Una grande manovra di aggiotaggio

 

di Emanuela Melchiorre – 1 dicembre 2007

È stato sufficiente diffondere la voce che il prossimo 11 dicembre la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, abbasserà il costo del denaro per trasformare la caduta dei listini di borsa in una ripresa formidabile dei corsi azionari in tutte le piazze del mondo, dagli Usa alla Cina, dalla Gran Bretagna all’Australia, da Nord a Sud e da Est a Ovest. Dopo le vistose perdite derivanti dallo scoppio della bolla speculativa sugli immobili, gonfiatasi anno dopo anno a far data dal crollo di borsa del 2001, c’era la voglia di rifarsi, di limitare le perdite e anche di guadagnare recuperando i vecchi valori in essere prima della crisi dei mutui subprime, ancora ben lungi dall’essere superata, per cui c’è il sospetto che l’improvvisa e impetuosa ripresa dei valori azionari di questi ultimi due giorni non sia altro che una grande manovra di aggiotaggio: vale a dire recuperare le perdite con manovre non sempre corrette e poi rivendere i titoli, specie quelli che scottano, ripetendo il percorso ben collaudato di ogni bolla speculativa appena scoppiata.

Dopo una grande speculazione che dura da anni, la fase discendente dei listini di borsa è fatta a «denti di sega», ossia di cadute e di rialzi lungo un trend al ribasso fino ad annullare i valori speculativi. Accadde così anche nella crisi del 1929, il cui ramo discendente della parabola durò, tra alti e bassi, fino al 1934, allorché negli Stati Uniti il presidente Franklin Delano Roosevelt varò il famoso «New Deal» per la ripresa dell’economia e dell’occupazione.

Il rischio che vistosi rialzi di questi giorni siano transeunti deriva dall’osservazione di altri dati, specie quelli dell’economia degli Stati Uniti, come si rileva dal Beige Book, pubblicato ieri. In questa pubblicazione periodica si legge che l’economia cresce a passo ridotto, ossia attraversa la fase di rallentamento già prevista. Inoltre, le vendite al dettaglio puntano verso il basso, contrariamente a quanto sempre accade all’avvicinarsi del periodo delle feste natalizie, durante il quale c’è la tendenza a spendere di più. Se al riguardo le previsioni sono piuttosto deludenti, per non dire fosche, ciò vuol dire che la gente trova difficoltà nella spesa quotidiana e a maggior ragione nella spesa straordinaria. Anche in Italia, come nel resto dell’Europa, si rileva un rallentamento. D’altra parte, le perdite connesse ai mutui subprime iniziano ad avere effetto e le prospettive al riguardo non sono incoraggianti. La cartolarizzazione dei mutui ha illuso le banche che concedono mutui di liberarsi del loro peso e le società che cartolarizzano detti mutui si sono illuse di ripartire i rischi su un gran numero di risparmiatori più o meno ignari dei rischi che potevano correre. Questa è la cosiddetta finanza innovativa, che altro non è che un aspetto della finanza speculativa, che sempre danneggia i sistemi economici, le imprese e soprattutto i lavoratori. I governi dovrebbero impedire la formazione delle bolle speculative intervenendo oculatamente nel mercato, che mai e poi mai deve essere lasciato a se stesso. Il cosiddetto «libero mercato» deve muoversi entro precise linee guida, entro le quali deve essere concorrenziale. Altrimenti c’è la certezza di far lavorare i fattori della produzione alla loro minima combinazione possibile lasciando inoperose altre risorse, tra cui il lavoro.

In tutti questi frangenti preoccupa il silenzio della Banca centrale europea, che non ha avuto il coraggio di abbassare il costo del denaro quando era ora al fine di inserire l’euro-zona nella ripresa economica internazionale e ora deve affrontare il rallentamento di questa crescita in presenza di spinte inflazionistiche preoccupanti, quali quelle derivanti dalla speculazione sul prezzo del petrolio e in generale dell’energia e su alcuni beni alimentari. È difficile pertanto che la Bce diminuisca il costo del denaro nella riunione del prossimo 6 dicembre con conseguente rafforzamento dell’euro e con danni per l’esportazioni dell’euro-zona.

Emanuela Melchiorre

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