Sette mesi di governo: un primo bilancio

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 23 dicembre 2008

L’anno appena trascorso è stato tra i più difficili per le economie di tutto il mondo, dei paesi industrializzati e di quelli in via di industrializzazione o emergenti. L’Italia, a differenza di molti altri paesi avanzati, ha dovuto affrontare questa crisi di per sé fra le più pesanti della sua storia, con l’aggravio di una economia in rallentamento da almeno due anni. Vivo è il ricordo di come il sistema economico italiano, che aveva cominciato una timida ripresa nei primi mesi del 2006, grazie alle scelte economiche del precedente governo Berlusconi, abbia subìto una forte battuta d’arresto in seguito alle due rovinose finanziarie elaborate dal ministro Padoa-Schioppa e imposte a colpi di fiducia dal governo Prodi, che hanno portato la pressione fiscale al valore medio del 43% del Pil e tra i più alti in Europa.

A queste scelte di politica economica nazionale errate e intempestive si è affiancata la difficile situazione di un euro forte, imposto da una politica dei tassi di interesse perseguita dalla Banca centrale europea, che ha ostacolato pesantemente le esportazioni dei paesi dell’Ume (Unione monetaria europea) e, quindi, la produzione interna e l’occupazione. Inoltre, la speculazione che ha imperversato nei mercati dei generi alimentari e dei prodotti energetici ha causato un innalzamento dei costi di produzione, una spinta inflazionistica e un impoverimento delle famiglie.

È quindi evidente che la situazione che l’attuale governo ha ereditato e che ha dovuto affrontare in questi primi sette mesi di vita sia stata veramente ardua. Ai problemi di tipo congiunturale si affiancano questioni di tipo strutturale ereditate dal passato. In primo luogo vi è la scelta del referendum del 1987 che, con la rinuncia al nucleare, ha fatto perdere competitività ad un paese come il nostro, già all’avanguardia per conoscenze e per produzione. Le resistenze locali, associazionistiche e ambientali hanno impedito troppo a lungo l’ammodernamento delle infrastrutture pubbliche. Le vie di comunicazione stradali e ferroviarie e gli impianti idroelettrici necessitano di un ampliamento e di un rinnovamento non più rinviabili.

Appena insediato l’attuale governo ha risolto l’annosa questione dei rifiuti che assillava la regione Campania e la città di Napoli da almeno 14 anni, con notevoli ripercussioni negative sull’agricoltura, sull’allevamento e sul turismo della regione e sull’immagine della Nazione intera. Ha salvato la compagnia aerea nazionale, l’Alitalia, senza svenderla al primo offerente e facendo partecipare alle trattative i campioni dell’imprenditoria nazionale e possibili soci stranieri. Ha accelerato l’ammodernamento della rete ferroviaria nazionale, grazie alla nuova tratta dell’Alta Velocità tra Milano e Roma. Ha rilanciato le grandi opere pubbliche, prima fra tutte il Mose di Venezia che dovrebbe risolvere il problema dell’acqua alta nella Laguna. Ha iniziato una riforma nell’ambito della Pubblica amministrazione. Il premier Silvio Berlusconi alla conferenza stampa di fine anno ha sostenuto che «La Pubblica amministrazione costa circa 4.500 euro l’anno, mentre in Germania o in Francia la media é di 3.300 euro. Si tratta di un grande gap da recuperare con una rapida modernizzazione e la sua completa digitalizzazione». L’obiettivo pertanto è quello di rendere la PA più efficiente in termini di minori costi e di minori tempi di attesa. È pronta, inoltre, la riforma della Giustizia che partirà a gennaio: prevedrà la separazione tra le carriere e punterà a ridurre i costi e i tempi dei procedimenti, soprattutto di quelli civili, che per le loro lungaggini costano alla società tempo e risorse ingenti, ma anche perdita di fiducia e di consenso.

Oggi occorre recuperare il troppo tempo perduto. Il nostro paese non può permettersi oltre una vasta dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento dell’energia e deve ricominciare a produrne all’interno dei confini nazionali, a costi competitivi. Tramite il nucleare l’Italia può puntare all’autosufficienza energetica e divenire un esportatore di conoscenze tecniche ad elevato livello qualitativo. Tramite l’implementazione di una rete di rigassificatori, già in parte iniziata con il noto rigassificatore off shore di Rovigo, inaugurato a settembre di quest’anno, inoltre, l’Italia può divenire un hub del gas, ossia un punto di approdo e di smistamento del gas liquido proveniente da fornitori esteri, anche non tradizionali e molto lontani, e per tale via mirare diventare anche un esportatore netto di gas. L’approvvigionamento di gas e di petrolio previsto dal recente Accordo con la Libia, firmato alla fine dell’agosto di quest’anno dopo quarant’anni di trattative, concede all’Italia una maggiore disponibilità di risorse per recuperare il tempo perso.

Molto è stato fatto in appena sette mesi di mandato, ma ancora molto rimane da fare per riportare il paese fuori dalla crisi finanziaria ed economica. Pur mantenendo fermi gli impegni assunti nei confronti dell’Europa, si dovrà ridurre il debito pubblico al di sotto del 100% del Pil; contemporaneamente dovrà essere incentivata l’economia nazionale. Non è una impresa facile. Un’innovazione introdotta dall’attuale governo è stata la scelta di approvare una finanziaria con decreto con valenza triennale, tale che possa essere snella ed evitare quell’«assalto alla diligenza» che ha caratterizzato le finanziarie degli anni passati. Riguardo alla disoccupazione, che si prevede aumenterà nel corso di quest’anno, il governo ha disposto, grazie al ricorso ai fondi comunitari, di ampliare la tipologia dei lavoratori disoccupati che hanno diritto alla cassa integrazione, comprendendo non solo i dipendenti a tempo indeterminato che abbiano perso il lavoro, ma anche quelli con contratti a tempo determinato e quelli a progetto. Tra le proposte in esame sono, invece, quella di ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni, già ventilata dal Angela Merkel per la Germania, e quella di detassare gli investimenti, avanzata dagli industriali italiani.

Da un punto di vista dell’immagine e della reputazione dell’Italia, un ulteriore risultato ottenuto nel corso di quest’anno è stato quello di riacquisire peso politico a livello comunitario. Infatti un primo passo è stato fatto dal ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia. Dopo molti anni in cui i produttori e gli allevatori italiani manifestavano sulle strade contro i limiti europei considerati dannosi per l’industria lattiero casearia italiana, il ministro ha ottenuto l’aumento della quota di produzione italiana di latte di 600 mila tonnellate a partire dal primo aprile 2009, con l’inizio della nuova campagna lattiera. Ma ancora più importate è stato il risultato ottenuto da Berlusconi riguardo al pacchetto clima, grazie alla strategia della minaccia preventiva dell’uso del diritto di veto. Le costose misure europee sono state rimandate, infatti, successivamente al 2013, previa, ad ogni modo, una verifica di queste misure sulla base dei risultati della conferenza di Copenhagen ed una loro valutazione in ordine all’impatto che esse avranno sulla competitività delle imprese.

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One Response to “Sette mesi di governo: un primo bilancio”

  1. ehi Ciaoooooo! Auguri 😉 cmq volevo dirti ke il blog è bellissimo… passa da me se ti va, e leggi il mio ultimo intervento.. ancora complimenti.. bye! 😉

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