Il coraggio delle scelte

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 29 marzo 2008

In occasione della sua visita a Londra, avvenuta questa settimana, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha incontrato il premier inglese Gordon Brown. Alla vigilia di questo incontro, che seguendo i titoli dei media internazionali dovrebbe avere una importanza storica, è stata annunciata la firma di un patto per la costruzione di almeno 18 centrali nucleari di nuova generazione, grazie alla partnership anglo-francese. Tale programma dovrebbe permettere la produzione di energia atomica sufficiente al fabbisogno inglese, colmare la leggera differenza di energia che ancora viene soddisfatta in Francia dall’importazione e far diventare entrambe le nazioni esportatrici nette di energia elettrica prodotta con il nucleare. Tale patto permetterà altresì all’Inghilterra e alla Francia di esportare anche competenze tecniche per la realizzazione in tutto il mondo di centrali nucleari di ultima generazione.

Il progetto si inserisce in un ampio piano strategico per la costituzione di un asse Parigi-Londra volto a ridare slancio all’economia europea nel suo complesso. È un progetto ambizioso ed estremamente lungimirante, formulato da due politici che hanno il coraggio di sostenere le scelte, anche in parte impopolari, per poter garantire in questo caso l’economia dei loro rispettivi paesi contro i rischi, insiti nella dipendenza dal petrolio che tutti gli Stati importatori corrono (Italia compresa), di incertezza nelle forniture e di aumenti repentini dei prezzi conseguenti alla speculazione sul mercato delle materie prime. Per questo progetto Gordon Brown ha già stanziato 20 miliardi di sterline (equivalenti a circa 26 miliardi di euro) destinati alla costruzione dei reattori nucleari, allo smantellamento di otto già esistenti sul territorio britannico (che contribuiscono al 20% circa del fabbisogno energetico inglese, ma che presto diverranno obsoleti) e alla formazione di ingegneri nucleari. Oltre alla sicurezza energetica il patto dovrebbe prevedere un’intesa sull’immigrazione illegale e, quindi, anche alcune misure importanti per la sicurezza dei cittadini inglesi e francesi in primo luogo. Tale patto costituirà un utile precedente, poichè potrebbe trasformarsi in un patto europeo sull’immigrazione durante la seconda metà del 2008, quando Sarkozy diverrà, per un semestre, il presidente dell’Unione europea.

In direzione diametralmente opposta procede invece l’Italia, sulla scia dell’improvvido referendum del 1987. È ben vero che essa conserva ancora molte risorse tecniche altamente qualificate nella realizzazione, manutenzione e smantellamento delle centrali nucleari. Basti pensare a società come Enel, Ansaldo, Srs, Techint e Sogin, che contribuiscono tuttora alla costruzione e alla gestione di numerosi impianti in tutto il mondo. Prima di quello sconsiderato referendum l’Italia poteva vantare una più grande specializzazione nell’ambito del nucleare, riconosciuta a livello internazionale. Invece negli ultimi anni queste società hanno dovuto agire in forma quasi clandestina rispetto all’opinione pubblica per conservare almeno in parte il livello qualitativo precedentemente raggiunto.

Ma, al di là di questa nota positiva, l’Italia ha proceduto alla chiusura delle centrali nucleari che è costata ben 120 miliardi di vecchie lire. In conseguenza di ciò oggi oltre l’80% del fabbisogno nazionale di energia elettrica dipende dall’estero: l’Italia, paradossalmente, importa il 15% dell’energia elettrica dalle centrali nucleari di altri paesi, Francia in testa; entro il 2020, inoltre, pagheremo ben 25 miliardi di euro per gli incentivi alle fonti rinnovabili dell’eolico, del fotovoltaico e del termodinamico, che contribuiscono oggi ad appena l’1% del fabbisogno energetico nazionale e che non garantiranno, dato il loro irrisorio rendimento, alcuna forma di indipendenza energetica della nazione.

Non dobbiamo dimenticare che l’Italia ha improvvidamente aderito al protocollo di Kyoto, con il quale ha assunto l’obbligo di ridurre le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai livelli del 1990 entro il periodo 2008-2010, ma che invece sono aumentate del 30% a causa dell’inevitabile ricorso ai combustibili fossili. Per rispettare i parametri di Kyoto, pertanto, l’obiettivo di riduzione di CO2 è divenuto del 18% rispetto alle emissioni del 2006. Poiché quest’ultimo è un risultato impossibile da raggiungere, l’Italia, come aveva ammesso tempo addietro il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, ha già incominciato a pagare una sanzione di ben 55 miliardi di euro per il periodo 2005-2012.

In questi ultimi tempi qualcosa sembra che stia cambiando. A settembre scorso vi è stato un importante incontro all’Università La Sapienza di Roma, dove tutta la comunità scientifica italiana che si occupa di energia si è riunita prendendo una chiara posizione in aperto contrasto con l’ambientalismo verde più ideologizzato, che in Italia è perfettamente incarnato da Pecoraro Scanio ed è sempre sostenuto dalla sinistra più o meno radicale. Inoltre, si assiste in questi giorni ad un cambiamento significativo in una parte dell’opinione pubblica. Infatti, a quanto pare, molti ecologisti che rompono gli schemi tradizionali puntano oggi sul nucleare come fonte energetica più pulita – essendo, infatti, l’unica fonte ad emissione zero di anidride carbonica.

Le scelte coraggiose possono essere perseguite solo se vengono proposte da una persona che gode di un’ampia stima non solo a livello nazionale, ma anche in Europa e Oltreoceano. Questi non sembra possa essere Walter Veltroni, la cui autorevolezza non varca di molto i confini del Comune di Roma e che guida un partito che fatica a presentarsi come espressione di un progetto coerente e nuovo. La considerazione di cui gode Silvio Berlusconi in Italia e all’estero è al contrario molto più evidente. Basti pensare alla considerazione che l’Italia aveva acquisito durante il suo governo, completamente vanificata dai due anni dell’esecutivo Prodi e dalle montagne di rifiuti che ricoprono tutt’ora Napoli e la Campania. E’ quindi auspicabile che il 13 e 14 aprile esca dalle urne una netta vittoria del Popolo della Libertà, affinché il futuro governo Berlusconi possa avere sufficiente forza per realizzare le coraggiose politiche di ripresa e di sviluppo che sono scritte nel programma del Pdl e che prevedono, tra i punti essenziali, anche il ritorno della produzione nucleare italiana.

Emanuela Melchiorre

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One Response to “Il coraggio delle scelte”

  1. Ciaoo… piacere sono Annalisa… Passavo da quì e mi sn soffermata a leggere il tuo blog: lo trovo davvero interessante!!! Complimenti!!! X qst t ho invitata tra i miei amici (e t ringrazio d’aver accettato) così magari nn xdo il link del tuo spaces ed avrò modo d leggere gli interventi interessanti k fai sui temi economici (io studio economia..) …. Ciaooo c sentiamo..

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