L’opzione nucleare in Italia

di Emanuela Melchiorre

comparso su www.ragionpolitica.it il 22 dicembre 2007

Nel mondo ci sono 439 reattori nucleari in funzione in 32 Paesi, 33 reattori in costruzione in 14 Paesi (tra cui Finlandia, Romania, Russia e Slovacchia), 94 reattori in progetto (in Francia, Russia, Bulgaria e Ucraina) e 223 reattori in opzione (in 23 Paesi tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna). Dal 1986 al 2007, la potenza nucleare in funzione è passata da 250 a 371 milioni di kilowatt, con una crescita di circa il 50%. La produzione mondiale di energia elettrica da fonte nucleare è cresciuta, nello stesso periodo, del 60% grazie all’aumento dell’efficienza media degli impianti; nel 2006, in Europa, il contributo nucleare alla produzione di energia elettrica è stato del 33%, del 24% nei Paesi OCSE e del 16% a livello internazionale. Premettiamo ciò solo per confutare l’erroneo assunto ambientalista secondo cui il nucleare è una fonte energetica in disuso. Altri errati paradigmi ambientalisti sono stati confutati, dati alla mano, dalla comunità scientifica che si è riunita lo scorso 17 dicembre a Roma, nell’Aula Magna dell’Università la Sapienza.

È una conquista di questi ultimi mesi aver cominciato nuovamente a parlare di nucleare. Prima sommessamente, con qualche sondaggio, che però ha mostrato un sostanziale cambiamento dell’opinione pubblica, che da abolizionista è divenuta oggi possibilista nei confronti della produzione di energia nucleare per fini civili. C’è stata poi la voce di alcuni guru dell’ambientalismo, i quali hanno vistosamente cambiato opinione sul nucleare grazie al considerevole vantaggio dell’emissione zero di anidride carbonica. Complice la bolletta sempre più cara (quella italiana è la più salata in tutta l’Europa unita), e complice forse una corretta informazione dei media, che hanno reso finalmente disponibili le informazioni tecniche sui progressi scientifici che in questi ultimi vent’anni hanno caratterizzato la produzione nucleare, il risultato è oggi confortante per quanto riguarda l’opinione pubblica, anche se non del tutto convincente da un punto di vista delle politiche economiche ed energetiche nazionali ed europee.

Di questo avviso è Renato Angelo Ricci, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, che alla giornata studio AIN del 17 dicembre, dal titolo ambizioso «L’opzione nucleare in Italia», ha sollevato qualche perplessità su questa inversione di rotta dell’attenzione delle istituzioni e dei cittadini. Si è chiesto se sia realmente arrivato il momento giusto per poter non più solamente parlare di nucleare, ma anche per formulare le politiche di sviluppo energetico nazionale. Un risultato è stato però indubbiamente raggiunto: quello di poter far uscire il nucleare dall’oblio in cui era caduto in Italia dopo il disastro di Chernobyl.

In una giornata, infatti, erano riuniti nella stessa sala esponenti dell’area produttiva, studiosi e professori universitari, politici e istituzioni per discutere insieme dell’effettiva alternativa che il nucleare può dare all’Italia per uscire dalla sconfortante situazione di importatore netto di energia e, quindi, dall’assoggettamento alle politiche dei Paesi produttori e in particolare dell’OPEC. Sarà forse questa l’occasione giusta per aprire un tavolo di confronto con le forze politiche? Potremo raggiungere finalmente la formulazione di un «Piano nazionale per l’energia elettrica» che prenda seriamente in considerazione i fabbisogni del nostro Paese e sappia orchestrare in maniera integrata tutte le fonti energetiche di cui dobbiamo poter disporre, compresa anche l’opzione nucleare?

Lo scopo della giornata di studio alla Sapienza è stato anche quello di dimostrare che ricominciare dal nucleare è possibile. Il Paese, in questi vent’anni, ha mantenuto alto il livello di specializzazione e di competenze sulla materia, confermato dalla presenza di esponenti delle migliori realtà della ricerca e della produzione dell’energia presenti all’iniziativa. Società come Enel, Ansaldo, Srs, Techint e Sogin contribuiscono tuttora alla costruzione e alla gestione di numerosi impianti in tutto il mondo. Le considerazioni di Ricci hanno toccato anche la sfera ambientale. Egli ha sostenuto che il nucleare è l’unica fonte in grado di sostituire i combustibili fossili, mentre le fonti rinnovabili non sono tecnicamente in grado di farlo. Il professore ha dimostrato, dati alla mano, che il problema delle scorie si sta via via ridimensionando grazie ai progressi della tecnica nel riciclo dell’uranio e del plutonio.

La chiusura delle centrali nucleari è costata all’Italia ben 120 miliardi di vecchie lire, mentre oggi l’85% del fabbisogno nazionale di energia elettrica dipende dall’estero, non considerando l’evidente paradosso per cui importiamo il 15% dell’energia elettrica dalle centrali nucleari di altri Paesi, Francia in testa. Da oggi al 2020, inoltre, pagheremo 25 miliardi di euro per gli incentivi alle fonti cosiddette rinnovabili (eolico, fotovoltaico, solare e termodinamico), che però non riusciranno ad andare molto oltre il già esiguo contributo dell’1% al fabbisogno energetico nazionale.

All’abbandono del nucleare si aggiunge anche l’opinabile scelta di aver aderito al protocollo di Kyoto, con il quale l’Italia ha assunto l’obbligo di ridurre le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai livelli del 1990 entro il periodo 2008-2010. In questi anni, invece, le emissioni sono aumentate del 30% per il prevalente e inevitabile ricorso ai combustibili fossili, data la rinuncia all’atomo. Di conseguenza, per rispettare i parametri di Kyoto, l’obiettivo di riduzione è divenuto del 18% rispetto alle emissioni del 2006. Poiché quest’ultimo è un risultato impossibile da raggiungere, l’Italia, come ha ammesso lo stesso ministero dell’Ambiente, ha già incominciato a pagare una sanzione complessiva, per il periodo 2005-2012, che ammonta a 55 miliardi di euro.

L’incontro all’Università La Sapienza ha significato un’assunzione di responsabilità da parte della comunità scientifica, in aperta contrapposizione all’ambientalismo verde più ideologizzato, che in Italia è perfettamente incarnato dal ministro Pecoraro Scanio. Ora tocca alla classe politica dimostrare – anche sulla questione energetica – di essere in grado di prendere decisioni per il bene del Paese e non per un immediato tornaconto elettorale.

Emanuela Melchiorre

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: