Le illusioni del programa energetico veltroniano

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 28 febbraio 2008

Nelle spinte inflazionistiche che colpiscono l’economia italiana una componente importante è rappresentata dai consumi energetici, il cui costo in Italia è in forte crescita per l’imprevidenza della politica del governo Prodi. Ora Veltroni ci vuole illudere con un piano energetico a basso costo, ma il programma elettorale non sembra differire granché dalla politica di Pecoraro Scanio, per cui sembra strano che non l’abbia imbarcato nel suo partito Pd. Indubbiamente, a causa del disastro della Campania, Pecoraro Scanio non era presentabile, ma per l’energia i punti in comune tra i Verdi e Veltroni sembrano molti, anzi troppi, che poi erano anche quelli di Prodi.

Nelle sue linee generali il programma energetico di Veltroni si incentra nella produzione di energia elettrica e nel suo risparmio nella misura del 20% tramite gli impianti eolici e fotovoltaici, rinunciando ancora una volta al nucleare, per cui l’Italia sarebbe l’unico Paese ad economia avanzata a non disporre nemmeno di un Kwh di energia elettrica prodotta all’interno con l’energia atomica. Per contro, il programma di Veltroni vuole impiantare sui monti e sui mari d’Italia una fila interminabile di turbine eoliche, che si staglierebbero sui nostri cieli come inumane sentinelle del nostro vivere quotidiano. Inoltre, i nostri tetti e i nostri prati riverberebbero la luce solare disturbando la vita, senza darci l’energia di cui l’Italia ha bisogno. Per Roma, ad esempio, Veltroni potrebbe far rivestire le cupole delle chiese, compresa quella di San Pietro, di pannelli solari, che dato le cospicue altezze sarebbero sempre illuminate dall’alba al tramonto.

Aspetto non meno grave di quello ambientale è quello economico. Secondo l’esperto Franco Battaglia, il costo della politica energetica veltroniana si aggirerebbe nei prossimi cinque anni in 50 miliardi di euro optando per l’energia eolica e addirittura in 500 miliardi di euro per produrre energia fotovoltaica. Tra questi due limiti si colloca una vasta gamma di combinazioni, tutte comunque tanto care da preferire l’importazione di energia elettrica dall’estero, ossia dalla Francia e dalla Svizzera, prodotta per lo più con il nucleare.

Veltroni, impegnandosi al massimo nei prossimi cinque anni, potrebbe realizzare appena 1/5 del suo piano energetico. Questo è un ragionamento del tutto ipotetico, perché gli elettori non lo premieranno e questo senza considerare che le contraddizioni in cui è caduto il Pd esploderanno alla vigilia del voto, dovendo dare per scontate le tensioni crescenti tra ex Ds, ex Margherita, dipietristi e radicali.

Ma quel quinto di programma energetico veltroniano costerebbe al paese, sempre secondo Battaglia, la cifra di circa 17 miliardi di euro, comprensiva dei costi degli impianti tradizionali da tenere in funzione quando, senza preavviso, il vento cessa di soffiare o il sole è coperto da spesse nubi. Tanto allora varrebbe coprire non soltanto il 20% del nostro fabbisogno energetico, ma addirittura, come la Francia, pure l’80% e più del fabbisogno italiano, con impianti nucleari di piccole dimensioni e senza problemi di scorie radioattive. È sufficiente andare in Giappone, Paese ad alto rischio tellurico, per rendersi conto come si può produrre energia atomica sicura. Se si investissero quei 17 miliardi di euro previsti da Veltroni sull’energia eolica e fotovoltaici nell’energia atomica, si potrebbero costruire 5 impianti nucleari che assicurerebbero il 20% del fabbisogno elettrico nazionale.

Emanuela Melchiorre

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