano già nel mese di luglio rispetto alla crisi del mercato immobiliare americano e acuiti in seguito alla crisi dei mutui subprime che ha tormentato i mercati finanziari di tutti i paesi industrializzati nel mese di agosto. Prevede, invece, un incremento nel ricorso al credito al consumo. Tali previsioni sono perfettamente in linea con le previsioni che la Bce ha redatto, nel bollettino di agosto, per il prossimo trimestre riguardo l’area dell’euro. 

 

Il credito al consumo

 

Il credito al consumo è una forma di finanziamento in base alla quale una banca o una società finanziaria eroga una somma di denaro che viene restituita a rate con gli interessi. Destinatari di tale forma di finanziamento sono naturalmente le famiglie che in questi ultimi anni hanno fatto sempre più ricorso al credito per acquistare beni non solo durevoli, ma anche di consumo intermedio, come elettrodomestici, telefonini, computer, ma anche per le vacanze e i viaggi e infine per beni di uso quotidiano.

 

Rientrano nel credito al consumo i prestiti personali, i finanziamenti rateali, le aperture di credito rotativo (revolving) e le operazioni di cessione del quinto dello stipendio. Si tratta di un prestito, il cui importo secondo l’Assofin (Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare) è compreso tra un minimo di 154,94 e un massimo di 30.987,41 euro, che può essere concesso esclusivamente dalle banche, dagli intermediari finanziari iscritti nell’apposito albo tenuto presso l’Ufficio italiano dei cambi e dai commercianti. In questo ultimo caso, però, il credito a consumo può essere concesso solo nella forma di dilazione del pagamento del prezzo.

 

È aumentato a ritmo molto sostenuto il ricorso ai finanziamenti garantiti dalla cessione di un quinto dello stipendio, soluzione un tempo esclusiva dei dipendenti pubblici ma possibile, dal 2004, anche per i lavoratori privati e, dal 2005, per gli atipici e i pensionati.

 

Un’altra forma importante di credito al consumo è l’apertura di un credito rotativo, attraverso una carta di credito. È una forma di finanziamento che prevede la messa a disposizione del consumatore di una somma di denaro che l’utente può usare come vuole. Il finanziamento può essere collegato all’uso di una carta di credito presso negozi convenzionati con la società emittente, oppure può avvenire attraverso la richiesta alla banca o finanziaria di una somma di denaro. L’utente ha il vincolo di garantire il pagamento di una determinata rata minima ogni mese e può scegliere la forma per restituire la cifra finanziata.

 

L’aumento del credito al consumo è riconducibile inoltre alla perdita del potere di acquisto della moneta con l’introduzione dell’euro che si è via via acuita per via dell’inflazione la quale è aumentata più di quanto sia cresciuto il valore nominale degli stipendi. Dai dati Istat si riscontra, infatti, un andamento discontinuo dei redditi da lavoro dipendente, con crescita e decrescita del loro valore nominale. L’andamento dell’inflazione misurato, come di consueto, dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo, è stato sempre positivo. Con buona probabilità quindi gli italiani si troveranno costretti a rivolgersi sempre più spesso alle diverse forme di credito al consumo.

 

I mutui alle famiglie

 

Per quanto riguarda invece i mutui o prestiti a vario titolo concessi alle famiglie lo scenario si presenta più complesso. Esiste una maggiore concorrenza poiché in questi ultimi anni si sono formate nuove finanziarie che concedono prestiti anche a chi non detiene un reddito continuativo nel tempo, come i lavoratori a tempo determinato o con contratti a prestazione occasionale o di collaborazione, e a chi non da’ garanzie di perfetta solvibilità, come chi è stato già protestato in precedenza. Sotto questo aspetto quindi il mercato finanziario dei mutui ha ampliato il proprio margine di rischio. Questo tipo di credito costituisce la tipologia italiana dei mutui subprime che hanno comportato lo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare americano.

 

Un altro fattore che ha inciso negativamente sul margine di rischio di insolvenza, ampliandolo, è l’incremento dei tassi di interesse passivi che ha reso molto più onerosi nel tempo i mutui concessi a tassi variabili. Infatti, in seguito alla politica monetaria della Banca centrale europea per contrastare l’insorgere dell’inflazione, che ha aumentato il tasso ufficiale di riferimento, i tassi bancari sostenuti dai titolari dei mutui sono divenuti via via più alti fino a raggiungere il livello di 5,63 per cento, che costituisce il livello più alto degli ultimi cinque anni ed è sensibilmente maggiore rispetto alla  media europea (4,72 per cento).

  

È un fenomeno che riguarda una vasta parte della popolazione italiana. Infatti, in Italia 3,2 milioni di famiglie hanno un mutuo a tasso variabile (dati Adusbef). Dal 2005 ad oggi, i prestiti a tassi variabili si sono apprezzati di oltre il 2%. Intanto, anche grazie all’eliminazione delle penali, in molti hanno deciso di estinguere anticipatamente il mutuo. La maggioranza, rivela un’indagine di Standard & Poor’s, erano contratti firmati nel 2005 e chiusi con la rinuncia alla casa acquistata.

 

Molte altre famiglie costrette dalla eccessiva onerosità dell’impegno finanziario mensile si sono rivolte alle proprie banche per poter rinegoziare il mutuo, allungandone la durata, al fine di mantenere costante la rata. Le associazioni dei consumatori denunciano a tal proposito che non tutte le banche però concedono la rinegoziazione del mutuo concesso in precedenza.

 

L’ABI sostiene, nella sua relazione del 20 settembre u.s., che le sofferenze bancarie relative ai mutui immobiliari non sono aumentate sensibilmente, rimanendo entro un margine di aumento dell’1%.  Il rapporto Nomisma al contrario sostiene che il numero delle famiglie che non sono oggi in grado di fare fronte ai loro impegni finanziari per l’acquisto della propria abitazione è aumentato del 7,3% quest’anno rispetto all’anno passato.

 

L’incremento dei debiti delle famiglie e, allo stesso tempo, l’incremento delle sofferenze delle stesse sono indici importanti del disagio economico in cui versano i consumatori che pur non disponendo di mezzi finanziari adeguati non rinunciano all’acquisto dei beni necessari, di lusso o di svago. Se un tale atteggiamento può da un lato essere comunque positivo per l’economia nazionale nel breve periodo in quanto una domanda sostenuta facilita la produzione, allo stesso tempo, costituisce un comportamento ad alto rischio che non può essere sostenuto nel lungo periodo.

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3 Responses to “CREDITO AL CONSUMO E PRESTITI IMMOBILIARI”

  1.  
    Credo sia più giusto chiamarlo Debito al Consumo.
    Perché quello è. E con un nome così la gente starebbe anche più attenta a firmare certi fogli…
    Invece, "Credito" fa tutt’altro effetto.
     
    Ciao
     
    PS: tempo fa ho risposto alle tue domande con un messaggio privato. Ti sono satto utile ?

  2. blog molto molto interessante sopratutto chi come me è pratico del campo!complimenti!

  3. Il governo punta all’abbattimento del debito pubblico ma credo lo stia facendo nel peggiore dei modi, non diminuendo il debito pubblico ma trasformandolo in debito privato. Così paghiamo meno interessi sul debito pubblico, abbiamo tutto sommato dei mutui con dei tassi d’interesse contenuto ma poi siamo costretti a rivolgerci alle Finanziarie o alle banche perchè siamo a corto di liquidità. In sintesi se prima l’onere del debito pubblico era spalmato, attraverso il sistema delle tasse, su tutta la collettività, compreso i soggetti appartenenti ai ceti più alti, adesso l’onere del debito ricade sulle famiglie più povere che non riescono ad arrivare alla fine del mese e non riescono ad affrontare gli impegni presi poichè anche il salario ha diminuito il suo potere d’acquisto. Questo sistema è destinato al collasso se non si prendono dei giusti provvedimenti…

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