Una rivoluzione nel mercato italiano della tv

 

di Emanuela Melchiorre

comparso su www.ragionpolitica.it il 13 dicembre 2007

Se il modello economico di riferimento nel mercato dell’audiovisivo italiano era il duopolio Rai – Mediaset, gli analisti saranno presto persuasi a cambiare opinione verso nuove formulazioni, poiché nel 2007 Mediaset ha acquisito alcune società strategiche (Endemol, Medusa e di recente la Taodue), che permetteranno al gruppo della famiglia Berlusconi di acquisire sempre più un ruolo principale lungo tutta la filiera produttiva, dalla produzione di contenuti televisivi alla loro distribuzione sulla tv generalista, anche detta free tv, e su piattaforme digitali terrestri e satellitari, ovvero la pay tv. Il Gruppo Mediaset ha acquisito, in prima battuta, il più grande produttore mondiale di format, l’olandese Endemol, con 3 miliardi di capitalizzazione e 1,2 miliardi di fatturato, che opera in 23 paesi, ed è proprietario di format di grande successo in Europa (tutti hanno conosciuto e qualche volta subìto «L’Isola dei Famosi», o «Affari Tuoi» e il più famoso tra i reality show, «Il Grande Fratello»).

Questa acquisizione è stata un esempio di quella che gli economisti chiamano «integrazione verticale di filiera produttiva» nel settore dell’audiovisivo, riguardando la società che si occupa della produzione a monte della filiera, la produzione di format appunto, e che produce il maggior valore aggiunto del prodotto televisivo. Allo stesso tempo, ha rappresentato una forte scelta di internazionalizzazione della produzione audiovisiva di Mediaset, che già operava, oltre che a livello nazionale, anche nel mercato spagnolo. Questa scelta strategica ha cambiato sostanzialmente l’assetto del sistema produttivo nazionale di audiovisivi, che passa da importatore di format di successo a produttore ed esportatore. In seconda battuta, Mediaset ha acquisito il gruppo cinematografico Medusa, già controllata da Finivest e, il 27 novembre 2007, Medusa Film sigla, infine, un accordo con una delle più grandi case italiane di produzione di film tv e fiction, la Taodue, controllata da Rti (società capogruppo di Mediaset), per la costituzione di una joint-venture (un accordo di collaborazione tra due o più imprese) destinata a occuparsi della produzione di contenuti per la televisione e il cinema, in Italia e all’estero.

Pertanto, della sola Rti, dedicata all’intrattenimento, fanno ora parte del gruppo sia Endemol, e quindi di una grossa fetta del mercato dei format televisivi, che Medusa, leader nella produzione e distribuzione dei diritti cinematografici. Taodue va a completare il progetto di integrazione di Mediaset, che si arricchisce, quindi, del settore fiction di qualità, creando così una major tutta italiana. Mediaset potrà, in tal modo, governare l’intero ciclo di vita del diritto di proprietà intellettuale, dal momento dell’ideazione alla distribuzione del prodotto. Potrà, inoltre, individuare anche nuove finestre di sfruttamento nell’area dei new media. In una nota del patto siglato tra Medusa e Taodue si legge che il gruppo si prefigge l’obbiettivo di «garantire un impegno diretto e crescente nella produzione di cinema e fiction, con nuovi investimenti che valorizzeranno il talento dei professionisti italiani e si tradurranno in sviluppo per tutto il settore e in sostegno al valore culturale dei prodotti nazionali». Talento e professionalità sono obbiettivi di interesse pubblico e logica vorrebbe che fossero perseguiti non tanto da una società privata, che mira giustamente al profitto, ma soprattutto da una azienda di stato avente finalità a beneficio della collettività.

La Rai, l’altro grande duopolista, è ancora impegnata a espellere e poi a reintegrare consiglieri non appartenenti alla nomenclatura e a mantenere al loro posto presidenti sfiduciati. Queste gravi disfunzioni non permettono al consiglio di amministrazione di elaborare le politiche di sviluppo aziendali e costringono la tv di stato a subire un distacco, ormai a tutti i livelli, da parte della diretta concorrente. Di questa inadeguatezza dei vertici Rai pagano le conseguenze non solamente i dipendenti dell’azienda stessa, né solo gli spettatori, che assistono a spettacoli di basso profilo e di dubbio gusto, ma e soprattutto ne subiscono le conseguenze i produttori indipendenti, quelle piccole società di produzione, e post produzione, di piccole dimensioni, che caratterizzano il vero tessuto produttivo nazionale del settore dell’audiovisivo. Ne pagano le conseguenze anche i c.d. «creativi», i giovani che escono fuori dalle scuole di specializzazione, carichi di idee e fortemente propensi all’innovazione, che però non trovano un terreno fertile per crescere nella loro professionalità e nella loro creatività. Anche la cultura italiana, per non parlare del turismo, sono penalizzati dalla mancanza di uno strumento adeguato, che possa fare da eco alle loro potenzialità.

In risposta ai cambiamenti del mercato le strade alternative che la Rai potrebbe perseguire oggi sono molteplici. In primo luogo, essa potrebbe investire maggiormente nella formazione e nell’incentivo dei propri creativi, così come avviene nella televisione pubblica inglese, che è priva di pubblicità e fa ricorso a contenuti televisivi prodotti da aziende del Regno Unito. La Rai aumenterebbe, in tal modo, le c.d. produzioni «in house», con un notevole risparmio per l’azienda, e perseguirebbe quindi gli obbiettivi di interesse pubblico, propri di uno organismo statale, come l’occupazione, il miglioramento della qualità e dell’efficienza del prodotto italiano. In secondo luogo, potrebbe seguire la stessa strada intrapresa da Mediaset, ma questa volta a livello nazionale, integrando la filiera produttiva audiovisiva, acquistando o partecipando al capitale dei piccoli produttori di format nazionali. Questa seconda via avrebbe anche un duplice vantaggio: incrementare la produzione nazionale del settore nel momento produttivo in cui si concentra un maggiore valore aggiunto e, al contempo, ancora una volta favorire l’occupazione.

Emanuela Melchiorre

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: