Un difficile 2008

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 9 febbraio 2008

Il quadro previsivo del bollettino economico di gennaio della Banca d’Italia stima una crescita molto lenta del Pil del nostro paese, non superiore all’1%, per tutto il 2008. Non andrà meglio nel 2009 per il quale le previsioni stimano una crescita di poco superiore all’1%. Questi livelli di crescita costituiscono una brusca frenata dell’economia italiana, che già non vantava ritmi sostenuti, e sono valori molto lontani dalle previsioni del Dpef dello scorso governo, che giova ricordare prevedevano per il 2008 una crescita dell’1,5% e ancor più lontani dalle previsioni trionfalistiche dell’autunno del 2006, quando il governo Prodi annunciò una crescita del Pil del 3%, mai verificatosi. Le cause sono ormai note anche a chi di economia «mastica poco», ma che con la spesa quotidiana deve comunque fare i conti.

Tra le componenti di domanda che incidono maggiormente nella minore crescita vi è, in primo luogo, infatti, la contrazione dei consumi delle famiglie che rallenteranno a causa dell’inflazione cresciuta tanto da raggiungere la soglia del 2,6%, secondo le ultime dichiarazioni dell’Istat. La Banca d’Italia stima che la crescita dell’inflazione sarà molto sostenuta, al di sopra del 2%, anche per tutto il 2008. Si tratta di stime prudenziali e, come accade a tutte le previsioni economiche, soggette a essere modificate entro breve tempo.

Per poter valutare l’inflazione in termini più aderenti allo stile di vita dell’italiano medio, l’istituto di statistica ha dovuto rivedere quest’anno il paniere di beni sul quale si calcola il costo della vita e la sua variazione. Un’inflazione crescente la cui componente è costituita dal prezzo di beni non essenziali, può essere sostenuta meglio dalla popolazione di un’inflazione composta dall’incremento dei prezzi dei beni di prima necessità, come invece è il caso italiano. Le componenti di prezzo che incidono sull’inflazione sono, infatti, in maggior misura quelle degli alimentari e quelle dei prodotti energetici, che costituiscono i beni di prima necessità. In sei mesi il prezzo in euro del petrolio è aumentato di quasi il 20%, quello di beni alimentari di oltre il 10%.

A fronte di una inflazione crescente i salari non si sono adeguati in proporzione. Infatti nei primi nove mesi del 2007, sempre secondo il bollettino economico, l’adeguamento è stato dell’1,7% per l’intera economia. I salari non possono crescere se non cresce prima la produttività del lavoro che invece si è mostrata sostanzialmente ferma per tutto il 2007, mentre dovrebbe crescere di qualche punto percentuale.

La coerenza di questo ultimo dato sta nel fatto che gli investimenti fissi lordi non sono cresciuti così come la produzione industriale delle imprese che risentono nelle loro scelte imprenditoriali dell’accresciuta pressione fiscale degli ultimi due anni e dell’apprezzamento dell’euro, che ostacola fortemente le esportazioni. La crescita annua prevista per l’accumulazione del capitale, in altre parole gli investimenti, scenderà nel corso del 2008 al 2% (nel 2007 era già ad una soglia molto bassa, del 2,5%), mentre nel 2009 le previsioni sono più pessimistiche, arrivando alla soglia dell’1,5%.

Il quadro previsivo si conclude con la componente della competitività del nostro paese, ma anche di tutta l’area dell’euro. Infatti, come sopra accennato, l’euro forte contrasta l’espansione delle esportazioni e quindi con una allocazione estera della produzione. Una domanda interna contratta e una domanda estera impedita dalla eccessiva onerosità agiscono contemporaneamente a contrarre la produzione interna.

Emanuela Melchiorre

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