La Casa Bianca interviene a favore di Citigroup

di Emanuela Melchiorre

www.ragionpolitica.it

  

martedì 25 novembre 2008

L’americana Citigroup Inc. è la più grande azienda di servizi finanziari del mondo. Nacque il 7 aprile 1998 dalla fusione tra la Citicorp e la Travelers Group e, come tutte le grandi banche, ha combinato in grande misura i servizi bancari con quelli assicurativi e ha operato con titoli ad alto rischio. I suoi asset sono stimati in 300 miliardi di dollari e ha 200 milioni di clienti in più di 100 paesi.

  

La storia della Citigroup è travagliata, poiché è costellata di diversi scandali finanziari. Il più noto fu quello relativo alla Enron Corp., una delle più grandi multinazionali statunitensi operanti nel campo dell’energia, fallita nel 2002 a causa delle speculazioni fatte durante l’amministrazione Clinton. Altri investimenti finanziari non andati a buon fine hanno caratterizzato l’operato della Citi, sia in Europa sia in Giappone. Si trova oggi estremamente esposta a causa di scelte strategiche sbagliate con l’acquisto di asset «tossici», che hanno comportato perdite per 20 miliardi di dollari in quattro mesi. Nel quarto trimestre 2007 la banca contava 375 mila dipendenti, che poi si sono ridotti a 340 mila. L’amministratore delegato Vikram Pandit ha annunciato il taglio di oltre 50 mila posti di lavoro. I nuovi licenziamenti dovrebbero partire in tempi relativamente stretti e proseguire nei prossimi mesi.

Dopo il salvataggio delle due sorelle F&F e del gigante assicurativo Aig, l’amministrazione Bush percorre ancora una volta la via del sostegno al sistema bancario americano, stanziando ora a favore della Citigroup 300 miliardi di dollari in garanzie e 20 miliardi di dollari come nuovo capitale dell’istituto, senza però che con tale partecipazione pubblica si superi il 7,8% del capitale totale dell’azienda. I nuovi capitali saranno elargiti dal Tesoro, per i primi 5 miliardi, e per i restanti 15 dalla Federal Reserve e dalla Federal Deposit Insurance Corporation, l’agenzia federale americana per l’assicurazione dei depositi. Tali nuovi capitali si sommano ai precedenti 25 miliardi già elargiti dal fondo speciale di 700 miliardi di dollari del piano Paulson. Il governo riceverà in cambio azioni privilegiate per 27 miliardi di dollari, con un rendimento dell’8%, e 2,7 miliardi di warrant, ossia di diritti ad acquisire titoli in futuro. Il piano di salvataggio prevede che su asset tossici per un ammontare di 306 miliardi di dollari, in gran parte collegati ai mutui subprime, la Citigroup debba sostenere i primi 29 miliardi di perdite. Le restanti perdite saranno a carico delle autorità citate per il 90%. La banca dovrà, invece, rispondere per il restante 10% del passivo.

Così come avvenne durante il periodo del New Deal di Roosevel, i provvedimenti posti fin’ora in essere dagli Stati Uniti sono finalizzati al sostegno del sistema bancario per impedire il fallimento delle banche e quindi la mancanza di credito per le imprese e le famiglie. Tra l’altro, le imprese non potrebbero pagare i propri dipendenti. L’intero sistema economico si avviterebbe su se stesso a causa del crollo della domanda, in termini di consumo e in termini di investimenti, coinvolgendo l’offerta di beni e servizi. Con la crisi odierna quanto detto a proposito degli Usa vale per tutti i paesi economicamente avanzati, con la conseguenza del collasso planetario dell’economia.

È pertanto essenziale oggi continuare a sostenere con ogni mezzo il sistema bancario non solo americano. Tutti i paesi, Italia compresa, hanno già preso le prime misure per garantire il credito alle imprese. Occorre però che queste politiche di intervento siano coordinate a livello internazionale e, per quanto più ci riguarda, a livello europeo. È un obbiettivo necessario che purtroppo al momento sembra lungi dall’essere raggiunto, stando almeno alle recenti dichiarazioni del cancelliere tedesco Angela Merkel, che si mostra ancora del tutto contraria alla costituzione di un fondo europeo di garanzia.

Non ci si deve stancare di ripetere che la crisi finanziaria ed economica attuale ha avuto origine durante l’Amministrazione Clinton in cui si diffuse la new economy e con essa l’atteggiamento al facile accesso alla speculazione di borsa considerato una via rapida per arricchirsi senza produrre alcun che. Ci furono persone che investirono in borsa la propria liquidazione di una vita di lavoro e che persero ogni loro risparmio. Anche oggi i risparmi risultano essere molto assottigliati, se non del tutto assenti.

Accanto al sostegno finanziario è opportuno quindi agire sull’economia reale, con interventi mirati a sostenere sia la domanda, sia l’offerta. Il mix di politiche economiche che sono più efficaci nei momenti di crisi è quello assunto dal Keynes, che ha teorizzato le politiche economiche poste in essere dal presidente Roosevelt durante il suo New Deal a far data dal 1933, i cui primi effetti nell’economia si cominciarono a vedere non prima del 1934. Anche nella situazione contingente la politica più opportuna risulta essere, ancora una volta, l’intervento con investimenti pubblici finalizzati ad aumentare il reddito e l’occupazione, passando anche attraverso la riduzione della pressione fiscale, che é nel programma di Barak Obama. Questa riduzione è ancora più necessaria in Europa tutta, dal Nord al Sud, perché è la più alta in assoluto tra i paesi economicamente avanzati.

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One Response to “La Casa Bianca interviene a favore di Citigroup”

  1. Aiutiamo le banche, aiutiamo le imprese….. ma le famiglie chi le aiuta?
    stato impresa, regione impresa, comune impresa, famiglia impresa…….
    ma l’uomo che fine ha fatto?

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