Crisi economica e finanziaria e prezzo del petrolio

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 27 settembre 2008

Il piano di salvataggio di 700 miliardi di dollari elaborato dall’amministrazione Bush, voluto fortemente da potenti gruppi finanziari americani operanti in tutto il mondo, attende ora il consenso del Congresso. Essorappresenta un’ulteriore tappa del processo iniziato il 12 settembre scorso, con la nazionalizzazione di Fannie Mae e di Freddie Mac, continuato con il prestito di 85 miliardi di dollari della Fed alla Aig, il potente gruppo assicurativo che gestisce i fondi pensionistici statunitensi. Il piano ha incontrato una prima difficoltà nella riunione notturna tra il presidente Bush, il ministro del Tesoro, i delegati del Congresso e i due candidati alla presidenza, John McCain e Barack Obama. Si spera che il piano, cui saranno apportati i necessari ritocchi, sia presto approvato, perché non c’è alternativa per fronteggiare la crisi, facendo sempre salvi gli interessi dei contribuenti. Il mercato lasciato libero a se stesso non sarebbe in grado di superare la profonda crisi finanziaria che ha già iniziato a ripercuotersi sull’andamento dei sistemi economici. Non bisogna ripetere l’errore della crisi del 1929, allorché la presidenza Hoover rimase inerte fino alla fine del mandato, affidandosi soltanto alle forze del mercato… E fu il tracollo. Poi, per fortuna, venne Roosevelt con il new deal.

Stiamo scontando oggi le conseguenze degli atteggiamenti speculativi radicatisi con l’avvento della new economy,che sono alla base del rigonfiamento delle bolle nel mercato immobiliare prima e in quello delle materie prime e dei prodotti alimentari di base in seguito. In questi giorni è scoppiata la bolla speculativa che aveva causato il rigonfiamento del costo del petrolio, con la conseguenza – fatta eccezione per fiammate speculative che hanno comportato un rialzo di addirittura 25 dollari in una giornata di borsa – di un vistoso calo del prezzo del greggio, che è passato dai 147 dollari al barile (Wti dell’11 luglio scorso) ai circa 108 dollari di questi ultimi giorni di settembre.

D’altra parte, la previsione di perdita dei valori di borsa, stimata ieri in 1.300 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale, rispetto ai 1.000 miliardi della stima dell’aprile scorso, è da rivedere alla luce anche degli andamenti dei fondamentali economici oltre che di quelli finanziari, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Sarà importante anche elaborare una nuova disciplina di borsa, in modo che, ad esempio, le vendite allo scoperto, ora momentaneamente sospese, non abbiano più luogo, oppure, trattandosi di contratti di mera speculazione, eventuali guadagni o eventuali perdite riguardino esclusivamente le parti contraenti e non infettino più la borsa. Lo stesso discorso vale per i futures, che dovranno essere regolamentati rigidamente, imponendo ad esempio un forte deposito previo, ossia all’atto della contrattazione. In tal modo si potrà scoraggiare la mera speculazione come è avvenuta finora facendo sì che esistessero due prezzi del petrolio: uno finanziario, quello dei futures, e uno effettivo, quello in essere al momento della consegna della merce. Quest’ultimo prezzo, che è rimasto sempre inferiore a quello finanziario, ha subito però l’influsso della speculazione derivante dai futures.

La crisi finanziaria ha iniziato a far rallentare l’economia a livello internazionale, tanto che si prevede che anche il 2009 sarà caratterizzato da inflazione e probabile stagnazione, con conseguenze sull’occupazione.  In tutto il mondo è da dare quasi per certo, a meno di un miracolo, che la produzione industriale declini vistosamente. I primi segnali si avvertono anche in Cina, tanto che si prevede per l’anno prossimo un dimezzamento, nel migliore dei casi, del tasso di aumento del Pil.

In questa situazione il prezzo del petrolio non potrà non calare anche vistosamente e tendere a collocarsi ai livelli consoni con la perdita del potere d’acquisto del dollaro, per cui il prezzo dovrebbe porsi al di sotto dei 50 dollari al barile. Inoltre, sono previsti forti incrementi, fin dai primi mesi dell’anno prossimo, dell’offerta di petrolio in seguito allo sfruttamento degli immensi giacimenti nella Baia di Santos, al largo delle coste brasiliane. Sotto uno strato di roccia e di sale, a 6 chilometri di profondità, c’è un enorme giacimento di petrolio, di circa 8 miliardi di barili. La produzione sarebbe di circa 100 mila barili al giorno unitamente a 3,5 milioni di metri cubi di gas. Le riserve brasiliane sono stimate, inoltre, 60 miliardi di barili equivalenti di petrolio, pari a circa tutte le riserve del sottosuolo russo. Riguardo agli Stati Uniti, il presidente Bush ha revocato gli ostacoli alla perforazione delle coste per sfruttare i giacimenti noti.

Dal lato della domanda occorre considerare le reazioni dei paesi consumatori alle impennate del prezzo del greggio. Intanto, si inizia a percorrere la via del nucleare, ad aumentare l’uso del gas metano e a ricercare altre fonti, tra cui l’energia geotermica.

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