Le bugie di Prodi

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 15 febbraio 2008

Il governo Prodi e i suoi ministri economici ci hanno raccontato un mucchio di bugie fin dal giorno del giuramento di fronte al Capo dello stato. Come più volte abbiamo tentato di dire, essi affermavano il falso quando nell’ottobre 2006 illudevano la gente su una ripresa dell’economia, fino a sfiorare il 3% d’aumento del Pil, che nessuno ha mai visto. In seguito, hanno contrabbandato dati e analisi che nascondevano la strada del declino imboccata dal sistema economico italiano in seguito alla Finanziaria per il 2007, con il suo carico di imposte dirette e indirette, che contro ogni legge economica dovevano far aumentare la produzione e i consumi, mentre è noto e arcinoto che l’aumento della pressione fiscale fa diminuire la produzione del reddito, l’accumulo del risparmio e quindi gli investimenti, col solo risultato di far aumentare la spesa pubblica di parte corrente ossia quella improduttiva. Così è andato e la Finanziaria per il 2008 ha dato il colpo di grazia e l’effetto di annuncio di nuovi inasprimenti tributari si è fatto subito sentire con la caduta inusitata della produzione industriale del 6,5%, il peggior risultato dalla fine del 2001, e l’ulteriore calo dei consumi e degli investimenti. Ora si ammette che per quest’anno la crescita dell’economia sarà al di sotto dell’1% e c’è il pericolo che mostri ad aprile un andamento del tutto piatto se non addirittura in recessione.

Erronee previsioni sulle entrate fiscali sono state fatte passare per «tesoro» e poi per «tesoretto» al fine di aumentare la spesa pubblica distribuendo, anzi sperperando, risorse a pioggia per accontentare questo o quell’altro ministro, senza possibilità di imprimere al sistema economico una qualche spinta innovativa. Il bilancio dello stato non è stato risanato e anzi, quando a fine marzo saranno resi noti i dati della trimestrale di cassa, avremo la sorpresa di rilevare un allargamento del disavanzo della pubblica amministrazione, sia centrale che periferica.

Prodi ha formato il più pletorico governo che lo stato italiano abbia avuto da quando avvenne l’Unità d’Italia e in ventidue mesi è andato avanti con decreti legge approvati imponendo il voto di fiducia alla sua stessa maggioranza, fino a stancarla tanto da suscitare reazioni che infine l’hanno fatto cadere nella polvere, ma non nell’oblio, perché sarà ricordato come il governo che ha aumentato notevolmente la pressione fiscale, mentre era necessario ridurla di molti punti percentuali al fine di rimettersi almeno in linea con la produzione del reddito degli altri paesi dell’Unione monetaria, anch’essi purtroppo costretti dal Trattato di Maasticht a segnare il passo. Il popolo ricorderà Prodi e Visco come coloro che hanno ridotto il potere di acquisto ai lavoratori e ai pensionati, quando invece andava aumentato anche per riparare il danno provocato dall’introduzione dell’euro, senza consentire la doppia circolazione monetaria per cinque o sei anni, vietata dalla Banca centrale europea per il timore che l’euro non si affermasse.

Ma oltre ai ministri economici e al premier la gente non vorrà più sentire parlare del ministro dell’ambiente e dei suoi collaboratori, perché hanno bloccato i lavori pubblici, impedito la costruzione dei termovalorizzatori e dei rigassificatori, la realizzazione della Tav e hanno illuso che l’Italia potesse procurarsi l’energia di cui ha forte bisogno ricorrendo alle fonti alternative, che come noto, ne possono fornire solo una piccolissima parte e con il pericolo di deturpare l’ambiente. È noto altresì, che ad esempio nel caso specifico dell’energia eolica è necessario disporre di impianti tradizionali per produrre energia, perché il vento non avvisa quando inizia e quando cessa di soffiare, come sa bene la Germania, che con tutti i suoi generatori eolici deve tenere in funzione gli impianti nucleari e a carbone, pronti per entrare in funzione appena il vento cala. Il risultato è stato il raddoppio dei costi, nonostante specie lungo le coste del mare del Nord e del Baltico il vento quando soffia e abbastanza forte. Ma sono da dimenticare anche gli altri ministri di Prodi, nessuno escluso, perché ogn’uno di loro ha fatto la sua parte per spingere la nazione verso il declino economico e sociale. Berlusconi e le altre forze alleate, compresa in primo luogo la Lega, che nel prossimo aprile si accolleranno l’eredità di Prodi non devono tralasciare nessuna occasione per denunciare l’incapacità del governo uscente a guidare il paese, documentata dai dati che via via sbugiarderanno la propaganda del Partito democratico di Prodi.

Emanuela Melchiorre

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