Il rigassificatore offshore di Rovigo

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 23 settebre 2008

È stato inaugurato sabato scorso dal Premier Silvio Berlusconi il primo rigassificatore offshore del mondo, posizionato a 15 chilometri dal Porto di Levante, Porto Viro, in provincia di Rovigo. La realizzazione di questo innovativo impianto ha dovuto superare le resistenze locali, durate ben dodici anni, che avevano impedito finora la realizzazione del progetto, con le relative conseguenze in termini di perdita di occasioni occupazionali. Sono state, inoltre, superate le farraginose fasi burocratiche legate alle analisi dell’impatto ambientale, poiché il progetto ha dovuto ottenere un parere favorevole in ben 4 diverse valutazioni.

Questa struttura, che supporta due serbatoi di stoccaggio del Gnl (gas naturale liquefatto) da 125 mila metri cubi ciascuno, ha comportato un investimento di circa 2 miliardi di euro da parte della società che ha realizzato l’opera, la Terminale Gnl Adriatica (la joint venture partecipata da ExxonMobil e da Qatar Termal Limited al 45% ciascuna e per il restante 10% da Edison, che gestirà la struttura). Sarà a regime dall’inverno 2009-2010 e consentirà di fornire all’Italia 8 miliardi di metri cubi di gas. Già dal prossimo aprile arriverà la prima nave metaniera dal Qatar, che avvierà il flusso di importazione. In virtù degli accordi sottoscritti tra la Edison e il governo del Qatar – il terzo paese al mondo per riserve di gas – il Paese del Golfo Persico fornirà per 25 anni alla Edison 6,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il 20% del gas che giungerà dal Qatar sarà ceduto alla rete nazionale e permetterà di coprire il 10 % del fabbisogno del paese. Il gas liquefatto proverrà dal «Giant North Field Reservoir», il giacimento nel Qatar che racchiude circa 25.500 miliardi di metri cubi di riserve accertate.

Il ciclo del gas naturale liquefatto prevede che alla fonte di approvvigionamento vi sia una struttura in grado di liquefare il Gnl, che verrà in tal modo trasportato da navi cisterna, per poter essere riportato allo stato gassoso grazie appunto ai rigassificatori collocati nei porti dei paesi importatori (grafico).

Grafico: ciclo del gas naturale liquefatto

Fonte: http://www.eni.it/

Il processo di liquefazione, il trasporto via mare con navi cisterna e la successiva fase di rigassificazione rappresentano, pertanto, un sistema di approvvigionamento alternativo al tradizionale ausilio dei gasdotti, estremamente onerosi in termini di investimenti in infrastrutture e in manutenzione. Questi ultimi, senza una opportuna diversificazione delle fonti di approvvigionamento, costituiscono una rendita di posizione per i fornitori tradizionali (Russia e paesi del Nord Africa). Tramite i rigassificatori, invece, è possibile effettuare scelte di diversificazione dei fornitori che permettono di ottenere prezzi più bassi e qualità migliori dei prodotti, ma anche maggiore stabilità politica e più alta affidabilità del paese esportatore.

La diversificazione delle fonti di approvvigionamento è, appunto, uno dei tre capisaldi su cui si basa il piano energetico nazionale elaborato dal Governo Berlusconi, che vuole colmare il vuoto lasciato nelle politiche di sviluppo dell’economia nazionale dal referendum del 1987 sul nucleare. Gli altri due capisaldi sono, infatti, la ripresa della produzione nucleare e lo sviluppo delle fonti alternative. Per quanto riguarda la produzione nucleare, Berlusconi ha stretto un importante accordo con Gordon Brown, primo ministro inglese, e con Nicolas Sarkosy, presidente francese, per scambiare con i due grandi paesi europei il know how necessario per avviare in pochi anni, sia in Italia, sia all’Estero, la costruzione di impianti nucleari di terza generazione.

Sebbene il grande progetto di Rovigo sia finalmente andato in porto, altri 15 aspettano di superare le resistenze dettate da atteggiamenti Nimby (acronimo di Not In My Back Yard, che letteralmente significa «non nel mio cortile») e i numerosi ostacoli di ordine burocratico. Solo la loro completa realizzazione consentirà di rendere più moderno ed efficiente il sistema di distribuzione di energia del nostro paese e farà sì che l’Italia diventi un «hub» (ovvero il centro o il fulcro) energetico europeo e del Mediterraneo. Infatti, se tutti i progetti in lista venissero realizzati, l’Italia potrebbe disporre di circa cento miliardi di metri cubi di gas l’anno in più rispetto alle attuali importazioni, che permetterebbero di coprire l’intero fabbisogno, per poi diventare un esportatore netto di gas naturale. L’approvvigionamento, invece, è attualmente legato esclusivamente ai due grandi metanodotti provenienti dalla Russia e dalla Libia e dal vecchio terminale dell’Eni di La Spezia.

Alcuni progetti sono più avanti di altri. È il caso dell’impianto di vaste dimensioni (circa da 12 miliardi di metri cubi di gas) progettato dalla Sorgenia, da impiantare a Gioia Tauro (Reggio Calabria), che ha superato la Valutazione di impatto ambientale (VIA). Anche il progetto dell’Eni a Porto Empedocle (Agrigento) e il progetto di Livorno della tedesca E.On, subentrata alla Endesa, sono a buon punto. Sono invece contestati, anzi contestatissimi, solo per citarne alcuni, tre impianti pugliesi: quello di Brindisi (che aveva superato la VIA già al tempo del governo Prodi), finanziato dalla British Gas; quello di Trinitapoli (Foggia), il cui investitore è la Sorgenia (Cir) e quello di Taranto della catalana Gas Natural.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: