Nubi sull’economia internazionale

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 17 luglio 2008

Il secondo governo Berlusconi, il più longevo della storia della Repubblica italiana, durato in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005, ha dovuto affrontare durante tutto il suo mandato una tra le più gravi empasse mondiali politiche ed economiche, conseguente all’attacco alle torri gemelle da parte di Al Qaeda. Alla fine della legislatura però l’economia italiana cresceva del 2% circa l’anno, nonostante l’azione di governo fosse estremamente limitata dai parametri di Maastricht. Dopo la crisi del governo Prodi, avvenuta dopo appena 23 mesi dal suo insediamento, l’economia italiana, secondo le stime più ottimistiche, era crollata e cresceva allo 0,5% l’anno, con un’inflazione che viaggiava a giugno a un ritmo del 3,8%, ovvero il valore più alto dal 2003.

Il quarto governo Berlusconi, in carica dall’8 maggio scorso, si trova quindi ad affrontare ancora una volta una pesante eredità in termini di crescita economica, estremamente lenta nel nostro paese, che, secondo le stime prudenti della Banca d’Italia nel bollettino di luglio, è del 0,3%. Le previsioni per l’intero 2008 (del 0,4% annuo) non si discostano molto da questo valore. La situazione è aggravata dalla lenta crescita di tutta l’area dell’euro che, sempre secondo le previsioni di Bankitalia, è dell’ 1,5% per tutto il 2008, limitata dall’euro forte, che ostacola le esportazioni e che non è in grado di contrastare la componente dell’inflazione importata.

L’aumento del tasso ufficiale di sconto dello 0,25 per cento operata dal banchiere centrale Jean-Claude Trichet il 3 luglio scorso, che ha raggiunto la quota del 4,25, provocherà presto un incremento di tutti i tassi bancari, con effetti negativi sui bilanci delle famiglie, nel nostro paese sempre più indebitate. Le imprese, dal canto loro, considereranno più oneroso il ricorso al finanziamento bancario e saranno disincentivate a investire, proprio in un periodo in cui l’assetto produttivo europeo è affetto da una crescita molto lenta della produttività del lavoro, pari a meno della metà di quella degli Stati Uniti. Infine, l’aumento del tasso Bce farà aumentare anche i tassi di interesse sul debito pubblico nazionale, aggravando la posizione dei Paesi fortemente indebitati e rendendo più difficile il rientro entro tempi brevi.

Anche la situazione finanziaria internazionale, dopo lo scoppio della bolla speculativa dei mutui subprime, è allarmante e sembra destinata a protrarsi ancora per un lungo periodo. Dopo i crolli della banca inglese Northen Rock, e dopo le difficoltà della UBS svizzera sorte nei mesi passati, è giunta la notizia in questi giorni del fallimento della IndyMac (una banca americana con 32 miliardi di dollari di attività patrimoniali, fortemente esposta nel settore immobiliare) e sono sopravvenute gravi difficoltà per le due agenzie Fannie Mae e Freddie Mac, le principali detentrici di portafogli mutui in America, che la settimana scorsa hanno perso circa il 50% del loro valore in borsa. Non si conosce, tra l’altro, l’effettiva diffusione dei titoli legati ai mutui subprime e la relativa opacità dei bilanci delle banche non permette un’accurata stima della fragilità dell’intero sistema bancario americano ed europeo.

I grandi capitali fuggono dal mercato immobiliare, soprattutto statunitense, e confluiscono in quello dei prodotti energetici e in quello dei prodotti alimentari, accelerando l’inflazione mondiale e ricorrendo alla sottoscrizione di contratti a scadenza (futures), i cosiddetti «barili di carta» per speculare sul rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Altrettanto accade nel mercato dei prodotti agricoli, le c.d. soft commodities.

La speculazione agisce indisturbata poiché non esiste ancora un organo internazionale di vigilanza che sappia prevedere e sgonfiare sul nascere le bolle speculative che si formano nei diversi mercati e a livello globale. Gli incontri internazionali che si sono moltiplicati nei primi mesi dell’anno (il summit alla Fao per l’emergenza alimentare, il G8 dei ministri finanziari, il G8 di Toiako, e via dicendo), non hanno condotto a proposte concrete per controllare e contrastare la speculazione internazionale, eccezion fatta per quella di intraprendere numerosi indagini e studi a livello comunitario e da parte del Fmi riguardo l’effettiva incidenza della speculazione nella formazione dell’inflazione. L’Ue, dal canto suo, non ha preso in seria considerazione le proposte del Ministro Tremonti, espresse in sede Ecofin, di utilizzare gli strumenti dell’art. 81 del Trattato di Roma (per la lotta contro le intese, i cartelli e la collusione) e dell’art. 82 dello stesso trattato (per contrastare gli abusi di posizioni dominanti). Esse avrebbero meglio tutelato l’area dell’euro dalle influenze dei cartelli internazionali, primo fra tutti l’Opec, estendendo il concetto di cartello e di posizione dominante anche a entità esterne all’area dell’euro, che tuttavia agiscono e influenzano le variabili economiche e l’inflazione all’interno dell’Unione europea.

Emanuela Melchiorre

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: