Le difficoltà del mercato dell’auto

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpoliticia.it il 03 dicembre 2008

La crisi finanziaria, che ha prodotto i suoi effetti più devastanti dal mese di settembre e che ha investito tutti i paesi occidentali e, di riflesso, i paesi emergenti, si sta trasformando in una crisi economica che, a detta degli esperti, non avrà paragoni nella storia. Uno dei primi settori economici che mostrano segni di evidente cedimento è quello dell’automobile e del suo indotto.  Tale settore ha subìto, tra l’altro, il duplice effetto della crisi finanziaria: da una parte vi è stata una forte riduzione delle disponibilità finanziarie dei consumatori, che hanno visto assottigliarsi i loro risparmi e hanno subìto ingenti perdite in seguito a investimenti in borsa, e, dall’altra, si è verificato un vertiginoso incremento del prezzo del petrolio, specie nei mesi estivi di quest’anno, per effetto della speculazione finanziaria sui futures, e che ora sembra scendere al di sotto dei 50 dollari al barile.

La crisi di domanda, conseguente alla minore disponibilità finanziaria della popolazione, unitamente all’aumento del prezzo del carburante, hanno fatto sì che i consumatori nel loro complesso convertissero le loro preferenze e si dirigessero verso scelte più oculate e meno consumistiche. In particolare, il consumatore americano, già fortemente indebitato a causa di un modello di consumo volto all’acquisto a rate, si è posto il problema dell’incertezza per l’immediato futuro e della sostenibilità delle proprie scelte di consumo. Se fino a poco fa il consumatore americano era disposto a cambiare la propria auto una volta ogni due anni, in seguito alla crisi attuale l’acquisto di una auto nuova è stata dilazionata nel tempo e in parte si è direzionata verso modelli di minori dimensioni e con minori consumi. In tal modo la domanda è calata bruscamente per alcuni prodotti come suv, pick up e auto di grande cilindrata e, quindi, di ampio consumo di carburante, senza però essere sufficientemente compensata dall’aumento della domanda delle auto a basso consumo o ibride. Gli stessi fenomeni, anche se in misura diversa, si notano in tutti i paesi. In particolare, la media europea non si discosta molto dai dati degli Stati Uniti. In Spagna, ad esempio, ad ottobre il calo delle vendite è stato del 40 per cento circa, a novembre addirittura del 50 per cento circa, come appare dalla tabella.

Anche l’Italia ha visto ridursi del 30% circa le vendite di auto nuove nel mese di novembre, che peggiora di gran lunga la situazione già penalizzata dal vistoso calo del mese di ottobre. Per un’industria basata su pianificazioni a medio-lungo periodo con elevati costi fissi, l’impatto della volatilità dei mercati può essere destabilizzante. Molto probabilmente la crisi del mercato dell’auto sarebbe da collegare, secondo alcuni analisti, almeno in parte alle infelici scelte di marketing dei produttori più importanti, che hanno puntato su modelli automobilistici non più appetibili e si sono ritrovati impreparati rispetto alla congiuntura economica, con un crescendo di invenduto, fino ad arrivare allo scoppio violento della crisi borsistica e, di conseguenza, dei valori patrimoniali delle imprese, delle banche e delle industrie. Ora si cerca di correre ai ripari e in tutti i paesi, oltre al salvataggio delle banche, occorre ricorrere al sostegno delle industrie e, in particolare, di quelle automobilistiche. In Francia il premier francese Nicolas Sarkozy ha già fatto sapere che intende abbassare l’Iva sull’acquisto di nuove vetture e ha intenzione di dare 1.000 euro per ogni macchina rottamata. La Spagna di Zapatero la scorsa settimana ha stanziato 800 milioni di euro di aiuti per l’industria automobilistica.

Washington si è mossa per prima e aveva già approvato, alla fine di settembre, un pacchetto di 25 miliardi di dollari da destinare a crediti agevolati per le tecnologie pulite che sono stati utilizzati per sostenere i giganti dell’auto americani. Oggi le «tre sorelle» (General Motors, Chrysler e Ford) dichiarano di essere in forte crisi di liquidità e chiedono un intervento federale di 34 miliardi di dollari di cui 18 per la sola GM. La GM, in particolare, ha sospeso ogni trattativa riguardo alla programmata fusione con la Chrysler, che avrebbe aggravato la sua situazione di cassa. Si dice che in un prossimo futuro le tre sorelle potrebbero arrivare a una fusione e a un loro ridimensionamento rispetto alla situazione attuale.

Sull’altra sponda del Pacifico, la casa Toyota, il più grande produttore giapponese e ormai mondiale in seguito al declino di Gm, prevede che per quest’anno gli utili potrebbero crollare del 68% e ha deciso di tagliare entro la fine di marzo del 50% (circa 3mila addetti) i dipendenti con contratti a termine. Honda, il secondo costruttore giapponese, ha comunicato dal canto suo che in generale ridurrà la forza lavoro e ha previsto, inoltre, di ridurre la produzione nel Regno Unito. Anche Mazda e Isuzu hanno annunciato tagli degli addetti in Giappone stesso a causa del calo delle vendite.

Intanto, il Piano europeo di 200 miliardi varato la scorsa settimana ha previsto un accantonamento di 4 miliardi di euro a favore dell’auto sotto forma di prestiti garantiti dalla Banca europea per gli investimenti, che serviranno per lo sviluppo di vetture meno inquinanti. Si tratta di una cifra esigua rispetto ai 40 miliardi richiesti dai produttori europei. Martedì scorso l’Ue ha inoltre raggiunto l’accordo sulla riduzione di CO2, secondo il quale i produttori europei dovranno tagliare le emissioni dei nuovi veicoli del 18% entro sei anni. Entro il 2012 inoltre, il 65% della flotta automobilistica europea dovrà adeguarsi agli obiettivi e tale limite salirà all’80% entro il 2014 e al 100% entro il 2015. È presumibile pensare che tale accordo dovrebbe incidere positivamente sulle vendite delle auto elettriche e ibride.

Nel frattempo, il presidente eletto Barack Obama ha annunciato che interverrà in modo adeguato a sostegno dell’industria automobilistica statunitense che, con i suoi poli di Detroit e Chicago, costituisce anche un grosso serbatoio di voti democratici. L’Europa non potrà non seguire l’esempio Usa per evitare discriminazioni a livello di sviluppo tra i paesi. È nel giusto, quindi, l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne quando afferma che «il sostegno finanziario deve essere per tutti o per nessuno». La sua presa di posizione è da mettere in relazione al paventato pericolo che il governo tedesco avrebbe guardato con un certo interesse a misure, prese isolatamente, volte a favorire la propria industria nazionale.

In considerazione della vastità del problema è molto probabile che sul terreno delle soluzioni alla crisi del mercato dell’auto e del suo grande indotto sarà necessario sviluppare un rinnovato dibattito non solo sulle scelte tra intervento pubblico e liberismo, ma anche su quelle tra protezionismo e libero scambio. A prescindere dalle considerazioni di tipo congiunturale, anche per le auto occorre osservare, come per le banche, che la crisi abbia radici più lontane, che sia, in altri termini, da ricollegare anche ad altri fattori di medio periodo, visto il trend discendente delle nuove immatricolazioni che risale almeno al 2005.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: