IL VERTICE DEI VENTI

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 17 novembre 2008

Durante la giornata di sabato scorso, 15 novembre del 2008, si è tenuto a Washington il vertice dei Venti formato dai paesi del G7, più tredici paesi emergenti tra cui Brasile, Cina, India e Russia. Nell’insieme, questo gruppo di paesi produce l’80% circa del Pil mondiale. L’incontro è servito per individuare le linee guida delle politiche d’intervento nell’economia necessarie per poter uscire dalla crisi finanziaria ed economica che attanaglia l’intero pianeta, con forte rischio di depressione e non soltanto di recessione.

In estrema sintesi, le linee guida che sono emerse dal vertice sono di quattro diversi ordini:

a) si impone la necessità di una cooperazione internazionale e non di interventi singoli e disordinati. In particolare, è di estrema importanza evitare le spinte protezionistiche. A tal proposito è utile chiudere gli annosi negoziati del Doha Round iniziati nel novembre del 2001 e raggiungere un accordo entro un anno;

b) è urgente impegnarsi per una maggiore sorveglianza sui mercati finanziari internazionali, che garantisca una maggiore trasparenza e una migliore regolamentazione; a tal fine occorre rivedere il ruolo del Fondo monetario internazionale e del Financial Stability Forum per riportare la finanza nell’alveo della politica economica di crescita sana, vale a dire imporre, come accadeva una volta, il primato della politica;

c) le strutture stesse nate dagli accordi di Bretton Woods dovranno essere riviste: sia il Fondo monetario internazionale sia la Banca mondiale dovranno avere al loro interno una maggiore rappresentatività dei paesi di nuova industrializzazione;

d) occorre sostenere le famiglie e le imprese con politiche fiscali e con investimenti.

È stato messo in agenda un nuovo incontro, entro il 30 aprile del prossimo anno, al fine di verificare la messa in atto delle iniziative concordate.  A questo secondo vertice, che si svolgerà probabilmente a Londra o a Tokyo, seguirà un terzo che, secondo quanto ha affermato il presidente francese Sarkozy, si svolgerà in Italia.

Il governo italiano ha risposto prontamente alla richiesta del G20 di predisporre piani nazionali di intervento e di sostegno in tutti i venti paesi partecipanti. Ha, infatti, predisposto, secondo quanto dichiarato in sede del vertice stesso dal presidente Berlusconi e dal ministro Tremonti, un piano di sostegno e di investimenti pubblici in tre anni per 80 miliardi di euro, pari a cinque punti percentuali del Pil italiano. Venerdì prossimo si terrà a tal proposito una riunione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) con l’intento di avviare interventi per 16 miliardi di euro in infrastrutture. Di questi, 12miliardi saranno destinati a investimenti pubblici, altri quattro saranno raccolti mediante il concorso dei privati, attraverso il metodo della finanza di progetto (project financing). Il governo punta, inoltre, a un accordo con le società autostradali per modernizzare la rete con interventi per circa 10 miliardi di euro. I finanziamenti per gli investimenti sulla rete stradale saranno reperiti con la rimodulazione delle tariffe autostradali.

Il governo, inoltre, sbloccherà risorse finanziarie di origine europea accantonate per 40 miliardi, che andranno soprattutto alla ricerca, allo sviluppo, agli incentivi per le energie rinnovabili e per la riconversione delle aree ex industrializzate. Dei 14 miliardi che restano dal computo degli 80 miliardi totali, una buona parte saranno accantonati per fare fronte alla probabile stretta nel credito alle imprese da parte delle banche (il c.d. credit crunch). Il governo intende incoraggiare il settore finanziario ad accordare crediti alle imprese con misure sulla falsa riga delle garanzie sulle obbligazioni, previste dai decreti del mese scorso.

A favore dei redditi, infine, non si punta più sullo sgravio fiscale delle tredicesime. L’esecutivo intende puntare tutto sulla proroga ed eventuale estensione della detassazione degli straordinari e dei premi aziendali, che costituisce un modo per sostenere i redditi e la produttività. Gli ammortizzatori sociali giocheranno un ruolo importante, poiché la crisi non potrà non avere effetti sull’occupazione. Il piano prevede, infine, misure destinate ai soggetti economicamente più deboli, tra cui i pensionati a basso reddito. Tra queste misure rientra, ad esempio, la carta di credito sociale. Nei piani del governo c’è poi la possibilità concreta di finanziare il piano casa, facendo intervenire la Cassa depositi e prestiti.

Sicuramente le misure che i governi del gruppo dei venti prenderanno nel concreto andranno incontro a molte critiche, soprattutto per evidenziare l’opportunità di una defiscalizzazione generalizzata, e non mancheranno difficoltà oggettive e politiche nell’attuazione degli interventi singoli. Va però precisato che oggi non serve tanto la meticolosità del farmacista, quanto la politica di intervento in se stessa, che, invece, mancò del tutto durante la lunga e profonda crisi del 1929-1932, prolungando e aggravandone gli effetti. La crisi odierna ha riscoperto per fortuna la necessità in un libero mercato operante nell’alveo della politica economica di regolamento e di intervento.

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