Robin Tax, imposta contro la speculazione

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 22 luglio 2008

Oggi la traslazione dell’imposta è facilitata dal continuo aumento del prezzo del greggio e dei suoi derivati. Si tratta della speculazione finanziaria internazionale, contro la quale un singolo paese e un singolo governo possono fare ben poco, anzi niente, non avendo né i poteri, né i mezzi per intervenire. L’aumento del prezzo del greggio dipende da molte cause, tra le quali la politica miope dei paesi Opec, l’indebolimento del dollaro Usa, la catena di operazioni. Questa va dalla ricerca di nuovi giacimenti, al loro sfruttamento, alla raffinazione e al collocamento dei prodotti sul mercato. Comprende, quindi, anche la fase di commercializzazione, ma anche la contrattazione borsistica tramite i noti futures trattati alle borse merci di Chicago e di Londra.

Con i futures, che sono contratti di mera speculazione finanziaria, si forma per scommessa il prezzo finanziario del petrolio, che contagia e fa aumentare il prezzo reale del greggio, quello praticato dai Paesi Opec, che si illudono di guadagnare. Alla lunga, invece, essi finiscono per perdere la sfida, perché ad un aumento del greggio corrisponde sempre un aumento, sovente più che proporzionale, dei prezzi dei prodotti manufatti e dei generi alimentari praticati per necessità dai paesi industrializzati. I risultati sono l’inflazione internazionale e il rallentamento dell’economia, che assume un andamento di stop and go.

Dall’aumento del prezzo del greggio traggono giovamento anche i governi attraverso le note «accise», ossia le imposte che gravano sulla benzina, sul gasolio e sul gas naturale. Il governo Prodi e il suo ministro dell’economia nei ventidue mesi nei quali malauguratamente hanno comandato, hanno scambiato per «tesoro» e per «tesoretto» gli aumenti del gettito delle «accise», per poi sperperare queste maggiori entrate in rivoli inutili (si ricorderà ad esempio l’incentivo alla rottamazione dei frigoriferi!), mentre potevano utilizzarle per investimenti e per innovazioni.

Il governo Berlusconi e il suo ministro dell’economia Tremonti non intendono seguire la politica disastrosa di Prodi e compagni e opportunamente non hanno considerato tesoro e tesoretto come manna dal cielo. Nel contempo, intendono tutelare i consumatori in generale e in particolare le famiglie con bassi redditi dal rincaro del costo della vita, determinato dalla speculazione finanziaria, che da anni imperversa sul mondo, avendo interessato dapprima la borsa, poi l’abitazione e ora il petrolio e i generi alimentari di base.

Allo stato attuale, incombe il rischio di una recessione internazionale, contro la quale l’Italia deve far fronte con le proprie forze, non potendo ricorrere all’aiuto di altri paesi, tutti alle prese con gli stessi problemi. Il compito è arduo. Limitatamente al settore petrolifero è in atto una manovra tendente a ridurre le speculazioni finanziarie e, conseguentemente, i prezzi dei prodotti in commercio. Con tali considerazioni, l’intera manovra finanziaria, che comprende la Robin Tax, ha superato il vaglio delle commissioni ed è giunta all’esame delle Camera dei Deputati per la discussione ed è stata approvata, giovedì prossimo con il sì definitivo del Senato diverrà legge.

Emanuela Melchiorre

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