Crisi finanziaria: è il momento delle scelte

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it l’11 ottobre 2008

La sera del 10 ottobre è terminata la settimana di passione delle borse, in tutto il mondo con perdite pesanti tanto da dimezzare i valori di capitalizzazione di un anno fa. Bene sarebbe stato aver chiuso le borse a metà settimana per dare modo ai partecipanti alla riunione annuale del Fondo Monetario internazionale a Washington e al G7 di prendere decisioni senza l’assillo del precipitare degli eventi. Occorre evitare che il mondo cada in un’immensa recessione internazionale, che i dirigenti del Fondo stesso hanno sbandierato innescando tensioni e timori che si sono scaricati sul mercato. Intanto si è chiuso il G7 con mere dichiarazioni di principio, che nessuno può contestare ma che hanno bisogno di tempo per essere calate nella realtà. Ormai è tardi per recriminare e occorre invece guardare in avanti per impedire che si ripetano gli errori fino ad ora commessi e precisamente a far data dall’amministrazione Clinton, con la new economy, per poi proseguire con l’amministrazione Bush, con la bolla immobiliare, seguita subito da quella delle materie prime – petrolio compreso – e dei generi alimentari.

Gli altezzosi uomini della cosiddetta «finanza creativa» hanno prodotto un disastro che non ha precedenti nella storia economica e ora i governi, con le loro istituzioni preposte ai controlli, sono chiamati a impedire che la montagna di titoli speculativi produca una profonda recessione e crei quindi tensioni sociali inusitate. È da dare per certo che il mondo della finanza allegra e della speculazione selvaggia è finito e che le prossime due o tre generazioni vigileranno abbastanza per impedire che risorgano altri maghi illusionisti e profittatori. Oggi si volta pagina e si torna al vecchio sistema della separazione dei crediti. Releghiamo in soffitta la cosiddetta «banca universale», il tipo di banca cioè che opera a breve, a medio e a lungo termine, che diventa azionista delle imprese, che vende prodotti assicurativi e che finanzia allegramente la speculazione. Bene hanno fatto il governo Berlusconi e il ministro Tremonti a varare il decreto legge pubblicato già sulla Gazzetta Ufficiale, per tutelare sia i risparmiatori con la garanzia pubblica, in aggiunta a quella dell’apposito fondo interbancario per i depositi a risparmio, i conti correnti, sia i fondi pensione. Il decreto impedisce il fallimento delle banche e, di conseguenza, consente alle imprese di attingere al credito bancario. Occorre evitare  la paralisi del credito delle banche, senza però premiare i manager speculatori.

Ciò detto, è bene che i governi, specie quelli dei paesi industrializzati, agiscano di concerto per impedire – giova ripeterlo – un tracollo di immane proporzione. Il problema che oggi incombe in tutta la sua gravità è l’accertamento di tutti i valori speculativi, in modo da assorbire la crisi senza provocare traumi nel tessuto economico nei vari paesi. Stime prudenziali indicano che a livello internazionale c’è una montagna di titoli speculativi pari a dodici volte il prodotto lordo interno mondiale, ossia il valore del flusso di nuova vera ricchezza creata in un anno in tutto il mondo. Altre stime indicano in ben venti volte il valore della carta finanziaria rispetto a quello del flusso di beni e servizi prodotto nell’ultimo anno. In un caso o nell’altro si tratta di valori da capogiro, che, non avendo a fronte nessun bene reale, sono destinati a diventare carta straccia, molta della quale sfugge ancora al controllo delle varie autorità nazionali e internazionali e ai governi. Il dilemma è se lasciare questo annullamento al mercato e sommergere nei prossimi giorni con un alto strato di macerie tutta l’economia mondiale e provocare quindi una recessione profonda e prolungata a livello planetario, con centinaia di milioni di disoccupati e con tensioni sociali che il mondo non ha mai conosciuto fino ad ora.

L’alternativa a questo scenario consiste nel congelare questa mole di carta speculativa per il tempo necessario, affinché si crei tanta nuova ricchezza da poter assorbire i titoli sospesi. In breve, si tratta di rimandare nel tempo la loro liquidazione al verificarsi di nuova ricchezza disponibile. Si impone inoltre una nuova disciplina internazionale sul funzionamento delle borse, in modo che il reperimento dei capitali freschi, funzione propria della borsa, avvenga nei limiti di rischi propri dell’attività imprenditoriale. La borsa non deve fungere da bisca autorizzata, perché funzionano da tempo i cosiddetti «casinò», dove chi gioca rischia del suo senza coinvolgere i contribuenti. Senza entrare in particolari, si può comunque raccomandare la proibizione delle vendite allo scoperto e l’introduzione di un deposito previo per i contratti, come i futures, quando sono di mera speculazione.

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