Il caso Alitalia

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it l’11 aprile 2008

Il caso Alitalia è destinato a passare al nuovo governo, nonostante gli affannosi tentativi di Prodi e di Padoa-Schioppa di risolverlo in pochi giorni, dopo due anni di tempo perduto in chiacchiere. Sarà un pensar male sicuramente, ma a molti è venuto il sospetto che nella privatizzazione dell’Alitalia qualcuno ci guadagni in soldoni e che tra governo e sindacati la spartizione delle prebende non sia stata considerata paritetica. Si tratta indubbiamente di voci infondate, che la vicenda delle trattative con Air France hanno alimentato giorno dopo giorno, anche a causa della mancata conoscenza della situazione finanziaria dell’Alitalia e del suo stato di liquidità. A noi, invece, viene il sospetto che Prodi e Padoa-Schioppa, non avendo dimestichezza con l’economia, abbiano trattato il caso Alitalia come coloro che pensano soltanto a sbarazzarsi di un’impresa che costa troppo e che, non essendo capaci di risanarne la situazione, trovino conveniente svendere a qualunque prezzo pur di liberarsi dei problemi e dichiararsi poi salvatori della patria. D’altra parte, tutte le privatizzazioni di Prodi all’Iri si sono rivelate una svendita e quando qualcuno, leggi Berlusconi e leggi Sme, si oppose, spuntando un prezzo più elevato, si buscò una denuncia e un processo, finito dopo molti anni in un nulla di fatto, mentre avrebbe dovuto ricevere almeno un complimento.

A pochi giorni dalle elezioni politiche, il caso Alitalia è ormai chiuso per il governo Prodi e, in particolare, per il suo ministro dell’economia, che con le due Finanziarie ha dato il colpo di grazia all’economia italiana, sulla quale chiunque faccia la spesa è ormai purtroppo edotto. E il caso Alitalia è chiuso per la rinuncia momentanea di Air France che considera inaffidabile il primo ministro e il ministro dell’economia, che sfiduciati operano e dovrebbero operare in regime di ordinaria amministrazione, mentre sembra, almeno a noi profani, che la vendita della compagnia aerea di bandiera sia un atto che dovrebbe rientrare nell’amministrazione straordinaria. Ormai, toccherà al nuovo governo Berlusconi risolvere il caso, salvando la compagnia dalla svendita e rilanciandola sul mercato a prezzi e a costi competitivi. C’è già chi è a capo della cordata che dovrà salvare l’Alitalia dalle grinfie straniere e molto probabilmente ci riuscirà, date le premesse. Si parla infatti di una cordata di imprenditori italiani, che avrebbero nella Lufthansa un socio di tutto rispetto e non un padrone come l’Air France. Se questo tentativo, come si spera, avrà successo dovrebbero essere considerati in gran parte risolti i problemi dell’aeroporto di Malpensa, al quale andrebbe cambiato nome, almeno per auspicio.

Ma una volta salvata, la nostra compagnia di bandiera non potrà essere lasciata in mano ai sindacati, che hanno la loro parte di responsabilità nella vicenda, come sa bene chi abbia viaggiato più volte con l’Alitalia, trovandosi costretto per i disagi subiti a cambiare compagnia. Nel caso dell’Alitalia i sindacati si sono comportati come l’allevatore poco avveduto che per mungere più latte finisce per far morire la mucca. Sarà bene che gli stessi lavoratori abbiano a cuore l’avvenire della compagnia e a questo proposito proprio i sindacati dovrebbero rinunciare all’uso esagerato e irresponsabile dell’arma dello sciopero. È auspicabile, come ha suggerito il presidente Berlusconi, che al capitale dell’Alitalia partecipi la massa dei risparmiatori in modo da creare un azionariato diffuso, ma in questo contesto sarebbe utile per tutti, che i lavoratori stessi dell’azienda Alitalia diventino partecipi del conto perdite e profitti, assumendo la veste e le responsabilità di piccoli azionisti, in grado con il loro numero di partecipare alle scelte del consiglio di amministrazione, al controllo dei costi e alla ripartizione degli utili, tenendo presente che qualsiasi impresa che non produce utili è destinata a fallire per una legge economica, che prescinde dal colore politico dei soggetti.

Emanuela Melchiorre

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