La manovra fiscale

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 20 giugno 2008

La priorità per l’economia italiana è di tornare presto sul sentiero della crescita e tale obbiettivo può essere raggiunto solo attraverso la lotta agli sprechi e alle inefficienze pubbliche e private, incentivando la produzione, la flessibilità e la produttività del lavoro. È in questa ottica, quella liberista che ha caratterizzato la strategia del premier fin dalle origini, che è stata approvata ieri dal Consiglio dei ministri la manovra fiscale da 13,1 miliardi di euro per quest’anno e da 35 miliardi per il prossimo triennio. Tale manovra presenta un modello di Stato, secondo le parole di Silvio Berlusconi, «che costa meno, che semplifica, che toglie vincoli e che produce libertà». Grazie a tale Finanziaria, sostiene il Premier, sarà centrato l’obbiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011 senza ricorrere a nuove tasse, eccezion fatta per le maggiori aliquote per il settore assicurativo, bancario e petrolifero.

Il pacchetto fiscale prevede, infatti, fra le molte novità, l’ormai nota «Robin Hood Tax» ovvero l’addizionale Ires sull’aumento di valore delle scorte petrolifere (che passerà dall’attuale 27% al 33%), che colpisce i cosiddetti «guadagni da congiuntura» della compagine petrolifera e che, secondo le previsioni, comporterà un maggior gettito di 4 miliardi di euro. Tali risorse saranno destinate a sconti alimentari e sulle bollette per i pensionati più poveri. Sul fronte fiscale è stato approvato l’aumento del prelievo per le banche e per le cooperative. A tal proposito, infatti, il commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes, si era espresso nei giorni antecedenti al Consiglio dei ministri chiedendo formalmente alcune delucidazioni riguardo il favorevole regime fiscale di cui si sono avvantaggiate le cooperative fino ad oggi, in campo bancario e della grande distribuzione. Sono stati sollevati, inoltre, dubbi sulla compatibilità degli sgravi alle grandi cooperative e alle banche popolari.

Il ministro Tremonti ha annunciato ampi tagli alla spesa pubblica, specialmente a quella improduttiva, che comporteranno, secondo le previsioni del ministro, risparmi di 9-10 miliardi di euro tra Sanità, enti locali e Pubblica amministrazione. A tal proposito, infatti, è stato approvato il provvedimento che prevede un minor ricorso alle collaborazioni esterne per gli enti pubblici, contratti flessibili per le esigenze temporanee ed eccezionali, nonché un aumento della mobilità dei dipendenti pubblici, mentre, per garantire una maggiore trasparenza e, di conseguenza, una maggiore efficienza, ha vinto la linea già intrapresa dal ministro Brunetta, della pubblicazione sui siti internet delle retribuzioni dei pubblici dipendenti. Infine, sono previste l’abolizione dei «mini-enti pubblici» (sotto i 50 dipendenti) e una scrematura di quelli più grandi.

Per quanto riguarda il settore privato, la nuova strategia degli incentivi prevede la fine del regime fiscale agevolato per le stock options (che rappresentano una possibilità per i dipendenti di partecipare al capitale aziendale), mentre sarà esentato dall’imposizione fiscale il capital gain (ovvero il guadagno in conto capitale derivante da un’attività di compravendita di azioni, obbligazioni, titoli di Stato, derivati e valute) che verrà reinvestito in una nuova azienda o in «giovani imprese» con non più di 3 anni di vita.

La manovra approvata ieri introduce interessanti riforme. È stata annunciata la delega «fondamentale» che, secondo i piani di Tremonti e grazie alla ulteriore Finanziaria «snella» che sarà varata a settembre, farà scattare la sessione parlamentare che porterà all’approvazione del Federalismo fiscale, definito come «la vera riforma». Sarà introdotto, inoltre, il nucleare nel nostro paese (mediante il disegno di legge per la delega al Governo per la localizzazione dei siti nucleari) che, come detto molte volte su queste pagine, è la via obbligata per comprimere i costi energetici, ridurre il disavanzo di bilancia commerciale causato dalla cosiddetta «bolletta energetica» delle importazioni e ridurre la dipendenza dell’economia nazionale dalle politiche espansionistiche di paesi politicamente instabili. Entro il 2008, pertanto, saranno individuati i criteri per la localizzazione delle nuove centrali nucleari. Una delibera del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), su proposta del ministro dello sviluppo economico Scajola, definirà le «tipologie degli impianti di produzione elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale». Stesso iter sarà seguito per stabilire le procedure di autorizzazione.

Saranno liberalizzati i servizi pubblici locali, che ricadranno in tal modo sotto la logica della concorrenza tra operatori privati, comportando, come è auspicabile, una maggiore efficienza nel servizio e una riduzione delle tariffe, nonché una riduzione degli sprechi a carico dei contribuenti locali. Per garantire una maggiore flessibilità nell’ambito del mercato del lavoro verranno reintrodotti i contratti di lavoro previsti dalla legge Biagi «a chiamata» e di collaborazione occasionale, nonché, in un’ottica di «flexsecurity», le scelte sono state prese per facilitare il ricorso al part-time modificabile e all’abolizione a partire dal 2009 del divieto della cumulabilità tra pensione e retribuzione.

Saranno ridefiniti i Programmi del Quadro strategico nazionale 2007-2013 avviati dal precedente governo e i fondi, riallocati e destinati alle infrastrutture ritenute strategiche, saranno concentrati in pochi progetti prioritari, nell’ambito energetico, della telecomunicazioni, dell’ambiente (con particolare attenzione ai rifiuti) e dei trasporti. È prevista la costituzione della società per azioni «Banca del Mezzogiorno». Con un decreto del Tesoro, entro 4 mesi dall’entrata in vigore delle norme, sarà nominato il comitato promotore, che disciplinerà i criteri per lo statuto e le modalità di composizione dell’azionariato «in maggioranza privato e aperto all’azionariato popolare diffuso». L’apporto al capitale da parte dello Stato sarà di 5 milioni, da restituire entro 5 anni. Infine, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della manovra fiscale sarà varato un Piano nazionale per la realizzazione di «misure di recupero del patrimonio abitativo esistente o di costruzione di nuovi alloggi». Saranno previsti aiuti alle famiglie a basso reddito e alle giovani coppie, agli anziani e agli studenti, nonché agli immigrati regolari per l’acquisto della prima casa.

Emanuela Melchiorre

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