Crisi finanziaria: opinioni a confronto

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 21 marzo 2008

Nel mercato finanziario gli ultimi dodici mesi sono stati caratterizzati dallo scoppio della bolla speculativa del mercato immobiliare americano, i cui primi sintomi risalgono al mese di marzo del 2007, e dalle crisi di borsa di tutto il mondo. Anche lo scorso lunedì sono state registrate notevoli perdite di valore delle azioni (gli indici europei hanno avuto ribassi del 3 e 4% e pare siano stati «bruciati» 260 miliardi di euro), e negli Stati Uniti la Jp Morgan ha provveduto ad acquistare nottetempo la banca Bear Stearns al prezzo di 2 dollari per azione, contro gli 87 dollari per azione della fine di febbraio. Ma il terremoto non sembra finito, perché sono in crisi grandi istituti finanziari, che si sperava non si fossero impelagati nella speculazione finanziaria sugli immobili. Hanno subìto perdite ingenti anche le grandi banche svizzere, come la Ubs. Di fronte a fenomeni di tale gravità le previsioni pessimistiche godono normalmente di maggior credito di quelle ottimistiche, forse perché offrono un’impressione di maggiore realismo, o perché si vuole in qualche modo esorcizzarle. Così avviene anche in borsa, dove, in momenti di particolare tensione, emerge la fragilità degli operatori, che, al di là della loro professionalità e impassibile efficienza, conservano le stesse sensazioni dell’uomo comune, di ansia e di paura nei confronti del futuro e dell’ignoto.

Tra le opinioni espresse sui quotidiani finanziari e non di tutto il mondo, e dagli osservatori internazionali più autorevoli, alcune si differenziano dal coro di quelle puramente negative. Particolare interesse riveste quella di Dominique Strauss-Kahn, il successore di Barroso al Fondo Monetario Internazionale. Questi torna ancora una volta a parlare di sostegno pubblico all’economia mediante incentivi fiscali, sostenendo che non bastano le politiche monetariste delle banche centrali, quella europea compresa, che ricorrono ai soli strumenti di variazione del tasso ufficiale di sconto e dell’immissione di liquidità nel sistema finanziario. Strauss-Kahn, facendo seguito alle sue precedenti dichiarazioni, individua nella politica economica di intervento pubblico a sostegno dell’economia la via da perseguire in questi momenti di concitata evoluzione negativa della crisi finanziaria ed economica mondiale. In particolare, per quanto riguarda l’Eurozona, ha suggerito recentemente l’istituzione di un ministero dell’economia europeo che affianchi l’azione della Banca centrale europea, una sorta di contraltare pubblico alla politica monetaria della banca centrale indipendente. In tal modo, sarebbero prese in considerazione al momento della formulazione delle politiche della Bce anche le evoluzioni dell’economia e dell’occupazione dell’eurozona, che al momento attuale non rientrano negli obbiettivi esclusivamente antinflazionistici della Banca centrale europea. Ma qui si tratta di rivedere lo statuto della Bce.

Su questo lunedì nero delle borse si è espresso anche Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve, in un commento pubblicato sul «Financial Times», sostenendo che la crisi finanziaria degli Stati Uniti «sarà la più dolorosa dalla fine della seconda guerra mondiale». Egli prevede che le turbolenze finiranno «quando i prezzi delle case si stabilizzeranno», visto che i titoli garantiti dai mutui si basano sul valore delle abitazioni e quindi sui loro prezzi di mercato. Nell’immediato, sia pure con strumenti ancora insufficienti, le autorità monetarie e politiche degli Stati Uniti tentano febbrilmente di contenere gli effetti negativi della crisi. Il Federal Open Market Committee, l’organismo della Fed che decide le manovre sui tassi di riferimento federali, martedì scorso ha tagliato il tasso sui Fed Funds di tre quarti di punto percentuale, portandolo al 2,25% dal 3% precedente. Ha anche tagliato il tasso di sconto, che passa dal 3,25% al 2,50% ampliando il divario fra il costo del denaro negli Usa e quello nell’eurozona (4%).

La Fed ha esteso la sua autorità di erogazione del credito alle società di intermediazione mobiliare, facoltà riservata fino ad ora alle sole banche che gestiscono il credito e i depositi dei privati. La misura adottata ricorda una precedente simile decisione risalente ai tempi della grande crisi del 1929, e se, da un lato, ha il sapore delle scelte drammatiche dettate da situazioni contingenti di crescente gravità, allo stesso tempo lancia il rassicurante messaggio di una costante presenza sul mercato della banca centrale americana per tutelare non solo i privati e piccoli risparmiatori, ma anche gli investitori istituzionali. Non sarà questa l’unica novità nelle azioni della Fed. Infatti, è presumibile pensare, poiché si è riunita la President’s Task Force on Financial Markets presenziata da Paulson, il segretario al Tesoro americano, e da Bernanke; essa seguirà una serie di riforme e di nuove regole per l’erogazione del credito negli Stati Uniti, per la trasparenza e per la creazione di nuovi strumenti finanziari, in aggiunta a quelli finora a disposizione, che non hanno offerto riparo dall’esplosione della bolla speculativa. Quello che occorre, però, è una serie di misure che impediscano alla finanza speculativa di imperversare fino a creare bolle speculative che inevitabilmente scoppiano e bruciano il risparmio accumulato con sacrifici.

Emanuela Melchiorre

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