Manovra triennale per la crescita: le novità per il mercato del lavoro

di Emanuela Melchiorre 

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 3 luglio 2008

Dal primo luglio è iniziata la fase sperimentale della detassazione degli straordinari, del lavoro supplementare e dei premi di produttività, che produrrà i suoi effetti nell’immediato, aumentando il reddito disponibile dei lavoratori dipendenti privati. È stato previsto un primo momento di verifica dei risultati fra sei mesi. In questa prima fase sperimentale, che si concluderà a dicembre, si applicherà un’aliquota secca del 10% sul lavoro «extra orario». L’agevolazione sarà applicata ai lavoratori del settore privato con un reddito lordo fino a 30mila euro e per un massimo di 3mila euro. I dipendenti pubblici saranno interessati dalla normativa in un secondo momento, quando saranno stati valutati gli effetti di questo primo provvedimento. La misura sarà finanziata, secondo quanto annunciato a maggio dal ministro Tremonti, con la corrispondente riduzione di voci di incremento di spesa discrezionale della spesa pubblica contenute nel «decreto milleproroghe» e nella Finanziaria per il 2008 del governo Prodi.

Il governo ha preso altre misure che riguardano da vicino il mondo del lavoro. La «manovra d’estate» ha previsto, in primo luogo, la reintroduzione del lavoro intermittente, ovvero il «job on call», abolito dal Protocollo sul welfare sottoscritto dal governo Prodi. Inoltre, ha semplificato il ricorso al lavoro accessorio per favorire l’emersione di alcune attività occasionali. L’intento è quello di rendere progressivamente più semplice la stipula di nuovi contratti di lavoro e di fare emergere allo stesso tempo attività sommerse, in particolare quelle stagionali. In questa ottica è stata, inoltre, reintrodotta la possibilità di usare, in alternativa alla stipula del rapporto di lavoro, dei buoni prepagati (i voucher di un importo fino a 5mila euro l’anno, che salgono a 10mila nel commercio) per alcune tipologie di impiego occasionale (quale il lavoro domestico, il giardinaggio, la pulizia stradale ecc.). In precedenza, era stato introdotto il solo voucher nell’agricoltura per la vendemmia. I buoni potranno essere acquistati agevolmente, magari dal tabaccaio, e comprenderanno la retribuzione e i contributi previdenziali, da consegnare al prestatore di lavoro.

In accordo con il protocollo sul welfare è stato finalmente abolito il divieto di cumulo tra redditi e pensioni. In riferimento agli attuali pensionati, che sono ancora nel pieno delle loro energie lavorative e che affiancano un lavoro alla loro pensione, l’abolizione di tale divieto contribuirà a far venire meno un incentivo all’evasione fiscale, a far incrementare i redditi senza dover sfidare la legge, e quindi a far emergere, senza molte difficoltà, una quota del lavoro nero. Inoltre, sarà un incentivo per le risorse umane, costrette all’inedia sebbene desiderose di agire e di lavorare, per entrare nuovamente nel mercato del lavoro, con tutto il loro bagaglio di competenze e di esperienze.

Non è di poco conto, inoltre, lo sforzo di semplificazione della manovra estiva circa gli adempimenti dei datori di lavoro. Infatti, dopo circa mezzo secolo dalla loro introduzione, sono stati eliminati il libro paga e il libro matricola, considerati superflui se non addirittura dannosi, in quanto comportavano una dispersione di energie e di tempo e aumentavano i costi delle aziende e, quindi, il loro grado di inefficienza, specialmente di quelle medio-piccole. Ad essi sarà sostituito un più semplice «libro unico del lavoro», che si avvarrà delle sole notizie riportate sulla busta paga.

Fra le molte novità introdotte dal decreto legge 112 – la «manovra d’estate» – è rilevante, al fine di una deregolamentazione e di una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, l’introduzione della possibilità di stipula di un contratto a tempo determinato giustificato anche da esigenze collegate all’ordinarietà, e non più solamente per soddisfare esigenze temporanee e straordinarie del datore di lavoro. Tale facoltà è stata commentata dal ministro del lavoro Sacconi come una misura della «ragionevolezza delle esigenze tecniche, organizzative, produttive o sostitutive poste a fondamento della stipulazione del contratto di somministrazione». Si potrà, inoltre, derogare alla durata massima di 36 mesi del rapporto, qualora sia previsto dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale. La precedente regolamentazione stabiliva che il contratto a tempo determinato, qualora firmato tra le medesime parti e con le medesime mansioni, avrebbe dovuto tramutarsi in un contratto a tempo indeterminato. Al tempo stesso, però, è stato introdotto il diritto di precedenza per il lavoratore. Infatti, il provvedimento stabilisce che «il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i 12 mesi successivi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine».

È chiaro che l’insieme di questi provvedimenti prevede una buona dose di sperimentazione e, pertanto, occorre attendere del tempo per poter valutare effettivamente se saranno raggiunti gli obbiettivi posti dalla riforma Biagi, di maggiore flessibilità del mercato in termini di semplificazione e di deregolamentazione. Soprattutto occorre valutare se tale riforma esplicherà i suoi effetti in termini di maggiore crescita dell’intero sistema economico. Parte essenziale della riforma in parola, però, non è stata ancora considerata adeguatamente, quella relativa agli ammortizzatori sociali, che dovrebbero agire integrando i redditi dei lavoratori che si trovano nella momentanea indisponibilità di un contratto di lavoro. È un aspetto che è stato trascurato dal precedente governo e che dovrà essere considerato da quello attuale, in quanto non si può non considerare il fatto che i lavoratori subiranno ancora gli svantaggi della incertezza nel futuro data dalla precarietà di questa tipologia contrattuale, anche perché priva della contropartita assistenziale degli ammortizzatori. All’aumentare, infatti, dei periodi di intervallo tra un contratto di lavoro e il successivo, in termini di frequenza e in termini di durata, aumenta il disagio del lavoratore momentaneamente disoccupato, che si vede costretto a decumulare i propri risparmi, accantonati durante il periodo lavorativo, o, peggio, ad accrescere i propri debiti, ai quali potrà fare fronte con crescenti difficoltà.

Emanuela Melchiorre

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