LE PROMESSE E LE ASPETTATIVE DELL’AMMINISTRAZIONE OBAMA

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 14 gennaio 2009

Sono quasi 2,6 milioni i posti di lavoro persi nel 2008 negli Stati Uniti in seguito all’attuale crisi economica, la più ampia flessione dell’occupazione dal 1945, ossia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, anno in cui vi fu il rientro dei reduci di guerra e la necessità della riconversione della produzione industriale da economia di guerra a economia di pace. Il tasso di disoccupazione è salito al 7,2%, l’incidenza più elevata dal 1993. Sono questi alcuni dati della recessione dopo quelli relativi all’andamento del prodotto interno lordo Usa, che nel terzo trimestre scorso si è ridotto dello 0,5%.

Il precipitare della situazione occupazionale prosegue nell’anno nuovo tra ondate di licenziamenti.  In particolare, dopo il licenziamento di 4.500 addetti a dicembre del gigante aerospaziale Boeing, nei primi otto giorni del 2009 aziende quali Alcoa (alluminio) e Cigna (assicurazioni) hanno deciso riduzioni del personale rispettivamente del 4 e del 14,5%. In generale, le attese per il 2009 indicano una perdita di posti di lavoro compresa tra i due e i cinque milioni e un tasso di disoccupazione vicino al 10% in tutti i settori dell’economia, dall’industria alle costruzioni, ai servizi. Si tratta ovviamente di stime di larga massima per indicare la forchetta entro la quale la disoccupazione potrà oscillare.

La creazione di posti di lavoro è stata invece limitata al settore pubblico, in particolare la sanità e l’istruzione, che seppur modesta ha creato 52 mila nuovi impieghi. La settimana lavorativa media si sarebbe ridotta ai bassi livelli del 1964. I salari sono aumentati di un modesto 0,3% in dicembre e del 3,7% nel corso del 2008.

La disoccupazione dilagante è una delle difficili sfide che Barack Hussein Obama dovrà affrontare, partendo, in primo luogo, dal ridimensionamento delle promesse fatte in campagna elettorale, quando per catalizzare il voto delle classi meno abbienti, specialmente ispano-americane e afro-americane, il presidente eletto prometteva di tassare i ricchi e soprattutto i loro profitti da capitale per ridistribuire a favore dei più poveri. Il futuro presidente, che alcuni hanno definito novello Robin Hood, dovrà però fare i conti con le regole fondamentali dell’economia.

Infatti, prima di pensare a ridistribuire il reddito nazionale è necessario provvedere alla sua produzione, pena altrimenti l’esaurimento di ogni risorsa. Tale elementare condizione è ancor più cogente in una situazione di crisi economica generalizzata, che non impegna solamente gli Stati Uniti, ma il mondo intero, sia i paesi industrializzati sia e, a maggior ragione, i paesi meno dotati, in cui la produzione ha subito una forte contrazione. Ancor più le promesse di Obama candidato difficilmente saranno applicate per filo e per segno da Obama presidente, poiché urge il sostegno pubblico ai settori economici in crisi, con massicce iniezione di dollari per sostenere il sistema bancario e i settori industriali. Tali programmi di sostegno, che, secondo sempre le parole del presidente eletto ammonteranno a 800 miliardi di dollari in due anni, con l’obiettivo di creare o salvare tre milioni di posti di lavoro, occorre che siano reperiti anche mediante il prelievo fiscale, visto che il debito pubblico americano ha da tempo raggiunto livelli astronomici (grafico) pari a circa il 65% del pil.

Fonte: Ufficio del Debito Pubblico del Dipartimento del Tesoro americano (http://www.treasurydirect.gov/)

Anche i piani per l’occupazione di Obama candidato dovranno essere accuratamente rivisti. Come si ricorderà, Obama aveva previsto la creazione di 4 milioni di posti di lavoro, in gran parte nel settore delle costruzioni. Entro il 2010, secondo i piani in parola, 700 mila posti di lavoro dovrebbero essere recuperati in virtù di nuovi lavori pubblici. Altri 600mila dovrebbero essere creati o recuperati nel settore commerciale e altri 400 mila nell’industria. L’insieme delle misure a sostegno dell’occupazione comporterebbero una sostanziale lievitazione del deficit pubblico che, secondo le stime della Commissione Bilancio del Congresso, salirà a 1.186 miliardi di dollari, per poi scendere a 703 miliardi nel 2010. In concomitanza con tale dichiarazione, la commissione ha anche reso noto le sue stime sull’andamento della crescita economica statunitense pari a una contrazione del 2,2% del pil nel 2009 e a una sua modesta espansione dell’1,5% nel 2010.

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