Meno imposte più redditi

 

di Emanuela Melchiorre 

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 23 febbraio 2008

I timori di recessione che da qualche tempo preoccupano gli italiani sembrano rafforzati dalle recenti rilevazioni di Confindustria seguite da quelle della Commissione europea sull’andamento quasi piatto del Pil. Stiamo pagando le conseguenze delle sprovvedute politiche economiche del governo Prodi, che ha causato una riduzione della produzione dovuta all’accresciuta imposizione fiscale. La spinta in alto dei prezzi data dall’andamento del valore di mercato del greggio, che questa settimana ha superato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, ha causato inoltre un incremento dei costi per le imprese, già messe a dura prova da un euro forte, che impone ostacoli alle esportazioni.

Questi aspetti, nonché i timori di una stretta nella domanda degli Stati Uniti dei nostri prodotti, in seguito al rallentamento della loro economia, che sconta ancora gli effetti dell’esplosione della bolla speculativa del mercato immobiliare, hanno giocato un ruolo negativo sulle aspettative degli operatori export oriented che hanno già preso le loro decisioni di investimento per l’anno in corso. Le imprese che, invece, sono orientate al mercato interno, quindi al consumo domestico, pagheranno le conseguenze della cattiva redistribuzione del reddito messa in atto dal governo Prodi, che non ha permesso alle famiglie italiane di fare fronte alle loro esigenze di consumo, causando l’aumento delle loro esposizioni finanziarie, ovvero i loro debiti, per il consumo immediato e per l’acquisto di una abitazione. La domanda interna, quindi, resterà debole probabilmente per tutto il 2008.

Previsione delle principali variabili macroeconomiche (variazioni percentuali sull’anno precedente)

Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia e Istat. Nota: (*) l’IACP è l’Indice Armonizzato dei prezzi al consumo, ovvero l’inflazione.

Pertanto, anche se le future elezioni permetteranno la vittoria del centro-destra e il nuovo partito di Berlusconi riuscisse in tempi brevi a porre in essere le promesse dell’attuale campagna elettorale di una riduzione della pressione fiscale, non ci si potrà comunque attendere, almeno per tutto il 2008, un grande cambiamento nella dinamicità dell’economia italiana. È comunque importante e impellente porre in essere una politica di incentivi alla produzione e agli investimenti che possa in tal modo far sì che le aspettative, sia degli imprenditori italiani, sia degli investitori esteri, diventino positive per il futuro.

Non potremo aspettarci nemmeno un repentino incremento degli stipendi non giustificato da un aumento della produttività del lavoro. Infatti, una crescita nominale dei salari innescherebbe la «spirale salari-prezzi-salari», il noto effetto perverso della imprevidente politica della «scala mobile». Né tanto meno lo potranno pretendere le parti sociali messe sull’avviso dalla Banca centrale europea, nel suo bollettino economico di gennaio, che ha affermato che "non tollererà e non si adeguerà a spinte inflazionistiche provenienti dal lato dei costi".

Va però precisato che l’abbassamento immediato della pressione fiscale di almeno 4 punti percentuali, in modo da riportarla al livello della fine della legislatura nella primavera del 2006, equivarrebbe a un aumento generalizzato degli stipendi e delle pensioni tramite il maggiore potere di acquisto liberato dall’abbassamento appunto dei carichi fiscali, e permetterebbe alle famiglie italiane di tirare un sospiro di sollievo dopo i sacrifici imposti loro nel corso dei due anni passati. Mentre per poter aumentare il livello nominale dei salari e delle pensioni, occorrerà attendere che gli investimenti già messi in atto e quelli futuri, che saranno posti in essere in seguito alle politiche di incentivi anzidette, daranno i loro frutti in termini di maggiori produttività del lavoro.

Emanuela Melchiorre

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