UNA NUOVA EUROPA CONTRO LE SPECULAZIONI

UNA NUOVA EUROPA CONTRO LE SPECULAZIONI
Tra euro forte e discusse scelte della Bce, il Vecchio Continente si interroga sulle cause scatenanti dell’inflazione e tenta una nuova strategia per arginarla.
di EMANUELA MELCHIORRE

 www.ideazione.com

[11 lug 08]
La speculazione finanziaria internazionale, che minaccia di far collassare l’economia dei Paesi industrializzati, è il risultato della globalizzazione non regolamentata contro la quale l’Europa unita è rimasta inerme, troppo concentrata sulla regolamentazione parcellizzata e complessa, nonché sulle definizioni fantasiose delle dimensioni e delle forme dei generi alimentari, per poter elaborare piani di sostegno e di sviluppo dell’economia industriale e di tutela dell’occupazione. E’ mancata del tutto, inoltre, una politica energetica comune che avrebbe potuto mettere i Paesi membri al riparo dalle speculazioni sui prezzi e sulle scorte di petrolio, avvenute a  dispetto delle intenzioni dei padri fondatori che, con la Comunità europea dell’energia atomica (Ceea) o Euratom, intendevano dare un assetto energetico alla allora nascitura Comunità europea. E’ proprio nei prodotti energetici, nelle materie prime e nei generi alimentari che la speculazione oggi agisce e provoca inasprimenti dei prezzi ed effetti sulle economie reali dei Paesi industrializzati, che saranno sommati agli effetti non ancora del tutto conclusi e conosciuti dello scoppio della bolla speculativa sui mutui subprime. L’Europa che la presidenza Sarkozy ha ereditato dal precedente semestre sloveno, affronterà ancora un periodo di economia lenta e di alta inflazione, ma questa volta la situazione è aggravata dalle opinioni di quei popoli che hanno avuto occasione di esprimersi riguardo la Costituzione europea e che hanno manifestamente affermato il loro no a un’Europa burocratizzata e miope, lontana dalle esigenze dei suoi cittadini.

Sarkozy si è già detto contrario alla scelta del banchiere centrale, Jean-Claude Trichet, che ha aumentato il 3 luglio scorso il tasso ufficiale dello 0,25 per cento, raggiungendo la quota del 4,25, dopo più di un anno di stabilità, in cui sembrava prevalesse un certo scrupolo della Bce circa gli effetti restrittivi che una politica monetaria di alti tassi provoca nell’economia dei Paesi Ue. Questa infausta decisione provocherà presto un incremento di tutti i tassi bancari con effetti negativi sui bilanci delle famiglie, che in Italia si sono progressivamente sempre più indebitate. I tassi bancari sono un prezzo, quello del denaro, che presenta una spiccata inelasticità verso il basso, che sta a significare che crescono più facilmente di quanto decrescano. Se il banchiere centrale invertisse il verso della sua politica monetaria e decidesse di ridurre il tasso ufficiale, le variazioni dei tassi bancari sarebbero molto lente nell’adeguarsi ai nuovi livelli. Pertanto il danno che le famiglie subiscono oggi è aggravato da una eventualità futura di non avvantaggiarsi di variazioni inverse dei tassi. Le imprese, dal canto loro, considereranno più oneroso il ricorso al finanziamento bancario e saranno disincentivate a investire, proprio in un periodo in cui l’assetto produttivo europeo è affetto da una crescita molto lenta della produttività del lavoro, pari a meno della metà di quella degli Stati Uniti. Allo stesso tempo i tassi americani sono molto bassi, meno della metà di quelli europei, e permettono un ricorso al finanziamento per le imprese statunitensi meno oneroso di quello europeo. Anche sotto questo aspetto, pertanto, le imprese americane sono più competitive di quelle europee. Infine, l’aumento del tasso Bce farà aumentare anche i tassi di interesse sul debito pubblico nazionale, aggravando la posizione dei Paesi fortemente indebitati e rendendo più difficile il rientro entro tempi non lunghi. Non molto tempo fa il banchiere centrale ha affermato che l’economia europea non è all’altezza dei risultati dell’Unione monetaria europea, come dire che la moneta va bene e l’economia va male.

L’euro forte, invece, ci ha fatto mancare l’aggancio all’espansione economica internazionale e non ci ha salvato dalle bolle speculative. L’euro è stato imposto come prima erano stati imposti i serpenti monetari europei e il Sistema monetario europeo con il suo ecu. I fallimenti di quei tentativi furono imputati a cause di ordine politico, come più volte si legge sugli scritti del professor Angiolo Forzoni, e ora viene fatto altrettanto con il fallimento dell’euro, una moneta forte con una economia debole. I tempi sono, invece, maturi per pensare ad un ordine monetario che ridimensioni il ruolo dei banchieri centrali e dei loro strumenti inadeguati per far fronte alle fluttuazioni cicliche dell’economia e che consideri nuovamente il vincolo della bilancia dei pagamenti come meccanismo fondamentale per la stabilità monetaria, replicando i risultati positivi dell’accordo di Bretton Woods. E’ indispensabile modificare lo statuto della Bce, considerando anche le conseguenze di ordine economico e occupazionale su tutti i Paesi membri delle scelte del suo governatore. Ancor più è necessario ripensare tutto il quadro istituzionale Ue attribuendo un ruolo politico al Parlamento europeo e ridimensionando il ruolo della Commissione di Bruxelles, composta esclusivamente da tecnici e non da politici, e confinarlo al ruolo di consulente dell’organo politico centrale. Affinché l’Europa unita diventi uno Stato sovrano occorre una unione politica, che può anche assumere la forma di una confederazione di Stati, come la storia di altri Paesi (Stati Uniti, Svizzera e Germania) ci insegna. Il governo italiano dovrebbe farsi portavoce di questa rivoluzione istituzionale, ma anche dell’esigenza di stabilire un nuovo ordine monetario internazionale capace di vigilare e di stroncare sul nascere ogni genere di speculazione finanziaria e di assecondare la crescita economica e il benessere. Nel mercato del credito il gioco della concorrenza non impedisce manovre speculative. Poiché le grandi banche e le grandi compagnie finanziarie agiscono su scala mondiale, occorre che la comunità internazionale, tramite la creazione di apposite istituzioni, vigili contro l’insorgere di bolle speculative. Non sembra che durante l’attuale G8 l’occidente riunito abbia voluto ancora, però, prendersi carico di questa esigenza. 

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